Il non voto dei poveri

Metà degli italiani poveri non vota. Secondo l’ultimo sondaggio Swg, l’area del non voto viene data al 30%, ma sale al 45% tra chi ha un reddito basso. E, tra chi vota, la lista di Beppe Grillo ottiene il 18% dei consensi. Altre rilevazioni danno percentuali ancora superiori per non voto e indecisi, che potrebbero ridursi all’avvicinarsi delle urne. Alle scorse elezioni politiche i non votanti sono stati il 20%; se l’affluenza al voto restasse la stessa, ci sono – secondo Roberto D’Alimonte sul Sole 24 Ore – sette milioni di indecisi che decideranno l’esito del voto.

La composizione del non voto è importante; i giovani questa volta sembrano più decisi a votare (soprattutto Bersani e Grillo) che in passato. Tra i più lontani dalla rappresentanza politica sono invece i “perdenti”: gli italiani impoveriti dalla crisi, più vulnerabili, con minor istruzione. Oggi un italiano su sei vorrebbe lavorare ma è senza occupazione, un dipendente su quattro è precario, la produzione industriale è caduta del 25%.

E’ soprattutto a quest’area che si è rivolto domenica scorsa Silvio Berlusconi con la sua proposta di rimborsare l’Imu sulla prima casa: la promessa di una mancia di qualche centinaio di euro per famiglie che non arrivano a fine mese, quando i veri vantaggi andrebbero ai ricchi con le case di valore. Berlusconi ha parlato di 4 miliardi di entrate per l’Imu sulla prima casa (sui 24 miliardi di gettito totale) che potrebbero essere finanziate dai 25-30 miliardi di possibili entrate per l’accordo con la Svizzera per la tassazione dei capitali esportati clandestinamente. Brunetta ha aggiunto che la Cassa depositi e prestiti potrebbe anticipare i soldi del rimborso 2013 (in attesa dell’accordo con Berna) e, per i prossimi anni, ha proposto nuovi giochi d’azzardo e tasse su alcol e sigarette per compensare le minori entrate Imu. Al diffuso bisogno di una redistribuzione di reddito, di una “restituzione” da parte del fisco, la destra offre questa risposta illusoria, e Berlusconi promette un nuovo condono fiscale che, ancora una volta, sarebbe un favore ai più ricchi e agli evasori.

La risposta del centro sinistra dev’essere quella di una redistribuzione effettiva. Un esempio? Con gli stessi 4 miliardi, si potrebbero azzerare le tasse su chi guadagna meno di mille euro lordi al mese per lavoro dipendente. Ci sono 4 milioni e 300 mila contribuenti che nel 2011 (su redditi 2010) hanno pagato imposte dirette sul lavoro dipendente, con redditi lordi che vanno da zero a 15 mila euro, versando al fisco 3,6 miliardi di euro. Sono questi i “working poor” di casa nostra, giovani precari, donne part-time, cassintegrati a rischio disoccupazione. Rappresentano una parte rilevante dei 7 milioni di elettori ancora indecisi. Hanno bisogno di una proposta politica che li riguardi, di una prospettiva di lavoro e di reddito. Un altro esempio? Con i soldi dell’accordo con la Svizzera – come sostiene Sbilanciamoci! – si potrebbe rilanciare l’economia e creare subito 50 mila posti di lavoro in produzioni “verdi”.

da il manifesto del 5 febbraio 2013

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Pin on Pinterest0Share on LinkedIn0Email this to someone

1 commento per “Il non voto dei poveri”

Lascia un commento

Sbilanciamoci.org I contenuti di questo sito sono rilasciati sotto licenza Creative Commons 3.0
Informativa sull'uso dei cookie
// Powered by Botiq.org