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	<title>Sbilanciamoci! - La Campagna</title>
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	<description>Per un italia capace di futuro</description>
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		<title>Sbilanciamoci! - La Campagna</title>
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	<itunes:author>Sbilanciamoci! - La Campagna</itunes:author>
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		<title>Smonta il debito</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 15:10:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sbilanciamoci!</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[19 maggio]]></category>
		<category><![CDATA[Genova]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.sbilanciamoci.org/wp-content/uploads/2012/05/debito_4.jpg" rel="lightbox[2684]"></a>Sabato 19 maggio 2012 dalle ore 10 alle ore 17</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>presso il circolo ARCI “Zenzero”</strong></p>
<p style="text-align: center;">a cura del <strong>Coordinamento Ligure della Campagna “Smonta il Debito”</strong></p>
<p style="text-align: center;">con <strong>Antonio Tricarico</strong></p>
<p style="text-align: center;">(Campagna per la Riforma della Banca Mondiale)</p>
<p>&#160;</p>
<p>Crisi del debito: ancora una volta la soluzione ad un problema economico nazionale e internazionale viene individuata nell’attacco]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.sbilanciamoci.org/wp-content/uploads/2012/05/debito_4.jpg" rel="lightbox[2684]"><img class="alignleft size-medium wp-image-2688" title="debito_4" src="http://www.sbilanciamoci.org/wp-content/uploads/2012/05/debito_4-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Sabato 19 maggio 2012 dalle ore 10 alle ore 17</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>presso il circolo ARCI “Zenzero”</strong></p>
<p style="text-align: center;">a cura del <strong>Coordinamento Ligure della Campagna “Smonta il Debito”</strong></p>
<p style="text-align: center;">con <strong>Antonio Tricarico</strong></p>
<p style="text-align: center;">(Campagna per la Riforma della Banca Mondiale)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Crisi del debito: ancora una volta la soluzione ad un problema economico nazionale e internazionale viene individuata nell’attacco alle condizioni sociali ed economiche della maggioranza dei cittadini.</p>
<p>I mercati, con il ricatto del debito, sono riusciti ad imporre le loro leggi e a governare direttamente le nazioni.</p>
<p>In Italia il governo Monti ha fatto accettare un piano, perseguito in modo meno efficace dai precedenti governi, che ha stravolto diritti costituzionali, lavorativi e di vita che erano il fondamento civile della nostra società. Ma le leggi del mercato, che ci hanno portato a questo disastro internazionale, non sono dogmi indiscutibili e non possiamo accettare le soluzioni capestro che ci vengono imposte, senza rispondere ad alcune domande:</p>
<p style="text-align: center;"><strong>1. Cos&#8217;è il debito pubblico?</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>2. Come si è formato il debito pubblico in Italia?</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>3. A quanto ammonta il debito pubblico italiano?</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>4. Chi detiene il debito pubblico italiano?</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>5. Cosa sono i mercati finanziari, chi li gestisce e che ruolo hanno nel debito pubblico?</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>6. Il taglio delle spese sociali è funzionale alla riduzione del debito pubblico?</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>7. Perché tutti invocano la crescita per la soluzione del debito pubblico?</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>8. Quali strategie si possono perseguire per ridurre il debito pubblico senza danno sociale?</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>9. Esistono soluzioni diverse dal pagamento del debito?</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>10. Possono i cittadini pretendere l’audit del debito pubblico?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>la giornata di formazione è aperta ad un massimo di 50 partecipanti. Iscrizioni entro il 17 maggio.</em></p>
<p><em>per info e registrazioni: smontaildebitoge@yahoo.it</em></p>
<p><em>su fb Smonta il debito &#8211; Genova</em></p>
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		<title>Chi nasce qui, è di qui!</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 13:34:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sbilanciamoci!</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[31 maggio]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Un <strong>appello</strong> promosso dal presidente degli europarlamentari Pd, David Sassòli, e dal presidente dell’Anci e sindaco di Reggio Emilia, Graziano Del Rio, a sostenere la richiesta <strong>per la creazione di una direttiva europea che inviti tutti gli Stati membri all’approvazione, all’interno del proprio ordinamento, di una legge nazionale che garantisca ai figli dei cittadini stranieri nati in Europa la cittadinanza]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un <strong>appello</strong> promosso dal presidente degli europarlamentari Pd, David Sassòli, e dal presidente dell’Anci e sindaco di Reggio Emilia, Graziano Del Rio, a sostenere la richiesta <strong>per la creazione di una direttiva europea che inviti tutti gli Stati membri all’approvazione, all’interno del proprio ordinamento, di una legge nazionale che garantisca ai figli dei cittadini stranieri nati in Europa la cittadinanza del Paese in cui nascono (ovvero, il cosiddetto ius soli)</strong>. Nel testo dell’appello – che tra i suoi firmatari vede, fra gli altri, <strong>Rita Levi Montalcini, Romano Prodi, Stefano Rodotà, Andrea Camilleri, Nicola Piovani, Carlo Verdone, Claudio Baglioni, Piero Fassino</strong> – si sottolinea come in Europa milioni di bambini, figli di migranti, nascano e crescano nei paesi membri senza godere del diritto all’uguaglianza e tantomeno dello status di cittadini. I firmatari chiedono dunque di garantire questi diritti e di incoraggiare il coordinamento tra i governi affinché concedano la cittadinanza per ius soli ed evitino discriminazioni nell’accesso ai diritti fondamentali.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Oltre all’appello, per il 31 maggio alle ore 17 è stata organizzata una manifestazione a </strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Roma in piazza San Silvestro con musica e interventi dal palco&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong> “senza bandiere e colori, perché la cittadinanza è un diritto di tutti”</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.migrare.eu/index.php?option=com_petitions&amp;view=petition&amp;id=68&amp;Itemid=166" target="_blank">Per sottoscrivere l’appello online</a></p>
