Da dove viene la crisi?

L’ideologia neoliberista dalle origini a oggi in un libro di Éric Toussaint edito da le Edizioni dell’Asino.

Da dove viene la crisi che stiamo vivendo? Éric Toussaint risponde a questa domanda con un’agile guida sulle origini della crisi e sulle responsabilità del capitalismo finanziario. Ripercorrendo le tappe che hanno segnato l’affermazione dell’ideologia neoliberista che da trent’anni governa l’economia del pianeta, Toussaint mette in guardia dal rischio di continuare a percorrere la strada del culto feticista del mercato, la stessa strada che ha generato la crisi economica attuale e che non è in grado di indicare soluzioni per uscirne.

PREFAZIONE

In apertura di questo piccolo ma denso e prezioso libro l’autore,

Éric Toussaint, scrive:

Dagli anni settanta fino alla crisi mondiale aperta nel 2008-2009, l’ideologia neoliberista ha conquistato uno spazio crescente al punto che ha dominato largamente il pensiero economico e politico degli ultimi tre decenni. Benché attualmente malmessa, essa è ancora profondamente radicata nella testa degli opinionisti e della schiacciante maggioranza dei decisori politici. Certamente per loro è divenuto ormai difficile affermare che occorre avere piena fiducia nella capacità di autoregolazione dei proprietari delle grandi imprese private e dei mercati finanziari, ma malgrado ciò i loro ragionamenti non sono fondamentalmente cambiati.

Nonostante l’evidenza che – da quando il libro è stato pubblicato agli inizi del 2010 a oggi – l’ideologia neoliberista, già malmessa, abbia ricevuto ulteriori duri colpi, essa continua a essere lo strumento con cui i governi, e chi li “ispira”, credono di dover continuare a ricorrere per assicurare la (propria) prosperità.

Albert Einstein ha espresso anni fa una verità banale tanto è chiara al buon senso, ma evidentemente poco attuata: coloro che creano i problemi non sono le persone giuste per risolverli.

Perché questo perdurante consenso intorno a una “cassetta di attrezzi” intellettuali sempre più evidentemente inadeguata alle urgenti necessità di questo mondo rimbalzato da una crisi all’altra in maniera drammatica?

Questo consenso, che nel nostro paese ha largamente contaminato anche chi avrebbe dovuto essere storicamente vaccinato, cioè una porzione consistente della autodenominata “sinistra”, è il risultato di un processo di martellamento psicologico condotto con dovizia di mezzi e determinazione. Questo libro sottolinea bene come si sia proceduto negli anni ad attivare un processo di progressiva assimilazione dei rapporti sociali a fenomeni naturali, quindi regolati da presunte “leggi economiche” inviolabili, dove l’economia gioca il ruolo chiave che oscura tutto il complesso delle acquisizioni delle scienze sociali.

Scrive Toussaint:

L’ideologia neoliberista […] altro non è se non la visione capitalista del mondo modellata sul gusto dell’ultimo quarto del XX secolo e della prima decade del XXI, [che] è ancora largamente in auge nelle università, nelle principali riviste economiche e nei grandi mezzi di comunicazione.

Ma avverte accortamente di una nuova veste che si sta tentando di confezionare per rendere all’ideologia la credibilità perduta:

Ma attenzione, dal lato dei fabbricanti di ideologie e di quelli che redigono i discorsi dei capi di stato dei paesi più industrializzati, si assiste a un cambio di ragionamento. La crisi che è scoppiata nel cuore del sistema ha provocato, in certi servitori zelanti del sistema, una specie di crisalide. La larva neoliberista vuole mutarsi in libellula capitalista. Essa vuole sbarazzarsi del proprio abito grigio ridotto a brandelli dalla crisi scoppiata nel 2007 per rivestire l’apparenza multicolore di una rifondazione capitalista basata su un dosaggio sottile fra la libertà di agire per i capitalisti da un lato, e il senso delle responsabilità e dell’interesse generale garantito da una saggia regolazione a carico dello stato dall’altro. Poiché la crisi è multidimensionale e con una forte componente ecologica, e non solo economica e finanziaria, da Barack Obama a Nicolas Sarkozy passando per Gordon Brown, si parla anche di “capitalismo verde”.

Un libro che, oltre a farci ripercorrere con chiarezza ed essenzialità l’itinerario del pensiero che ha portato, attraverso contraddizioni e deformazioni dei riferimenti intellettuali utilizzati, allo sbocco neoliberista del capitalismo, ci allerta su nuovi possibili idoli, quello del “capitalismo verde” cui acriticamente anche in certi ambienti “progressisti” si sta aderendo.

Aldo Zanchetta

 

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