 La finanziaria può essere un investimento nel futuro. Quest’anno avrebbe potuto esserlo in modo particolare. Infatti, grazie alla sostanziale riduzione del rapporto deficit/PIL – tornato nei parametri europei- alla crescita economica dell’ultimo anno e mezzo e all’aumento consistente delle entrate fiscali, ci sarebbe stato tutto lo spazio per una finanziaria che investisse nel futuro, con un piano di investimenti sociali, ambientali, nella conoscenza e nella ricerca, in un diverso modello di sviluppo.
Così non è stato. Nonostante Tommaso Padoa-Schioppa abbia titolato un suo intervento su Il Sole 24 Ore: “Una finanziaria che guarda al futuro”, noi diamo una opposta interpretazione: per noi è una finanziaria incapace di futuro. Non c’è una direzione di marcia verso gli investimenti pubblici (se non quella del contenimento delle spese) di cui questo paese avrebbe bisogno: solo interventi in ambito sociale ed ambientale, che seppur importanti hanno un limitato impatto redistributivo e, in alcuni casi, solo un effetto una tantum. Prevale l’idea di una politica economica restrittiva che ha principalmente due punti di riferimento: il contenimento della spesa pubblica e l’obiettivo del taglio dell’imposizione fiscale. Ci sono certo alcune importanti novità : aumentano un po’ le spese sociali, c’è qualche azione di redistribuzione e soprattutto non si tagliano le spese a sanità e ad enti locali. Ma si continua, nello stesso tempo, a procedere sulla vecchia strada: si aumentano le spese militari, si tagliano le tasse alle imprese (ma non al lavoro dipendente), si sprecano soldi in inutili grandi opere, non si investe nella scuola, nell’università e nella ricerca. Il Rapporto di Sbilanciamoci! di quest’anno dimostra che sono possibili altre scelte di politica economica, un modo diverso di utilizzare la spesa pubblica. |