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		<title>Milano: gli enti locali &#8220;tagliano le ali alle armi&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 10:32:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sbilanciamoci!</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[disarmo]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Spese militari]]></category>
		<category><![CDATA[Stop f35]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi, nella Sala Stampa “Franco Brigida”, Palazzo Marino, storica sede del Comune di Milano, sarà teatro dell'annuncio ufficiale del sostegno da parte dell'Amministrazione Comunale meneghina alla campagna "Taglia le ali alle armi" contro il cacciabombardiere F-35. La richiesta chiara e diretta del Comune di Milano e quindi quella di "evitare l'acquisto dei caccia F35" permettendo l'uso delle stesse risorse in altri campi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.sbilanciamoci.org/wp-content/uploads/2012/05/pace-bandierona.jpg" rel="lightbox[2672]"><img class="alignleft size-medium wp-image-2675" title="pace bandierona" src="http://www.sbilanciamoci.org/wp-content/uploads/2012/05/pace-bandierona-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Oggi, 10 maggio 2012, nella Sala Stampa “Franco Brigida”, Palazzo Marino, storica sede del Comune di Milano, sarà teatro dell&#8217;annuncio ufficiale del <strong>sostegno da parte dell&#8217;Amministrazione Comunale meneghina alla campagna &#8220;Taglia le ali alle armi&#8221;</strong> contro il cacciabombardiere F-35.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne parlerà l’assessore alle Politiche sociali <strong>Pierfrancesco Majorino</strong>, che presenterà alla stampa l’adesione del Comune di Milano e i motivi di questa scelta sottolineando che è richiesta precisa dell&#8217;Amministrazione milanese al Governo di destinare i fondi risparmiati a garanzia dei diritti dei più deboli. E&#8217; stato invitato per un intervento anche il sindaco <strong>Giuliano Pisapia</strong> che avrà modo, come gli altri intervenuti alla conferenza stampa (sono stati invitati tutti gli Assessori e Consiglieri Comunali) di prestarsi per una foto di sostegno alla campagna come già fatto da diversi volti noti in questi mesi.</p>
<p style="text-align: justify;">Seguirà poi un intervento di <strong>Francesco Vignarca</strong>, come coordinatore nazionale della Rete Italiana per il Disarmo, e quello di <strong>Paolo Ricotti</strong> della presidenza Acli provinciali Milano. Sarà presente il consigliere comunale <strong>Rosario Pantaleo</strong> (Pd), primo firmatario della mozione approvata in Consiglio comunale il 16 aprile scorso, con la richiesta a Sindaco e Giunta di impegnarsi affinché il Governo non acquisti caccia F-35.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella mozione approvata, il Consiglio Comunale sottolineando la crisi economica in atto, fa esplicito riferimento al fatto che il valore complessivo di acquisto dei caccia potrebbe essere addirittura &#8220;esuberante rispetto al costo dell&#8217;acquisto necessario per le 30 vetture della metropolitana di cui la linea MM1 ha estremo bisogno e che devono essere messe in costruzione quanto prima&#8221; in vista di Expo 2015. <strong>La richiesta chiara e diretta del Comune di Milano e quindi quella di &#8220;evitare l&#8217;acquisto dei caccia F35&#8243; permettendo l&#8217;uso delle stesse risorse in altri campi</strong>.</p>
<p><a href="http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=3439" target="_blank">www.altreconomia.it</a></p>
<h2 style="text-align: center;"><a href="http://www.disarmo.org/nof35/mappa-enti-locali" target="_blank">Visualizza la mappa interattiva degli Enti Locali </a></h2>
<h2 style="text-align: center;"><a href="http://www.disarmo.org/nof35/mappa-enti-locali" target="_blank">a sostegno di della campagna</a></h2>
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		<title>I Cie: uno degli “sprechi da segnalare”</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 13:34:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sbilanciamoci!</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[cie]]></category>
		<category><![CDATA[cittadinanza]]></category>
		<category><![CDATA[integrazione]]></category>
		<category><![CDATA[spending review]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.sbilanciamoci.org/wp-content/uploads/2012/05/cie.png" rel="lightbox[2659]"></a><strong>Il presidente del Consiglio Monti invita i cittadini italiani a segnalare via web gli sprechi che potrebbero essere eliminati</strong>. Insieme al taglio della spesa per gli F35 e alla cancellazione della parata militare del 2 giugno, suggeriamo un altro capitolo di bilancio della spesa pubblica che potrebbe essere utilmente tagliato per finanziare invece le politiche di]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.sbilanciamoci.org/wp-content/uploads/2012/05/cie.png" rel="lightbox[2659]"><img class="alignleft size-medium wp-image-2665" title="cie" src="http://www.sbilanciamoci.org/wp-content/uploads/2012/05/cie-300x234.png" alt="" width="300" height="234" /></a><strong>Il presidente del Consiglio Monti invita i cittadini italiani a segnalare via web gli sprechi che potrebbero essere eliminati</strong>. Insieme al taglio della spesa per gli F35 e alla cancellazione della parata militare del 2 giugno, suggeriamo un altro capitolo di bilancio della spesa pubblica che potrebbe essere utilmente tagliato per finanziare invece le politiche di welfare e di inclusione sociale. Si tratta degli <strong>stanziamenti previsti per i Centri di identificazione ed espulsione (CIE)</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel pieno di una crisi economica che non ha precedenti nel secondo dopoguerra, la legge di bilancio 2012 ha previsto un aumento delle risorse destinate alla attivazione, alla locazione e alla gestione dei centri di identificazione e espulsione per stranieri irregolari.</p>
<p style="text-align: justify;">I 103 milioni di euro stanziati nelle previsioni assestate per il 2011 sono diventati più di 174 nel 2012 (cap.2351) e oltre 216 per il 2013 e per il 2014. Del resto il prolungamento del periodo massimo di trattenimento dei migranti in queste strutture da 6 a 18 (diciotto) mesi introdotto dalla legge 129/2011 ha aumentato ulteriormente i costi medi della detenzione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quello che solo in pochi ricordano è che i Cie (come prima i CPTA) non rispondono assolutamente alla funzione che è stata loro affidata dal legislatore. Meno della metà delle persone in essi trattenute viene effettivamente espulsa. L’inefficienza di queste strutture è dunque una motivazione che va ad aggiungersi a quella (ben più rilevante dal nostro punto di vista) della loro disumanità per sollecitare una loro chiusura.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Segnaliamo dunque al Governo che il sistema dei Cie rappresenta uno “degli sprechi da eliminare al più presto”</strong> e proponiamo di utilizzare le risorse per essi stanziate in modo migliore. Qualche suggerimento? Ecco quelli di Lunaria e della campagna Sbilanciamoci!