Carneade, chi era costui?

Il dodicesimo presidente della Banca mondiale sarà ancora una volta un americano, come sempre accaduto dalla creazione dell’istituzione nel 1944. Jim Yong Kim non è certo un tipico nome a stelle e strisce; tuttavia il nuovo presidente, sebbene nato in Corea del Sud, vive negli Usa da quando aveva cinque anni ed è cittadino statunitense. Senza dubbio un nome sconosciuto ai più, nonostante un prestigioso curriculum scientifico da uomo di medicina. D’altronde anche molti dei precedenti presidenti della Banca non erano politici di rilievo, e talvolta neanche banchieri di spicco.

Ma dopo che per una volta c’era stato un barlume di competizione più democratica per il posto di guida al 1818 di H Street a Washington, la scelta da parte del consiglio direttivo dei 24 rappresentanti dei governi che contano appare una decisione in stile Don Abbondio. Ovvero il personaggio manzoniano che si interpellava su uno sconosciuto (a lui) Carneade pur di evitare delle scelte coraggiose che potessero inimicarsi l’Innominato. Anche questa volta il fronte emergente dei Paesi Brics non è stato compatto nella scelta di forzare i giochi, nonostante ci fosse un candidato valido – il colombiano Antonio Ocampo. Altre dinamiche hanno prevalso, come successo lo scorso anno per la nomina dell’europea Christine Lagarde alla guida del Fondo monetario internazionale.

Il Presidente americano Obama è stato astuto nel portare avanti il “carneade” Kim, che scompaginava le carte. Altra storia sarebbe stata se fosse stato candidato un politico o un banchiere di peso. A quel punto la battaglia contro di lui sarebbe stata un must per i Brics e avrebbe comportato un grosso rischio per lo stesso Obama. Ma a giochi fatti è indubbio che la linea della Casa Bianca l’ha spuntata ancora una volta, premiata addirittura “democraticamente” nel merito del candidato “tecnico” proposto. Per pace dell’Innominato e dei Don Abbondio che nelle capitali europee e del Sud hanno tirato i remi in barca.

Da domani però i problemi nella gestione della più grande istituzione di sviluppo rimangono tutti, con tanta pace per il povero Kim, forse ancora estraneo a giochi politici di alto livello. Un board dell’istituzione impantanato nello scontro Brics-Stati Uniti (e con gli europei evanescenti ed in ordine sparso); un mandato della Banca disperso e poco focalizzato; un settore privato che la fa sempre più da padrone nel gestire gli aiuti che dovrebbero arrivare ai poveri, e chi più ne ha più ne metta. Di temi caldi ce ne sono a bizzeffe. Anche Don Abbondio lo sapeva, per questo non riusciva a dormire la notte e si interrogava su chi fosse il Kim di turno.

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