Sbilanciamoci e Cgil Roma e Lazio: un nuovo dossier

OLYMPUS DIGITAL CAMERAE’ stato presentato, presso la sede della Cgil Roma e Lazio il nuovo dossier che Sbilanciamoci! ha redatto in collaborazione con il sindacato. Nel corso della conferenza stampa sono intervenuti Claudio Di Berardino, segretario generale della Cgil di Roma e del Lazio.

Introduzione

La politica economica dei governi Berlusconi e Monti nel 2011 e nel 2012 si è concentrata, sotto la spinta dei mercati finanziari, nel perseguire il pareggio di bilancio e nel ridurre il rapporto debito/pil.

I governi hanno seguito, nella realizzazione della politica economica, un modello neo liberista seguendo l’ipotesi che, grazie ad una disciplina finanziaria pubblica stringente e grazie a una serie di misure finalizzate a diminuire la spesa pubblica e a aumentare le imposte, l’Italia sarebbe stata in grado di uscire dal tunnel della crisi. Assieme all’austerity, un ampio ventaglio di liberalizzazioni avrebbe accelerato il sentiero di crescita del paese, come anche un recupero di competitività grazie alla compressione dei salari (reali).

Il governo Monti nell’aprile 2012 con il documento di economia e finanza (DEF) ha esplicitato proprio in questa direzione i suoi obiettivi di politica economica sintetizzati nelle parole crescita, rigore ed equità. Ad oggi, eccetto il rigore per gran parte dei cittadini, la crescita non ha risposto all’appello, mentre l’equità, assente da molti anni nelle scelte di politica economica, non ha ancora trovato cittadinanza se non nei proclami elettorali.

In realtà, a settembre del 2012, lo stesso Monti ha dovuto rivedere le previsioni, per causa non dell’avvitamento della produzione dentro un vortice di tasse e diminuzione della domanda interna ma, come citato nella revisione del DEF, ‘per l’acuirsi di tensioni sui mercati del debito sovrano e per effetto dell’incertezza che ha caratterizzato l’area dell’Euro…’.

Le stime macroeconomiche di aprile 2012 sono state riviste al ribasso, sia in termini di (de)crescita sia per il rientro dal debito lasciando come unico obiettivo raggiunto una dinamica salariale inferiore all’inflazione.

Lasciando al margine i mercati finanziari, rileggendo le pagine della politica economica, si nota come le previsioni di entrata siano state troppo generose e alcuni pilastri delle manovre quali l’aumento delle accise su benzina e tabacchi e dell’IVA, hanno in realtà contribuito a deprimere ulteriormente la domanda interna. Le note ai bilanci delle Autostrade, Eni e delle società produttrici di tabacco evidenziano un calo netto dei consumi per effetto di un aumento eccessivo delle imposte indirette (IVA e accise) con un minore introito per l’erario. L’IMU ha contribuito a deprimere il mercato delle costruzioni e ad accrescere la tendenza alla ‘tesaurizzazione’ delle poche risorse disponibili da parte di milioni di famiglie per l’attesa di maggiori imposte nel futuro.

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