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chiusura dei CIE</strong>. La chiusura dei Centri di Identificazione e Espulsione; con i 174 milioni previsti nella legge di bilancio per il 2012 per l’attivazione, la locazione e la gestione di nuovi CIE si potrebbe finanziare un programma nazionale di inclusione sociale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Corsi pubblici e gratuiti di insegnamento della lingua italiana.</strong> La conoscenza della lingua facilita sicuramente l’inserimento nella società italiana. L’introduzione del cosiddetto “accordo di integrazione” impone l’apprendimento della lingua italiana ai neo-arrivati entro due anni senza stanziare neppure un euro, scaricandone l’onere sui cittadini stranieri e sulle organizzazioni di volontariato. Sì al finanziamento di corsi di lingua pubblici e gratuiti (30 milioni di euro) per migliorare le opportunità di inserimento sociale e di partecipazione alla vita pubblica. No all’accordo di integrazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Soluzioni abitative dignitose per i rom.</strong> Lo scandalo degli sgomberi forzosi dei campi rom in completa assenza di soluzioni abitative alternative deve essere fermato. 50 milioni di euro potrebbero essere destinati alla predisposizione, anche grazie all’auto-recupero, di abitazioni dignitose che consentano ai rom di abbandonare i campi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un Sistema nazionale di protezione contro il razzismo.</strong> La preoccupante diffusione di atti, comportamenti e violenze razziste nonché di forme di razzismo istituzionale rende urgente l’istituzione di un Osservatorio Nazionale contro il Razzismo indipendente dal Governo. Serve rafforzare le azioni di prevenzione, di denuncia ma anche di tutela delle vittime di razzismo. Si può fare subito destinando alla creazione di una rete di sportelli legali anti-discriminazione diffusi in tutti i Comuni capoluogo, alla tutela legale e alla promozione di campagne di sensibilizzazione contro il razzismo 20 milioni di euro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Soldi per l’inserimento scolastico di bambini e giovani di origine straniera.</strong> Sono già più di 709.000 gli alunni e gli studenti di origine straniera che frequentano le scuole italiane. Il nostro sistema scolastico non è preparato. 54 milioni di euro potrebbero essere utilizzati per promuovere iniziative di formazione per gli insegnanti, riorganizzare l’accoglienza e l’inserimento scolastico dei ragazzi di origine straniera, predisporre strumenti di supporto agli insegnanti</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Borse di studio per giovani di origine straniera.</strong> 10 milioni di euro consentirebbero di offrire borse di studio di 1000 euro a 10000 giovani di origine straniera interessati ad accedere all’università o a frequentare master universitari favorendo un loro inserimento qualificato nel mercato del lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Spazi interculturali e risorse per i giovani “figli dell’immigrazione”.</strong> 10 milioni di euro potrebbero supportare l’auto-organizzazione dei giovani di origine straniera interessati a promuovere iniziative sociali e culturali auto-gestite.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi condivide queste proposte può segnalarle al Governo qui: <a href="http://www.governo.it/scrivia/RedWeb_Form.htm" target="_blank">http://www.governo.it/scrivia/RedWeb_Form.htm</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Spending review? prendi posizione!</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 10:01:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sbilanciamoci!</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://www.sbilanciamoci.org/wp-content/uploads/2012/05/spending-review.jpg" rel="lightbox[2637]"></a>Palazzo Chigi ha dedicato un’apposita sezione del sito alla spending review, inserendo la possibilità di compilare il format <strong>“Esprimi la tua opinione”</strong>, con il quale si possono dare suggerimenti e segnalare gli sprechi della pubblica amministrazione.</p>
<p><strong>Non facciamo cadere nel vuoto questa opportunità</strong>.</p>
<p>Vai sul <a href="http://www.governo.it/scrivia/RedWeb_Form.htm" target="_blank">sito del Governo</a>, compila gli spazi con i tuoi dati e dopo aver]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sbilanciamoci.org/wp-content/uploads/2012/05/spending-review.jpg" rel="lightbox[2637]"><img class="alignleft size-medium wp-image-2640" title="spending-review" src="http://www.sbilanciamoci.org/wp-content/uploads/2012/05/spending-review-300x220.jpg" alt="" width="300" height="220" /></a>Palazzo Chigi ha dedicato un’apposita sezione del sito alla spending review, inserendo la possibilità di compilare il format <strong>“Esprimi la tua opinione”</strong>, con il quale si possono dare suggerimenti e segnalare gli sprechi della pubblica amministrazione.</p>
<p><strong>Non facciamo cadere nel vuoto questa opportunità</strong>.</p>
<p>Vai sul <a href="http://www.governo.it/scrivia/RedWeb_Form.htm" target="_blank">sito del Governo</a>, compila gli spazi con i tuoi dati e dopo aver messo come oggetto <strong>Come usare la spesa pubblica</strong> inserisci nel campo per le indicazioni il seguente testo:</p>
<p><span style="color: #ff0000;">Propongo di applicare le proposte della Campagna Sbilanciamoci! (www.sbilanciamoci.org) per la riduzione della spesa pubblica:</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;">- Riduzione del 20% delle spese per la Difesa</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;">- Cancellazione del programma di acquisizione e costruzione dei cacciabombardieri F35</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;">- Cancellazione dei fondi alle scuole private e del buono scuola</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;">- Cancellazione dei programmi di stanziamento per le grandi opere, in particolare il ponte di Messina</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;">- Cancellazione dei finanziamenti per i Centri di Identificazione e Espulsione – CIE –</span></p>
<p><span style="color: #ff0000;">- Cancellazione del finanziamento all’autotrasporto merci</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Per un’Italia capace di futuro!</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Grazie,</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>la Campagna Sbilanciamoci!</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Io non posso votare</title>
		<link>http://www.sbilanciamoci.org/2012/05/io-non-posso-votare/</link>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 09:59:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sbilanciamoci!</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[campagna L'Italia sono anch'io]]></category>
		<category><![CDATA[cittadinanza]]></category>
		<category><![CDATA[diritto di voto]]></category>

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		<description><![CDATA[In totale, ad oggi, ben il 5,3% della popolazione residente non può votare. Per rendere visibile questa situazione, la Campagna l’Italia sono anch’io distribuirà, nei comuni interessati dalla consultazione, un adesivo con la frase ‘Io non posso votare’.

