Svuotare gli arsenali e riempire i granai

Via 30 mila militari, 41 cacciabombardieri F-35 in meno e tagli qua e là. Il titolo dato dal ministro Giampaolo Di Paola a questo film è accattivante: “meno generali ed ammiragli, più operatività e tecnologia”. Peccato che sia un film già visto e che il finale non ci piaccia per niente.

La regia è stata magistrale facendo cominciare il tutto alcuni mesi fa, quando nel Paese è cresciuta la consapevolezza dell’assurdità – in piena crisi economica – di spendere 15 miliardi di euro per 131 cacciabombardieri. Nelle televisioni e sui giornali, il ministro-ammiraglio Di Paola, che appariva sempre rigorosamente da solo, diceva che sarebbe stato rivisto tutto il “sistema difesa” e che l’F-35 non era un totem. Poi l’8 febbraio, un passaggio al Consiglio supremo di Difesa, al Quirinale, presente il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, quindi un San Valentino alquanto speciale, giocato a palazzo Chigi, al Consiglio dei ministri, con l’ok del presidente Monti, che non ha risparmiato elogi per il ministro-ammiraglio Di Paola ed infine il Parlamento, il 15 febbraio, davanti alle Commissioni Difesa della Camera e del Senato riunite in seduta congiunta. Lì finalmente sono state fornite le cifre precise dell’”epocale” riforma.

Partiamo dalla questione cruciale in questa fase di crisi, cioè dell’aspetto economico. Il Presidente Monti ha detto che: «il nostro Governo, così impegnato nelle riforme strutturali, considera quella del modello di difesa proposta dal Ministro Di Paola un’importantissima riforma strutturale dal punto di vista economico». Peccato però che questa riforma, non porterà un solo euro nelle casse dello Stato, ma ridistribuirà al suo interno le risorse che oggi la Difesa gestisce in proprio. Dopo la manovra “salva Italia”, in cui si sono chiesti pesanti sacrifici a tutti gli italiani, ci saremmo aspettati un contributo anche dalla Difesa, ma non è così. Però, il ministro-ammiraglio di Paola ha presentato il suo bilancio come la Cenerentola dell’Europa, dove la media delle spese militari è dell’1,6%, mentre il nostro Paese si ferma allo 0,9%. Peccato che la Nato attribuisca all’Italia l’1,4% di spesa rispetto al Prodotto interno lordo, il Pil appunto, ma Giampaolo Di Paola si limita a contare solo i fondi della funzione Difesa, lasciando fuori quelli delle missioni e quelli dei sistemi d’arma finanziati con fondi del ministero dello Sviluppo Economico.

Che si spenda tanto e male, noi lo denunciamo da tempo, ma proprio per questo avevamo chiesto un ampio dibattito sul nostro Modello di Difesa per decidere poi dopo quanti uomini, donne e mezzi servono per rispondere a queste esigenze. La storia è vecchia, sentiamo parlare di “nuovo Modello di Difesa” da dopo la prima guerra del Golfo, e cioè dal lontano 1991, ma non troviamo traccia di un’apporofondita discussione da nessuna parte: troviamo semplicemente i provvedimenti presi di volta in volta o troviamo modifiche al bilancio della Difesa che di fatto cambiano la fisionomia del nostro strumento militare.

Stessa cosa avviene oggi. Si replica. Ed è proprio questo aspetto che ci piace di meno del finale già scritto di questo film. Si taglia il personale, per spostare le risorse per acquistare nuovi sistemi d’arma come l’F-35. Infatti il Modello che ha in testa il nostro ministro-ammiraglio è uno strumento agile con una forte componente aeronavale in grado di girare il mondo in difesa dei nostri interessi e, se necessario, anche di bombardare. Per questo serve la portaerei Cavour con imbarcati i cacciabombardieri F-35, cosa che sposta completamente l’asse delle nostre operazioni militari all’estero, caratterizzate principalmente da operazioni di peacekeeping. Ci sembra però che la strada indicata dalla nostra Costituzione all’articolo 11 vada in una direzione diversa.

Una cura dimagrante per i lavoratori con le stellette era d’obbligo, visto che allo stato attuale abbiamo più comandanti che comandati, ma anche qui negli ultimi anni di tentativi ne sono stati fatti diversi, ma tutti hanno portato zero risultati. Cosa fare? Spostare personale in altre amministrazioni, sì, ma con quali incentivi? E perché questo si fa per la Difesa e non per altri settori? Se gli oneri sono a carico dell’amministrazione che riceve, per lo Stato si crea un ulteriore aggravio di spesa. Noi non vogliamo lasciare a casa nessun padre di famiglia, però i 30.000 militari si devono spostare portandosi dietro il corrispettivo del costo dei loro stipendi. A queste condizioni per la loro ricollocazione c’è solo l’imbarazzo della scelta, dal controllo dell’ordine pubblico alla protezione civile, passando per la lotta all’evasione fiscale.

Veniamo al nodo cruciale degli F-35, con una tempistica incredibile mentre il ministro-ammiraglio annunciava il taglio di 41 esemplari degli F-35 da acquistare, il responsabile delle forniture del Pentagono e la stessa Lockheed Martin, azienda produttrice del JSF hanno detto che con i tagli dell’Italia e l’allungamento dei tempi di consegna dei prossimi 179 F-35 nel corso dei prossimi 5 anni da parte degli USA, il prezzo di ogni singolo caccia-bombardiere è destinato a salire ulteriormente. Quindi alla fine i risparmi potrebbero essere ben poca cosa ed inoltre rischiamo di acquistare aerei ancora non pronti a causa delle miriadi di problematiche tecniche riscontrate nello sviluppo.

E siccome siamo solo all’inizio della partita F-35 il rischio grosso è che la riforma che doveva razionalizzare le spese militari, alla fine potrebbe portare addirittura ad un loro aumento. Per questo la campagna “Taglia le ali alle armi” prosegue ed intensifica la sua azione per chiedere di non acquistare il cacciabombardiere F-35. Il 25 febbraio prossimo c’è una giornata di mobilitazione su tutto il territorio nazionale, invitiamo tutti a scaricare il modulo per la raccolta delle firme anche dal sito www.disarmo.org/nof35, e chiedere a parenti, amici e colleghi di firmare.

E’ venuta l’ora che il nostro Paese svuoti gli arsenali e riempia i granai.

Scarica l’appello e il modulo per la raccolta firme

da Famiglia Cristiana del 17.02.2012

 

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1 commento per “Svuotare gli arsenali e riempire i granai”

  1. […] Stato, ma ridistribuirà al suo interno le risorse che oggi la Difesa gestisce in proprio. Trovate tutto qui. Share Nessun post […]

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