F-35, spreco e problemi: è ora di cambiare rotta

La campagna “Taglia le ali alle armi” contro i caccia F-35, attiva dal 2009 e forte del sostegno ricevuto in questi mesi, rinnova l’invito a ripensarne l’acquisto: una scelta costosa e inutile che bloccherà diversi miliardi di euro in più anni mentre ai cittadini si chiedono sacrifici nel campo del welfare, della scuola, della sanità.

Le notizie circolate anche sulla stampa italiana negli ultimi giorni, e relative ad ulteriori e grossi problemi tecnici nello sviluppo dei cacciabombardieri F-35 Joint Strike Fighter, confermano quanto la campagna “Taglia le ali alle armi” promossa da Rete Italiana per il Disarmo, Tavola della Pace e Sbilanciamoci! vanno sostenendo da tempo. Il progetto aeronautico militare più costoso della storia è ormai fuori controllo sia per gli Stati Uniti che per gli altri paesi partner (tra cui l’Italia) dimostrando la fragilità e l’insensatezza di una continuazione nella partecipazione.

“Si tratta di soldi pubblici davvero sprecati – commenta Andrea Baranes portavoce della campagna Sbilanciamoci! – con i quali si potrebbero invece realizzare investimenti molto più utili per tutti i cittadini italiani in altre aree come il welfare, la sanità, l’istruzione, il lavoro. Per conto nostro anche con costi più ridotti e minori problemi tecnici si tratterebbe di una spesa inutile e sbagliata, per strumenti di attacco sovradimensionati alle esigenze del nostro Paese. Ma sottolinearne i fallimenti è comunque utile per dimostrare ancora di più la necessità di un cambio di rotta”, conclude Baranes.

La campagna ha fin dall’inizio lavorato per fornire all’opinione pubblica e alla politica una informazione attenta e documentata, quella che gli apparati militari hanno invece spesso tralasciato di fare. Dalle inesistenti penali in caso di rinuncia ai costi più alti di quanto dichiarato ufficialmente della Difesa, i documenti e gli studi di “Taglia le ali alle armi” hanno permesso di far crescere in tutto il Paese una posizione di contrasto ai caccia F-35. In particolare nell’attuale situazione di crisi economica. “E’ grazie anche al nostro lavoro se un acquisto militare di tale portata, che inizialmente si sarebbe dovuto controfirmare in pochi mesi rendendolo irreversibile, ha invece subito anche in Italia un deciso rallentamento (ricordiamo che la Difesa ha abbassato nel 2012 le sue pretese sul numero di velivoli) e ottenuto attenzione presso politica ed opinione pubblica”, sottolinea Francesco Vignarca coordinatore della Rete Italiana per il Disarmo. “Per questo siamo contenti che diversi esponenti politici, in queste ore ed unendosi alle rare voci già attive in passato, abbiano deciso di sottolineare la problematicità della nostra partecipazione al programma F-35” conclude Vignarca. Sicuramente si tratta di una modifica importante della prospettiva che negli anni scorsi, a partire dalla firma di partecipazione alla fase di Sviluppo apposta nel 2002 dall’attuale Ministro Di Paola, aveva visto invece per molto tempo un sostegno compatto e acritico da parte della grande maggioranza delle forze politiche.

I dati e gli sforzi della campagna “Taglia le ali alle armi” hanno invece modificato la percezione dell’opinione pubblica: “E si può fare ancora di più – riprende Andrea Baranes – perché non è obbligatorio fermarsi ad una riduzione nel numero di velivoli: il nostro obiettivo era e rimane la completa cancellazione del programma per la parte italiana (anche se alcuni primi esemplari sono già stati acquisiti). Nella mobilitazione in corso ormai da oltre tre anni più di 77.000 cittadini, 670 associazioni e soprattutto oltre 80 Enti Locali (tra Regioni, Province e Comuni) hanno deciso di sostenere la nostra richiesta per una cancellazione del programma, in particolare grazie allo sforzo sul territorio degli organismi aderenti alla Tavola della Pace. Senza ricevere mai alcuna risposta dai Governi in carica nel periodo di attività della campagna ed anzi dovendo continuamente produrre dati, studi ed analisi per smentire la posizione ufficiale continuamente ribadita dal nostro Ministero della Difesa sia sui costi sia sullo stato di avanzamento del programma Joint Strike Fighter.

E’ inoltre grave che la maggioranza che ha sostenuto fino a poche settimane fa il Governo Monti, negli ultimi giorni di legislatura, abbia imposto un’inusuale accelerata alla approvazione della legge Delega per la ristrutturazione delle FF.AA. voluta dal Ministro-Ammiraglio Di Paola. Uno schema di riforma che, se poi applicato dal prossimo Governo, prevederà che i fondi risparmiati dal taglio del personale e delle strutture rimangano all’interno della Difesa per esercizio e investimento: “Il risultato vero è che verranno stimolati gli acquisti di nuovi e micidiali sistemi d’arma, tra cui proprio il caccia F-35 – commenta Massimo Paolicelli presidente dell’Associazione Obiettori Nonviolenti – andando a ridisegnare nei fatti il nostro Modello di Difesa in senso sempre più aggressivo e sempre più dipendente dalla NATO”.

A partire da oggi e dall’attenzione che il dibattito pubblico pre-elettorale sta riservando ai caccia F-35 (come massimo esempio dello spreco delle spese militari) la campagna “Taglia le ali alle armi” chiede che il prossimo Governo arrivi a ribaltare questa logica dando una decisa sforbiciata alle spese militari, iniziando come detto dalla cancellazione della partecipazione italiana al programma F-35 Joint Strike Fighter.

“Su questo punto non ci accontentiamo delle dichiarazioni in interviste o sulle agenzie di stampa – conclude Francesco Vignarca – ma chiediamo che tali scelte siano inserite nei programmi elettorali delle coalizioni che si riconoscono in politiche di disarmo. Per conto nostro siamo disponibili ad un confronto, anche tecnico, su tutte queste tematiche”.

 

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6 commenti per “F-35, spreco e problemi: è ora di cambiare rotta”

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