Per superare questa palese ingiustizia, più di 100mila cittadine e cittadini italiani hanno sottoscritto le proposte di legge di iniziativa popolare presentate dalla Campagna l’Italia sono anch’io, una sulla cittadinanza e l’altra per introdurre il diritto di voto alle consultazioni amministrative senza discriminazioni di cittadinanza e di nazionalità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.sbilanciamoci.org/wp-content/uploads/2012/05/iononpossovotare.jpg" rel="lightbox[2648]"><img class="alignleft size-full wp-image-2652" title="iononpossovotare" src="http://www.sbilanciamoci.org/wp-content/uploads/2012/05/iononpossovotare.jpg" alt="" width="267" height="267" /></a>In Italia il suffragio è davvero universale? No, il 5,3% della popolazione non può votare!</p>
<p style="text-align: justify;">Il prossimo 6 e 7 maggio si voterà in oltre mille comuni italiani. Di questi 28 sono capoluoghi di provincia e 4 anche capoluoghi di Regione. In totale, comprendendo i comuni delle regioni a statuto speciale, saranno chiamati al voto più di 9 milioni di elettori. Considerando solo i comuni maggiori, una percentuale in taluni casi superiore al 10% di potenziali elettori (per esempio a Como, Parma, Verona e Piacenza, dove si arriva addirittura al 14,4%) verrà esclusa dal voto perché non in possesso della cittadinanza italiana. Si tratta di cittadini di origine straniera non comunitari, residenti regolarmente in quei comuni spesso da anni, del tutto integrati nella vita della comunità in cui vivono, studiano e lavorano e che tuttavia si vedono interdetta la possibilità di partecipare alla scelta di chi dovrà amministrarli. Nei comuni capoluoghi che andranno al voto, solo 4024 persone, l’1,5% del totale degli stranieri residenti in quelle città, ha infatti ottenuto la cittadinanza nel 2010 e potrà partecipare alla consultazione. Una percentuale limitatissima, dovuta alle difficoltà di dimostrare il possesso dei requisiti richiesti dalla legislazione attuale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In totale, ad oggi, ben il 5,3% della popolazione residente non può votare</strong>. Per rendere visibile questa situazione, la Campagna l’Italia sono anch’io distribuirà, nei comuni interessati dalla consultazione, un adesivo con la frase <strong>‘Io non posso votare’</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per superare questa palese ingiustizia, <strong>più di 100mila cittadine e cittadini italiani hanno sottoscritto le proposte di legge di iniziativa popolare presentate dalla Campagna l’Italia sono anch’io</strong>, una sulla cittadinanza e l’altra per introdurre il diritto di voto alle consultazioni amministrative senza discriminazioni di cittadinanza e di nazionalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Il testo che la Campagna ha adottato è stato elaborato dall’Anci nel 2005 e mette in atto un principio contenuto nella convenzione di Strasburgo del 1992 sulla partecipazione degli stranieri alla vita pubblica a livello locale. Il nostro Paese non ha mai ratificato la lettera C della Convenzione, che riguarda proprio il diritto di voto. La proposta di legge prevede invece che sia garantito il diritto all’elettorato attivo e passivo alle elezioni comunali, provinciali e regionali anche a chi non sia cittadino italiano dopo cinque anni di regolare soggiorno in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">La Campagna l’Italia sono anch’io, alla vigilia dell’importante consultazione amministrativa, ribadisce la necessità di approvare al più presto una normativa che assicuri questo fondamentale diritto anche a chi oggi ne è escluso. A supporto della proposta, una serie di dati (in allegato) che dimostrano quanto ampia sia la percentuale di esclusi soprattutto in alcune città, tanto da mettere in dubbio l’effettiva attuazione del principio del ‘suffragio universale’ previsto dalla nostra Costituzione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ricordiamo che L’Italia sono anch’io è stata promossa, nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia, da 19 organizzazioni della società civile (Acli, Arci, Asgi, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca, Comitato 1° Marzo, Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani, Emmaus Italia, Fcei, Fondazione Migrantes, Libera, Lunaria, Il Razzismo Brutta Storia, Rete G2, Sei Ugl, Tavola della Pace, Terra del Fuoco) col sostegno dell’editore Carlo Feltrinelli</strong>. Presidente del comitato promotore è il sindaco di Reggio Emilia e presidente dell’Anci Graziano Delrio.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui di seguito vi alleghiamo un <strong>documento con i dati raccolti dal comitato nazionale della Campagna</strong> “L’Italia sono anch’io” che delinea un quadro generale sulla situazione attuale dei cittadini stranieri non comunitari che non hanno ancora acquisito il diritto di voto amministrativo e sui bambini figli dell’immigrazione che avrebbero diritto all’acquisizione della cittadinanza italiana.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.sbilanciamoci.org/wp-content/uploads/2012/05/iononpossovotare.pdf">SCARICA LA SCHEDA DI APPROFONDIMENTO</a></p>
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		<title>Territori Sostenibili</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 15:31:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sbilanciamoci!</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[5 maggio]]></category>
		<category><![CDATA[Veroli]]></category>

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		<description><![CDATA[<h2 style="text-align: center;"><a href="http://www.sbilanciamoci.org/wp-content/uploads/2012/05/kambo.jpg" rel="lightbox[2631]"></a>Scuola di Qualità Sociale: lectio sulla sostenibilità di Giulio Marcon</h2>
<h3 style="text-align: center;">Il portavoce di Sbilanciamoci interverrà a Veroli per il secondo evento pubblico di </h3>
<h3 style="text-align: center;">“Territori Sostenibili”</h3>
<p style="text-align: justify;">Può esserci un nuovo modello di sviluppo alternativo e sostenibile? Come potrebbe affermarsi? E con quali indicatori andrebbe misurato?</p>
<p style="text-align: justify;">A questi interrogativi saranno al centro della]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;"><a href="http://www.sbilanciamoci.org/wp-content/uploads/2012/05/kambo.jpg" rel="lightbox[2631]"><img class="aligncenter size-full wp-image-2634" title="kambo" src="http://www.sbilanciamoci.org/wp-content/uploads/2012/05/kambo.jpg" alt="" width="327" height="128" /></a><span style="color: #800000;">Scuola di Qualità Sociale: lectio sulla sostenibilità di Giulio Marcon</span></h2>
