Proposte per un’ economia eco-solidale nella Regione Lazio

economia-solidale-1-orizNei giorni in cui incombono le scadenze elettorali, a colpi di slogan e di scena, e tutti corrono a schierarsi e accreditarsi, noi di Comune manteniamo il nostro consueto atteggiamento analitico, ancorandoci, con sobrio pragmatismo, all’etimologia della parola «politica». La sua radice, infatti, ci porta a chiederci come spingere la politica istituita a ripartire dal territorio, a come gestirlo collettivamente e democraticamente, ed è per questo che pensiamo che sia utile pubblicare, per aprire a una discussione più ampia, un documento che un nutrito gruppo di organizzazioni dell’Economia Solidale – che operano da anni nel territorio della Regione Lazio – ha elaborato come punto di riferimento per una nuova politica che voglia abbracciare un vero cambiamento delle logiche economiche e di amministrazione della Regione.

Riteniamo importante, innanzitutto, sottolineare una scelta di stile: non partire da una «lista della spesa» di settore, ma dall’idea che «di fronte alla crisi finanziaria, economica, sociale, ambientale e di democrazia che stiamo vivendo, la green economy non basta, né le sostenibilità economica e ambientale possono rappresentare da sole fattori e veicoli di trasformazione. Debbono, infatti, coniugarsi ad una sostenibilità sociale attenta alla costruzione di una comunità fondata sulla partecipazione e sulla consapevolezza delle persone di poter incidere sulle decisioni ed essere, quindi, esse stesse portatrici e protagoniste di cambiamento». La nuova amministrazione, dunque, per essere credibile ed efficace nella discontinuità, secondo le organizzazioni ecosol, dovrà lavorare lungo tre coordinate metodologiche: impostare linee di azione stabile, superando improvvisazione e clientelismo; rifiutare il green washing e l’equosolidarietà di facciata, spostando verso una piena sostenibilità – democratica, sociale, ecologica ed economica – tutte le spese e i consumi dell’amministrazione, delle sue agenzie e dei servizi che decentra; infine costruire, insieme alla società civile autorganizzata, spazi di deliberazione e partecipazione permanenti.

Se dunque il governo del Lazio che verrà vorrà davvero invertire la rotta rispetto alle gestioni precedenti, dovrà prendere molto sul serio l’idea che l’approccio dell’economia solidale alla cosa pubblica non può essere settoriale, ma deve essere trasversale perché vuole essere, almeno nella sensibilità di chi si è riconosciuto in questo documento, un laboratorio permanente di costruzione di un’altra società: una società equa, partecipata e sostenibile. E che i punti di vista, nella prefigurazione di questo modello “altro” di convivenza sostenibile e produttiva nel territorio laziale, siano davvero plurali e trasversali, lo dimostra la composizione stessa della rete che lo ha proposto: dal Laboratorio Urbano Reset (in cui sono attivi Ass. A Sud, Ass. La Strada, Ass. Nuova Bauhaus, Ass. Reorient, Solidarius Italia, Energetica soc.coop., FairWatch, Occhio del Riciclone, Terre coop., Laboratorio Itinerante della decrescita, Ciclofficina Nomade Gazometro), al coordinamento delle comunità d’accoglienza Cnca Lazio, alla Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Coordinamento Soci Banca Etica Lazio, Sbilanciamoci!, Lunaria, la Coop Agricoltura Capodarco, Equobio, Legambiente Lazio, Cantieri Comuni, Binario Etico, Slogin Soc. Coop, Equorete, Ailicos, Mag Roma, e poi le botteghe del commercio equo e solidale Domus equa, Il Fiore, Capo Horn, Com.e.s, e Equovadis, i Gruppi d’acquisto solidali Gas Laurentina, Gas Testaccio Meticcio , Gas veg(etari)ano LasVeGas, poi le Artigiane Lucha y Siesta, la Rete ONU coordinamento Lazio e molti altri si stanno aggiungendo dopo il suo lancio.

La proposta nel dettaglio
www.comune-info.net


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