Marina militare a Venezia: niente da festeggiare!

Venezia, 6 giugno 2012

Caro Sindaco,

ringraziamo per l’invito ad intervenire al concerto che la Banda musicale della Marina Militare terrà alla Fenice domani sera, il 7 giugno, alla presenza del Presidente della Repubblica in occasione della Festa della Marina Militare Italiana, ospitata dalla nostra Città.

Cortesemente ma fermamente, decliniamo però l’invito. Riteniamo infatti quanto meno inopportuno che in questo momento, con il contemporaneo incalzare della crisi economica, che mette a rischio reddito e condizioni di vita della gran parte dei nostri concittadini, e migliaia di sfollati senza tetto, che dormono nelle tendopoli in conseguenza dei terremoti che hanno colpito le vicine province emiliane e il Polesine, si festeggi in questo modo.

Tra concerti, cene, parate in Piazza e navi in Bacino, la Marina Militare spenderà per autocelebrarsi centinaia di migliaia di euro (non conosciamo la cifra esatta, perché quando si parla di forze armate i bilanci sono davvero poco trasparenti) di soldi pubblici, cioè di tutti i cittadini, mentre il nostro Comune è – più ancora di altri Enti Locali – strangolato dalle scelte finanziarie dello Stato centrale: Imu, Patto di stabilità, tagli ai trasferimenti, impegni non rispettati per la Legge Speciale, con le note ricadute per l’offerta di servizi ai cittadini.

Intanto ci sono a bilancio dello Stato trenta miliardi complessivi di spesa (autorevole fonte Sipri) nel 2012, oltre 10 miliardi nei prossimi anni per 90 cacciabombardieri F35 e ben 1,4 miliardi di euro per le missioni militari all’estero. Tutto questo, quando si tagliano le risorse per il welfare, la scuola, la sanità e gli Enti locali, come ben sappiamo. Il rigore viene applicato ai cittadini, ma non alla “casta” (sì, c’è anche quella!) dei militari.

Un vasto arco di associazioni e organizzazioni non governative, la rete “Sbilanciamoci”, ha proposto un articolato piano di riduzione e riconversione delle spese militari: taglio di 10 miliardi in tre anni delle spese belliche, riduzione da 190mila a 120mila degli organici delle Forze Armate, cancellazione del programma di costruzione ed acquisizione dei cacciabombardieri F35. I soldi risparmiati potrebbero essere destinati ad un piano straordinario di ammortizzatori sociali e di sostegno al reddito per trecentomila lavoratori precari, alla messa in sicurezza di tremila scuole (intervento che sarebbe per la nostra Città estremamente necessario) e per consentire a settantamila giovani di poter svolgere il servizio civile.

Forse, con il Presidente della Repubblica, che è anche il Capo supremo delle Forze Armate, sarebbe stato più utile affrontare questi temi. Per queste ragioni, noi non ci stiamo, non possiamo starci e non ci saremo. La Marina Militare, le sue feste e le sue parate dovranno fare a meno di noi. E, se vogliamo davvero provare ad uscire da questa crisi, crediamo che questi argomenti debbano smettere di essere considerati tabù.

Grazie per l’attenzione, con i nostri più cordiali saluti,

Giuseppe Caccia

Camilla Seibezzi

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