<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #800000;">Il portavoce di Sbilanciamoci interverrà a Veroli per il secondo evento pubblico di </span></h3>
<h3 style="text-align: center;"><span style="color: #800000;">“Territori Sostenibili”</span></h3>
<p style="text-align: justify;">Può esserci un nuovo modello di sviluppo alternativo e sostenibile? Come potrebbe affermarsi? E con quali indicatori andrebbe misurato?</p>
<p style="text-align: justify;">A questi interrogativi saranno al centro della seconda lectio magistralis pubblica<span style="color: #800000;"> “La sostenibilità è un nuovo modello di sviluppo”</span> della Scuola di Qualità Sociale condotta da Giulio Marcom, portavoce della campagna Sbilanciamoci.</p>
<p style="text-align: justify;">La lectio si svolgerà sabato <strong><span style="color: #800000;">5 maggio alle 9:30 presso la galleria Catena di Veroli (FR)</span></strong> ed è parte integrante del percorso “Territori Sostenibili”, un progetto, nato da un’idea della Fondazione Kambo che vuole preparare 45 giovani a tramutare i temi della qualità sociale, culturale e ambientale in idee d’impresa. Alla fine del percorso, infatti, i migliori progetti proposti da ragazzi della SQS verranno finanziati per un importo complessivo di 60.000 provenienti dal Piano Locale Giovani 2007-2009.</p>
<p style="text-align: justify;">Giulio Marcon nella su lectio fotograferà la qualità della vita nel Lazio e nella Provincia di Frosinone attraverso i dati del Quars, un indice ideato da Sbilanciamoci! e che prende in considerazione gli aspetti sociali, ambientali, economici e culturali dello sviluppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Verranno inoltre presentate le proposte contro la crisi della Campagna Sbilanciamoci!, un’iniziativa sostenuta da 51 associazioni che ha come obbiettivo il radicale cambiamento delle politiche pubbliche, in modo da indirizzarle verso diritti delle persone, la solidarietà, la salvaguardia ambientale, anziché le esigenze del mercato economico.</p>
<p style="text-align: justify;">In particolare verrà illustrato come siano possibili maggiori investimenti nella salvaguardia dell’ambiente, nel lavoro e nel welfare a discapito delle spese militari e delle grandi opere.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Gioacchino De Chirico</span> modererà e aprirà la discussione anche agli interventi dei giovani della Scuola di Qualità Sociale e, nello spirito innovativo del progetto, la lectio sarà aperta al tutti i cittadini, rappresentati delle Istituzioni, del terzo settore, della cultura e del mondo imprenditoriale.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarà possibile seguire l’evento anche tramite twitter attraverso la hashtag #sqs con cui interagire e postare commenti visibili a tutti i presenti alla all’evento.</p>
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		<title>Il lavoro in Italia. Dal precariato alla riforma Fornero</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 15:25:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sbilanciamoci!</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Il lavoro in Italia. Dal precariato alla riforma Fornero. Curato da Matteo Lucchese e Guglielmo Ragozzino, raccoglie interventi di economisti e ricercatori per un lavoro più dignitoso, con meno precarietà e più sicurezza. Lo presentiamo pubblicando l’intervista di Loris Campetti al segretario della Fiom, Maurizio Landini.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.sbilanciamoci.org/wp-content/uploads/2012/05/landini.jpg" rel="lightbox[2614]"><img class="alignleft size-full wp-image-2617" title="landini" src="http://www.sbilanciamoci.org/wp-content/uploads/2012/05/landini.jpg" alt="" width="222" height="218" /></a>E’ in uscita il nostro nuovo &#8220;Sbilibro&#8221;, <em><strong>Il lavoro in Italia. Dal precariato alla riforma Fornero</strong></em>. Curato da Matteo Lucchese e Guglielmo Ragozzino, raccoglie interventi di economisti e ricercatori per un lavoro più dignitoso, con meno precarietà e più sicurezza. Lo presentiamo pubblicando l’intervista di Loris Campetti al segretario della Fiom, <strong>Maurizio Landini</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">A chi in Cgil dice che grazie alle battaglie sindacali si è raggiunto un buon compromesso sull&#8217;art. 18 e dunque tutti dovrebbero essere contenti, in molti in Fiom rispondono: <strong>«Gli scioperi li abbiamo fatti noi, ora vorremmo essere liberi di decidere se essere o non essere contenti»</strong>. Il segretario generale dei metalmeccanici Cgil, per esempio, non è contento, anzi è piuttosto incazzato. Il giudizio di Maurizio Landini è molto negativo, sia sull&#8217;art. 18 – «di fatto cancellato» – che sugli ammortizzatori sociali. Per non parlare della precarietà «che con questo disegno di legge rischia addirittura di aggravarsi. Siamo il paese più precario d&#8217;Europa». Insomma, un disastro dentro una crisi globale a cui il liberismo perdente ma imperante sta rispondendo con ricette che invece di guarire l&#8217;ammalato lo ammazzano. Basti pensare che il Fondo monetario internazionale è preoccupato che nel 2050 la vita degli umani possa allungarsi di tre anni, ipotesi valutata «troppo rischiosa».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Landini, quanta quota di pil e quanti punti di spread vale la sterilizzazione dell&#8217;art. 18?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;unica riduzione garantita da questa non-riforma, qualora venisse varata dal Parlamento senza radicali modifiche, sarebbe la riduzione dei diritti e la totale svalorizzazione del lavoro, ridotto a pura merce. Non aumenterà i posti di lavoro ma li diminuirà, non ridurrà la precarietà ma l&#8217;accrescerà e riduce la tutela degli ammortizzatori sociali. Un modo disastroso di rispondere alla crisi, così come disastrosa è stata la riforma delle pensioni. Siamo di fronte a un intervento sul mercato del lavoro in cui i sacrifici di chi lavora vengono presentati come necessari per sostenere i più deboli, i precari. Invece, non una delle 46 forme contrattuali presistenti è stata mandata in soffitta. Aggiungi che i contratti a termine vengono ulteriormente liberalizzati, grazie all&#8217;introduzione da parte del governo Monti del trattamento speciale riservato ai lavoratori «svantaggiati» affittati dalle agenzie interinali alle aziende con uno sconto del 20% sulle tabelle contrattuali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come valuti le modifiche degli ammortizzatori sociali?