Le politiche di genere a 20 giorni dal voto

Gli indicatori e i numeri di Sbilanciamoci!

8 marzo 2010: facciamo il punto - a 20 giorni dal voto per il rinnovo dei consigli regionali - sulle politiche di genere, l'eguaglianza tra i sessi, la condizione delle donne attraverso l'uso di indicatori di benessere che la campagna Sbilanciamoci! ha usato in questi anni per il QUARS (Qualità Regionale dello Sviluppo) e per le altre iniziative sulla qualità ed un nuovo modello di sviluppo. C'è ancora molto da fare - soldi da investire, servizi da creare, politiche da realizzare - per realizzare un'effettiva eguaglianza tra i sessi, portare l'Italia al livello di altri paesi europei, per promuovere una situazione di effettive pari oportunità che permettano lo sviluppo dei diritti di cittadinanza per tutte/i. C'è molto da fare nelle regioni italiane: è questo il messaggio che lanciamo alle coalizioni che si candidano a governare le regioni con le elezioni ddel 28 e 29 marzo prossimo. Il principio di eguaglianza tra sessi, già sancito nel “Codice delle pari opportunità tra uomo e donna”, è diventato legge dello Stato con il D. Lgs n.198/2006. Tuttavia l’emancipazione concreta e non ideologica del genere femminile, e la garanzia di una sua maggiore autonomia, restano nel nostro paese utopie ancora troppo lontane. Se da un lato è vero che più della metà delle donne del mondo vive in paesi che, negli ultimi anni, non hanno fatto registrare alcun progresso verso la parità con l’uomo, il confronto su dati e indicatori la dice lunga sulla situazione dell’Italia, che in alcuni casi appare addirittura imbarazzante. E' un breve viaggio che inizia da alcuni indicatori internazionali relativi alla questione di genere: il Gender Equity Index (GEI), il Gender Development Index (GDI) e il Gender Empowerment Measures (GEM).
Clicca qui per scaricare la prima uscita di note RAPIDE, mensile on-line di approfondimento sulle tematiche della campagna Sbilanciamoci!, con tutti i dati e i numeri dell'eguaglianza tra i sessi, le politiche di genere, la condizione delle donne nelle regioni italiane.

Social Watch: "Nessun progresso sul fronte della povertà"
Lo tsunami della crisi economica si sta abbattendo sui paesi che meno hanno contribuito a scatenarla. A questo ritmo, l'obiettivo di sradicare la fame e la povertà entro il 2015 rischia di rimanere un miraggio per la maggior parte dei paesi nel mondo. Lo denuncia la rete internazionale Social Watch nel rapporto “People First” diffuso in questi giorni. “Studiando l'impatto sociale della crisi a livello internazionale, emerge che a pagarne le conseguenze più dure sono i paesi impoveriti e le persone più vulnerabili, molte delle quali sono nuovi poveri”, afferma Jason Nardi, portavoce del Social Watch Italia. “Fra le prime vittime del crollo dei mercati finanziari vi sono i più poveri che, spendendo dal 50 all’80% del loro reddito in beni alimentari, risentono maggiormente dell'aumento del costo delle derrate agricole. Ma anche le donne, spesso impiegate in lavori precari o a cottimo, con minori salari e più bassi livelli di tutela sociale”. 
Come cambierà la finanziaria in futuro
Il progetto di legge A.C. 2555-A “Legge di contabilità e finanza pubblica”, approvato in seconda lettura dall’Assemblea della Camera dei deputati l’11 novembre 2009 con 467 voti favorevoli e 2 contrari, prevede una articolata riforma in materia di contabilità e finanza pubblica. Il progetto di legge modifica le norme quadro di contabilità - oggi prevalentemente contenute nella legge 468/1978 - intervenendo in materia di armonizzazione dei sistemi contabili delle Pubbliche Amministrazioni, dettando nuove norme in ordine alla procedure di definizione degli obiettivi di finanza pubblica e introducendo delle innovazioni relativamente alla predisposizione e ai contenuti dei documenti di finanza pubblica. Se ne parla pochissimo, eppure si tratta di una riforma di grande rilevanza: nel contesto di una gestione delle risorse pubbliche che lascia molto a desiderare in termini di trasparenza, efficienza ed efficacia.
"Il caro armato. Spese, affari e sprechi delle Forze Armate italiane"
L’Italia, com’è tradizione, gioca in difesa: nel 2010 le spese militari lasceranno sul terreno dei conti pubblici oltre 23.500 milioni di euro. Il nostro Paese, oggi all’8° posto al mondo per spese militari, ha più di 30 missioni internazionali in corso e nei prossimi anni ha in programma di acquistare, per citare solo uno dei progetti sui cosiddetti "sistemi d’arma", 131 caccia per 13 miliardi di euro. Sono alcuni dei dati che sciorina "IL CARO ARMATO. Spese, affari e sprechi delle Forze Armate italiane" (Massimo Paolicelli e Francesco Vignarca, 132 pagine, 13 euro - Altreconomia Edizioni), una puntigliosa ricognizione sulle spese militari del nostro Paese. Somme non sempre facili da tirare perché comprendono il bilancio della Difesa, i fondi per le missioni internazionali e quelli assegnati dal ministero dello Sviluppo economico. l libro affronta alcune delle scelte più controverse in tema di Forze Armate e relativi "costi": le missioni internazionali, la presenza dei militari in città, le servitù militari, il destino degli immobili della Difesa, l’abbandono del servizio civile; per arrivare agli "scandali" veri e propri, tra cui sprechi e inefficienze clamorose, e la triste vicenda dell’uranio impoverito. In appendice il punto sulle spese militari in Europa e nel mondo.
Le armi come impresa
L’industria delle armi è in Italia (e nel mondo) un business che – a differenza di altri settori produttivi – non conosce crisi. Aumentano le spese militari e il commercio delle armi dappertutto e in ogni comparto: dalle armi leggere all’elettronica, dalla cantieristica al settore aereo-spaziale.Le guerre di questi anni hanno alimentato una corsa al riarmo che ha dato impulso alle industrie pubbliche e private del settore. Nel volume Vincenzo Comito analizza le tendenze dell’industria militare italiana e in particolare il caso della Finmeccanica, la principale impresa italiana a partecipazione pubblica che sul business delle armi ha costruito la sua fortuna. Il presente lavoro, pubblicato dalle Edizioni dell'Asino, è stato portato avanti in collaborazione con la campagna Sbilanciamoci!, che da anni partecipa attivamente alle attività di studio, ricerca, intervento, sui temi delle spese militari e di una possibile più generale riconversione dell’economia verso impieghi pacifici ed ecocompatibili.