L’Officina zero dell’Europa

officineUn’Europa a più velocità. O a senso unico per tutti: nel baratro del deserto sociale e ambientale e della disoccupazione. Una risorsa: la consapevolezza ormai consolidata che esistono alternative concrete alla recessione e alle diseguaglianze. Le stanno costruendo proprio le comunità più colpite, e le loro esperienze mostrano all’Europa politica la giusta direzione da prendere. Perché, allora, ci ostiniamo a sbagliare strada, a dissipare risorse e umanità, a scontrarci con una politica sorda, cieca, o ammutolita da interessi di parte che mettono in crisi le garanzie democratiche per tutti? Possiamo, a partire dalle autogestioni, dalle occupazioni, dalla rappropriazione di saperi e produzioni, a spingere la naufragata Italia in acque più sicure, in direzione ostinata e contraria? «Europa diseguale. Le alternative alla recessione e alle diseguaglianze» è il titolo dell’undicesima edizione del Forum di Sbilanciamoci! L’impresa di un’economia diversa che dopo l’appuntamento dello scorso anno a Capodarco di Fermo presso la Comunità di Capodarco, fa tappa a Roma. Da venerdì 6 a domenica 8 settembre, tre giorni di incontri e dibattiti sul tema delle diseguaglianze – e della lotta alle diseguaglianze – in Europa e in Italia. Cinque le sessioni in programma, cui si aggiungono sei seminari autogestiti che si svolgeranno in parallelo nel corso della mattina del sabato.

Parola d’ordine del Forum 2013: rovesciare le politiche di austerità e ridare voce alle ragioni dell’uguaglianza per uscire dalla crisi e rifondare il progetto democratico a livello nazionale e continentale. In questo senso, l’analisi delle cause dell’aumento delle disparità di reddito, ricchezza, accesso a beni e servizi fondamentali, sarà accompagnata dalla elaborazione di proposte politiche alternative per fronteggiare la crisi, rilanciare l’economia, creare nuovo lavoro, dare speranza ai giovani, assicurare diritti e solidarietà sociale.

Il tema delle diseguaglianze verrà così declinato nelle sue molteplici dimensioni e ricadute, con una particolare attenzione alla compenetrazione, nel susseguirsi degli interventi e nella costruzione del discorso, tra il piano europeo e il piano italiano. Nel corso della tre giorni dei lavori si parlerà così di redistribuzione e di finanza, di credito e di spesa pubblica, di altra economia e di cooperazione, di modello di difesa e di riconversione ecologica, di welfare, reddito e conoscenza.

La particolarità di questa edizione è che vede protagonisti alcuni luoghi significativi a Roma per le sperimentazioni gestionali che ospitano, in un ragionamento avanzato su che cosa sia d’interesse e di proprietà pubblica o privata, e come le comunità abbiano il diritto-dovere d’esercitare la prevalenza dell’interesse pubblico a confronto con la disoccupazione e la distruzione sociale ed ecologica cui assistiamo. Venerdì 6 settembre appuntamento alle Officine Zero, in via Umberto Partini (zona Stazione Tiburtina-via di Portonaccio), sabato 7 e domenica e 8 settembre al Teatro Valle Occupato, in via del Teatro Valle 21 (zona Piazza Navona-centro storico).

Sabato, poi, il Laboratorio urbano Reset invita tutti i lettori di Comune-info a partecipare al workshop autogestito «Percorsi di movimento per la transizione e la riconversione verso un’economia ecologica e solidale» messo a disposizione di tutto il Laboratorio urbano Reset dalle associazioni Fairwatch, Reorient che aderiscono a Sbilanciamoci.

E’ ormai difficile negare che gli effetti delle tre crisi sovrapposte (finanziaria, economica ed ambientale), in corso da oltre cinque anni con una intensità che non accenna a diminuire, e le gravi conseguenze sociali delle misure ancora completamente liberiste adottate dai governi di una Europa mai così messa in discussione, stanno impattando pesantemente nei nostri territori, dove assistiamo sempre più allo sgretolamento del tessuto produttivo fondato sull’attuale modello di sviluppo.

Pensiamo che il movimento variegato dell’economia solidale, possa e debba essere un laboratorio permanente di realtà ed esperienze che abbiamo come obbiettivo quello di centrare la loro attività sull’utilità sociale, per la costruzione di una società a tutela dei beni comuni, una società equa, partecipata e sostenibile. Un’economia che crei ricchezza sociale e ben vivere sociale per i territori e per le comunità che li abitano.

Discuteremo in questo workshop come i movimenti di economia solidale possano provare a dare risposte non autoreferenziali alla crisi in atto, avviando proposte di transizione immediate a partire dalle tante esperienze territoriali come il Municipio dei Beni Comuni/Ex colorificio liberato di Pisa, le ex Officine RSI occupate e ScUP a Roma e tutte quelle realtà he stanno indicando come sia necessario recuperare luoghi e spazi mettendo in discussione, laddove necessario, l’imperativo categorico del rispetto della proprietà privata. E’ a partire dalla lotta per il recupero della sua funzione sociale, che passa anche da azioni dirompenti come la liberazione di uno spazio, che passano tutte le esperienze innovative come il co-working, e tutti queli laboratori dove elaborare progetti comuni per creare circuiti economici oltre la crisi. Luoghi dove affrontare la crisi per superarla collettivamente, luoghi liberi dalle logiche di mercato e dalla mercificazione. Spazi di MercatoNonMercato dove si possano pensare e praticare modelli di gratuità, di dono e di economia della decrescita.

Una tappa di avvicinamento a COMMON | PROPERTIES Lavoro Diritti Territori, la Tre giorni organizzata al Municipio dei Beni Comuni di Pisa, dal 20 al 22 settembre 2013, per mettere sul banco degli imputati la proprietà privata e i suoi eccessi, analizzarne la funzione sociale, confrontarla con altri modelli di proprietà, a cominciare da quella collettiva. Perché per dare gambe a una società diversa bisogna mettere in discussione l’esistente e lo scontato. A partire dai nostri territori, a cominciare da noi.

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1 commento per “L’Officina zero dell’Europa”

  1. Giusy Romano scrive:

    Per attuare le riforme che portano all’uguaglianza è necessario cambiare paradigma perché i propositi siano sostenibili attraverso un nuovo modello sociale. Ll’Antropocrazia ha individuato le soluzioni nella fiscalità monetaria come tassa unica, nella moneta elettronica per il prelievo statale percentuale, e il reddito di cittadinanza come diritto all’esistenza. Si tratterebbe di prendere le leve dell’attuale sistema e con preparazione riformare e ammodernare gli enti e le strutture statali al servizio del cittadino. Ovviamente tutto questo implica una trasformazione generale della società che sarà alleviata e riscattata dal lavoro come unica fonte di reddito di esistenza.

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