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Le giudico male, perché ancora una volta è negata la loro estensione universale. A fronte della cancellazione della mobilità si introduce l&#8217;Aspi, un sostegno ridotto nel valore e nella durata da cui sono esclusi i lavoratori intermittenti, tranne chi ha la fortuna di aver lavorato almeno 52 settimane in due anni. E si riduce la tutela oggi garantita dalla cassa integrazione, interamente cancellata nei casi di fallimento e chiusura.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma il problema dei problemi si chiama ancora art. 18.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La modifica che si vorrebbe attuare è grave e, per noi della Fiom, inaccettabile. Lo sbandierato recupero del «reintegro» non è che un miraggio, per noi deve restare un diritto: un licenziamento ingiusto non può essere semplicemente risarcito come avverrebbe nel 99% dei casi se il testo venisse varato così com&#8217;è dal parlamento. Si peggiorerebbe addirittura la condizione di chi lavora in aziende con meno di 15 dipendenti e la dichiarazione delle motivazioni economiche dei licenziamenti collettivi da parte dell&#8217;impresa non sarebbe più obbligatoria. Salterebbe persino l&#8217;indennità. Per tutte queste ragioni i metalmeccanici hanno scioperato e la Fiom è convinta che la lotta debba continuare. Serve un grande impegno per riunificare i soggetti colpiti dalla crisi: lavoratori dipendenti, precari, giovani, pensionati. Va in questa direzione l&#8217;appello che la Fiom ha lanciato ai delegati e alle delegate, ai giovani, ai precari, ai disoccupati e agli inoccupati per l&#8217;assemblea aperta che si è tenuta sabato prossimo a Bologna, a Palazzo Re Enzo in piazza Maggiore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Peccato che la Cgil si muova su un&#8217;altra lunghezza d&#8217;onda.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ne parleremo al direttivo confederale del 19, dove io ripeterò quel che sto dicendo a te. Sul mercato del lavoro e la precarietà i giudizi della Fiom e della Cgil collimano. Diversa è la posizione sull&#8217;art. 18. Ci batteremo per strappare modifiche sostanziali, come chiedono tutti i nostri operai che in questi giorni hanno scioperato e continuano a scioperare in difesa dello Statuto dei lavoratori. Aggiungo che il sindacato deve aprirsi al mondo della precarietà e della disoccupazione e il modo più efficace è la conquista, in discussione anche in Europa, di un reddito di cittadinanza per tutelare chi non lavora o si trova in un limbo occupazionale che potrebbe rapidamente trasformarsi in un inferno. Il senso dell&#8217;assemblea di sabato è la riunificazione dei diritti contro le fasulle divisioni tra presunti garantiti e non garantiti. Bisogna creare investimenti finalizzati a una ripresa dell&#8217;occupazione nella direzione di un diverso modello di sviluppo e di mobilità che siano socialmente ed economicamente compatibili.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In Europa non si discute solo di reddito di cittadinanza ma anche di come imbrigliare il diritto di sciopero. Sulla base della relazione fatta da Monti per Barroso (nota come Monti-2), Strasburgo potrebbe far arretrare di mezzo secolo quel che resta del modello sociale europeo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Servirebbe una risposta sindacale europea all&#8217;altezza dello scontro, che al momento non si vede. Da noi è chiaro a tutti che Monti obbedisce in tutto e per tutto alla lettera della Bce con il taglio alle pensioni, al welfare e ai diritti. Sbaglia chi definisce tecnico questo governo che vuole ridurre il lavoro a merce. Al contrario, si dovrebbero tassare le rendite, introdurre la patrimoniale, investire su uno sviluppo e una mobilità basate sul buon lavoro e il rispetto ambientale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Fiat chiude l&#8217;unica fabbrica italiana di autobus e vola all&#8217;estero. Marchionne investe ovunque, persino in Argentina, tranne che in Italia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La Fiat è in fuga. Importa in Italia dagli Stati uniti un modello di relazioni sindacali e sociali corporativo ed esporta ricerche, investimenti, stabilimenti e lavoro. E il «tecnico» Monti che fa? applaude al diritto delle imprese a fare quel che vogliono e a produrre dove conviene loro di più. Questo processo va avanti in un vuoto di democrazia, con gli operai che non possono più scegliersi i delegati né votare gli accordi e i contratti che riguardano la loro vita e il loro lavoro, mentre Marchionne chiude le porte di Pomigliano a chi ha la tessera Fiom e quelle di Melfi ai tre lavoratori di cui il giudice ha ordinato il reintegro. Per questo la mobilitazione deve continuare. La Cgil ha indetto un pacchetto di ore di sciopero e una mobilitazione a cui la Fiom parteciperà con i suoi contenuti, quei contenuti che sono stati votati all&#8217;unanimità dal Comitato centrale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>All&#8217;assemblea di Bologna hai annunciato nuove iniziative nei territori insieme ai precari, agli studenti, ai movimenti. Come pensate di articolare questo confronto?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La strada imboccata dal cosiddetto governo tecnico non solo non avvia un superamento della precarietà ma la istituzionalizza, a costo di rimettere in discussione leggi in vigore dal 1966 e lo stesso Statuto dei lavoratori. A Bologna abbiamo detto con chiarezza che si devono riunificare gli obiettivi e le battaglie finalizzate a garantire, e se mai dovesse passare questa «riforma» del mercato del lavoro a riconquistare, i diritti e le libertà sindacali e dei singoli. Intendiamo avviare un&#8217;offensiva in difesa della democrazia per restituire ai lavoratori il diritto di votare sugli accordi e sui contratti e di eleggere liberamente i propri rappresentanti. In ogni territorio porteremo avanti il confronto con tutti i soggetti sociali che vi agiscono, e con singole persone, precari o intellettuali che siano che sentono il bisogno di una vera riforma del mercato del lavoro. Poi abbiamo deciso una una giornata nazionale di mobilitazione per il 20 maggio che è l&#8217;anniversario dello Statuto dei lavoratori, nato appunto il 20 maggio del 1970. Sarà una giornata di lotta per i diritti e contro la precarietà.