E’ l’Europa che ce lo chiede…

mantra“L’UE boccia la manovra”. I titoli dei giornali non lasciano spazio a dubbi. La Commissione europea ha segnalato che la nostra Legge di Stabilità, le entrate e le uscite dello Stato per il 2014, rischia di non fare calare abbastanza velocemente il rapporto debito/PIL. Con la firma dell’accordo cosiddetto Two Pack l’Italia ha accettato di sottoporre la manovra finanziaria per il 2014 al giudizio delle autorità europee. Con il Patto di Stabilità e Crescita, poi, ci siamo vincolati a diminuire il rapporto debito/PIL a un ritmo decisamente pesante.

Da qui le proposte di nuove tasse, di tagli alla spesa pubblica e di privatizzazioni per fare cassa. Ora l’UE ci dice che non basta ancora. Servono più rigore e ulteriore austerità. In caso contrario, nei prossimi anni dovremo rispettare da subito l’obiettivo del pareggio di bilancio (deficit/PIL entro lo 0,5%) e non potremo usare una clausola che permetterebbe di realizzare investimenti pubblici, sempre rimanendo entro un deficit massimo del 3%.

La risposta del ministero dell’Economia non si fa attendere, con l’immediata pubblicazione di un comunicato stampa, nel quale si sottolinea che la stima di crescita del PIL della Commissione non coincide con quella del governo, che l’andamento del rapporto debito/PIL è legato a una recessione che si protrae più del previsto, che il governo ha già messo in campo altri provvedimenti da inserire nella Legge di Stabilità. Inspiegabilmente non ci giochiamo l’argomento “maestra, non è colpa mia, è il gatto che mi ha mangiato i compiti”, ma il comunicato si chiude affermando che il governo condivide il giudizio della Commissione e che non ci sarà bisogno di ulteriori interventi.

Riassumendo, con il two pack dobbiamo accettare un giudizio esterno sul rispetto del Patto di Stabilità e Crescita altrimenti dovremo rispettare da subito il pareggio di bilancio e non “unicamente” i parametri di Maastricht. Two pack, Patto di Stabilità e Crescita, pareggio di bilancio, rapporto debito/PIL e deficit/PIL. Non c’è altro nelle nostre politiche economiche e il governo non sembra avere alcun dubbio sulla necessità di rispettare questi vincoli. Eppure dopo due anni di austerità e di applicazione dei diktat della Troika, non solo il Paese è in ginocchio da un punto di vista sociale, ma i conti pubblici continuano a peggiorare. La disoccupazione ha superato il 12%, quella giovanile il 40%, siamo nel nono trimestre consecutivo di recessione, in meno di dieci anni abbiamo perso il 25% di produzione industriale, e nello stesso momento il rapporto debito/PIL è salito fino al 133%. Ma si continuano ad applicare le stesse misure con un’ostinazione che rasenta il fanatismo.

La notizia del giorno non è che i burocrati europei ipotizzano un non rispetto di parametri del tutto arbitrari e sbagliati. La notizia è che il nostro governo scatta sull’attenti per trovare giustificazioni e assicurare che faremo ancora di più nella direzione delle politiche di austerità. Se i vincoli macroeconomici vengono scritti nella pietra, immutabili, le variabili su cui giocare per raggiungerli diventano la spesa sociale, i diritti dei lavoratori, i costi del lavoro. E pazienza se questo significa ampliare ulteriormente le diseguaglianze economiche e sociali.

Dobbiamo cambiare rotta, subito, lungo due direzioni. Da un lato è necessario rimettere in discussione questi vincoli. Dall’altro molto si potrebbe fare anche qui da noi, con scelte di politica economica differenti tanto dal lato delle uscite quanto da quello delle entrate. Per capire come, l’appuntamento è per il prossimo 28 novembre a Roma, alla presentazione del rapporto sulla Legge di Stabilità di Sbilanciamoci!. Per politiche economiche radicalmente differenti, ma ancora prima per riaprire uno spazio di democrazia. Perché il mantra “è l’Europa che ce lo chiede” è un alibi sempre più inaccettabile e che sta spingendo l’Italia in una spirale di austerità e recessione. Ribaltiamo la questione. In democrazia sono i cittadini che “lo chiedono” alle istituzioni. Come primo passo, chiediamo che siano il tasso di disoccupazione e il benessere delle persone al centro delle politiche italiane ed europee, non pareggi di bilancio e two pack nel nome di una presunta “stabilità” e “crescita” che ci stanno portando all’instabilità sociale e alla depressione economica.

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