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali caratteristiche dovrebbe avere la riforma che ritenete necessaria?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Al primo posto c&#8217;è l&#8217;estensione dei diritti, delle tutele e degli ammortizzatori sociali a tutti, lavoratori regolari, a prescindere dalla dimensione della loro azienda, e precari. La retribuzione, l&#8217;orario di lavoro, la sicurezza devono essere le stesse per tutti quelli che svolgono la medesima mansione, che siano a tempo determinato, a termine, in affitto e via precarizzando. Il governo Monti non ha fatto una riforma ma soltanto dei tagli. L&#8217;unica cosa che avrebbero dovuto tagliare – le 46 forme contrattuali ereditate dai governi precedenti – è rimasta identica. Addirittura si vogliono facilitare i licenziamenti e consentire ai padroni di cavarsela con un contributo economico. Io continuo a pensare che se un giudice dichiara illegittimo un licenziamento, quella vittima di un&#8217;ingiustizia dev&#8217;essere rimessa al suo posto di lavoro e non risarcita con qualche mensilità. Infine la Fiom ritiene che anche in Italia, come in molti paesi europei, vada introdotto un reddito di cittadinanza. Sono obiettivi, questi, che meritano attenzione e un impegno straordinario da parte della Cgil. Io continuo a pensare che sarebbe giusto utilizzare le ore di mobilitazione annunciate dalla mia confederazione per promuovere uno sciopero generale nazionale. In ogni caso la Fiom non accetterà mai la cosiddetta riforma Monti-Fornero se dovesse passare in parlamento così com&#8217;è stata proposta dal governo. E siccome anche il governo tecnico avrà una sua fine, qualunque governo arriverà dopo Monti dovrà fare i conti con la determinazione della Fiom.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>www.sbilanciamoci.info</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il contro-questionario sul valore legale del titolo di studio</title>
		<link>http://www.sbilanciamoci.org/2012/05/il-contro-questionario-sul-valore-legale/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 15:23:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sbilanciamoci!</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.sbilanciamoci.org/wp-content/uploads/2012/05/controQ.png" rel="lightbox[2622]"></a>La consultazione del ministero è una presa in giro? E allora studenti e ricercatori promuovo un controquestionario, realmente corretto e democratico. L&#8217;iniziativa è stata presentata stamattina con una conferenza stampa al Senato, e riguarda la consultazione sul valore legale del titolo di studio, avviata qualche settimana fa dal ministro dell&#8217;istruzione Francesco Profumo.</p>
<p style="text-align: justify;">La proposta di]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.sbilanciamoci.org/wp-content/uploads/2012/05/controQ.png" rel="lightbox[2622]"><img class="alignleft size-full wp-image-2625" title="controQ" src="http://www.sbilanciamoci.org/wp-content/uploads/2012/05/controQ.png" alt="" width="233" height="216" /></a>La consultazione del ministero è una presa in giro? E allora studenti e ricercatori promuovo un controquestionario, realmente corretto e democratico. L&#8217;iniziativa è stata presentata stamattina con una conferenza stampa al Senato, e riguarda la consultazione sul valore legale del titolo di studio, avviata qualche settimana fa dal ministro dell&#8217;istruzione Francesco Profumo.</p>
<p style="text-align: justify;">La proposta di abolizione avanzata dal governo aveva causato negli scorsi mesi reazioni e proteste, che il governo ha poi tentato di aggirare, cancellando la proposta dal decreto semplificazioni e sottoponendola a una consultazione on line sul sito del ministero.</p>
<p style="text-align: justify;">Peccato, però, che, come spiegano gli studenti, precari e ricercatori riuniti della coalizione Università Bene Comune, &#8220;quella consultazione fosse una “truffa” costruita ai danni dei cittadini. Le domande sono infatti complesse e difficili, mirano a far cadere in contraddizione chi vi risponde e in molti casi indirizzano le risposte verso un’unica direzione che mira ad ottenere per il governo un vasto consenso attorno alla cancellazione del valore legale del titolo di studio. Inoltre per alcune domande risulta impossibile esprimere un parere contrario alla differenziazione del valore dei titoli di studio, in quanto non è prevista dalla domanda stessa una risposta negativa. Più che un sondaggio abbiamo ritenuto si trattasse di un plebiscito in favore della posizione del governo.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è così che, nell&#8217;assemblea nazionale dello scorso 24 marzo a Bologna, studenti e ricercatori hanno deciso di promuovere un controquestionario, accessibile cliccando qui. “Vogliamo sfidare il ministro Profumo sul terreno della democrazia – dichiara Luca Spadon, portavoce nazionale di Link-Coordinamento Universitario &#8211; siamo convinti che sia necessario consultare davvero tutte le componenti della comunità universitaria per riaprire un dibattito serio sulle sorti della conoscenza in Italia, che parta dai temi e dalle questioni di chi vive in prima persona le conseguenze delle riforme e dei tagli degli ultimi anni”</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Abbiamo intenzione di organizzare banchetti e assemblee nelle scuole, nelle università e nelle città per discutere con le persone e per sottoporre loro il nostro questionario che riteniamo più trasparente ed utile di quello del MIUR. &#8211; si legge nel sito di Università Bene Comune &#8211; Raccoglieremo le risposte e il 24 aprile 2012, alla chiusura della consultazione per il questionario “truffa” del ministero porteremo tutti i contro-questionari compilati al MIUR per pretendere che le opinioni che abbiamo raccolto in questo mese siano ascoltate&#8221;.</p>
<p><strong>ilcorsaro.info</strong></p>
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		<title>Nove su dieci</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 15:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sbilanciamoci!</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Un libro per capire perché stiamo (quasi) tutti peggio di 10 anni fa. E come si può cambiare.
Ogni ricco ha il reddito di cento poveri. Non è l’Inghilterra di Dickens, è l’Italia di oggi. Redditi e ricchezza si sono concentrati nelle mani di una persona su dieci. Gli altri nove – quasi tutti noi – stanno peggio di dieci anni fa, divisi in mille modi, tra uomini e donne, tra vecchi e giovani, tra Nord e Sud – ma uniti dal declino italiano. Com’è potuto succedere? Togliere ai poveri per dare ai ricchi, rendere il lavoro più debole e il capitale più forte è da trent’anni l’orizzonte del liberismo. Da lì ha origine la crisi attuale, in Europa e in Italia. Ma un’alternativa c’è: cambiando politiche si può evitare una grande depressione, costruire un benessere sostenibile, avere un’economia più giusta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.sbilanciamoci.org/wp-content/uploads/2012/04/novesudieci.jpg" rel="lightbox[2506]"><img class="alignleft size-medium wp-image-2509" title="novesudieci" src="http://www.sbilanciamoci.org/wp-content/uploads/2012/04/novesudieci-290x300.jpg" alt="" width="290" height="300" /></a>Pubblichiamo l&#8217;introduzione del nuovo libro di <a href="http://works.bepress.com/mario_pianta/" target="_blank">Mario Pianta</a> <a href="http://www.novesudieci.org/" target="_blank">&#8220;Nove su dieci &#8211; Perché stiamo (quasi) tutti peggio di 10 anni fa&#8221; (Laterza, 2012, 175 pagine, 12 euro)</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un libro per capire perché stiamo (quasi) tutti peggio di 10 anni fa. E come si può cambiare.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ogni ricco ha il reddito di cento poveri. Non è l’Inghilterra di Dickens, è l’Italia di oggi. Redditi e ricchezza si sono concentrati nelle mani di una persona su dieci. Gli altri nove – quasi tutti noi – stanno peggio di dieci anni fa, divisi in mille modi, tra uomini e donne, tra vecchi e giovani, tra Nord e Sud – ma uniti dal declino italiano. Com’è potuto succedere? Togliere ai poveri per dare ai ricchi, rendere il lavoro più debole e il capitale più forte è da trent’anni l’orizzonte del liberismo. Da lì ha origine la crisi attuale, in Europa e in Italia. Ma un’alternativa c’è: cambiando politiche si può evitare una grande depressione, costruire un benessere sostenibile, avere un’economia più giusta.</p>
<p><strong>Introduzione</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Quasi tutti gli italiani stanno peggio di dieci anni fa. Questo libro spiega quanti siamo – all’incirca nove su dieci – e perché siamo scivolati in basso in termini di reddito, condizioni di vita, disuguaglianze. Spiega che cosa è successo nell’economia e nella politica, suggerisce una via d’uscita. La scena, nel primo capitolo, è disegnata dalla finanza e dall’Europa. Si ripercorre l’illusoria ascesa della finanza, che ha portato al crollo del 2008 e alla recessione del 2012. E si ripercorre la storia recente dell’integrazione europea, che ha portato al mercato e alla moneta unica. Liberismo e finanza sono stati i pilastri di un progetto europeo che ha dimenticato i problemi della convergenza tra le economie, di come governare i mercati, di come procedere con l’integrazione politica e mettere un po’ di democrazia nella costruzione europea. Il risultato è stata la paralisi dell’Europa di fronte alla crisi del debito pubblico (e privato) apertasi nel 2010 con le difficoltà della Grecia ed estesasi via via a Irlanda, Portogallo, Spagna, Italia e altri paesi. Per l’insistenza della Germania, l’Unione è oggi dominata da politiche di austerità che rischiano di portare l’Europa a una nuova grande depressione.</p>
<p style="text-align: justify;">La traiettoria italiana è al centro del secondo capitolo. Un declino fatto di perdita di capacità produttiva, minore e peggiore occupazione, salari più bassi. Siamo stati protagonisti del “miracolo” di far diminuire per dieci anni la produttività del lavoro: non era mai successo in un paese moderno. Facciamo sparire i capitali dalle imprese, ignoriamo la ricerca e l’innovazione. In mercati più aperti, cerchiamo di essere competitivi con i paesi emergenti abbassando i salari e rendendo precario il lavoro. Vincolati dal cambio dell’euro, importiamo di più ed esportiamo di meno, e finanziamo il deficit corrente con afflussi di capitali che ci rendono ancora più fragili. In questo modo – ed è un altro “miracolo” – la politica e l’economia italiana hanno fatto crescere i profitti e le rendite più che in Europa. Redditi e ricchezza si sono concentrati nelle mani di uno su dieci, come mostra il terzo capitolo. Il reddito di uno dei 38 mila “straricchi” (lo 0,1% più ricco del paese) vale oggi quello di cento poveri che rientrano nel 10% più basso nella distribuzione. E la ricchezza di uno dei dieci più ricchi d’Italia vale quanto quella di trecentomila tra i più poveri. Nove su dieci sono invece i “perdenti”, divisi in mille modi – tra uomini e donne, tra vecchi e giovani, tra italiani e immigrati, tra Nord e Sud – ma uniti dall’impoverimento e dalla caduta delle prospettive. I modi in cui questo è avvenuto sono molti e complessi: passano per i cambiamenti nelle tecnologie e nella globalizzazione, per le “riforme” del mercato del lavoro che hanno portato a salari più bassi e più precarietà, per l’indebolimento dei sindacati e per i tagli nelle politiche di redistribuzione. Come è potuto succedere tutto questo? Togliere ai poveri per dare ai ricchi, rendere il lavoro più debole e il capitale più forte è da trent’anni l’orizzonte del liberismo, e nell’Italia del berlusconismo (ma anche dei governi di centro-sinistra) questi sono stati i risultati.</p>
<p style="text-align: justify;">Per un’economia fragile come la nostra, lasciar fare ai mercati ha voluto dire innescare un circolo vizioso dopo l’altro. Capitali che non investono, settori avanzati che scompaiono insieme ai “buoni” posti di lavoro, produttività che cade quando si diffonde il lavoro precario pagato poco, la crescita che scompare. Sul fronte estero, una competitività in discesa, i conti in rosso e un potere crescente di grandi imprese straniere e finanza globale. Nei conti pubblici, l’ossessione di ridurre le imposte e la tolleranza per un’evasione fiscale record (con un condono dietro l’altro) hanno portato a nuovi deficit e a maggior debito pubblico; con l’emergenza del 2011 si sono imposte politiche di austerità che richiedono nuove strette fiscali e aggravano la recessione. In questo, il governo “tecnico” di Mario Monti non si discosta dalle traiettorie delle politiche economiche passate. In questi anni abbiamo visto – in Italia e in Europa – un ulteriore “miracolo”: una politica che tutela i privilegi di pochi – uno su dieci – ma riesce ad avere abbastanza consenso da vincere le elezioni, anche nel mezzo di crisi e recessione, spostando l’Europa ancora più a destra. E’ il blocco sociale della depressione, che si irrigidisce nel liberismo più ideologico, alimenta nazionalismi e razzismi, minaccia di lacerare l’Europa come negli anni trenta.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci meritiamo un altro futuro: evitare una grande depressione, costruire un benessere sostenibile, avere un’economia più giusta. Il quarto capitolo propone questa via d’uscita, partendo dalle proposte, esperienze e pratiche che si sono moltiplicate in Italia e in Europa. Serve una nuova politica, un blocco sociale che unisca i nove su dieci, un progetto alternativo di egemonia, un programma di politiche che facciano cambiare strada all’economia.</p>
<p style="text-align: justify;">per info novesudieci@gmail.com</p>
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