Tassare la finanza come primo passo per invertire la rotta

Il dibattito europeo intorno alla tassa sulle transazioni finanziarie (TTF) è emblematico degli attuali rapporti di forza tra la sfera finanziaria e quella politica. Da una parte innumerevoli studi e ricerche che ne chiariscono la fattibilità anche nella sola Unione Europea o nella zona euro, appelli di centinaia di economisti, posizione favorevole della maggioranza dei cittadini, e, a parole, delle istituzioni. Dall’altra la potentissima lobby finanziaria che si oppone a ogni nuova normativa.

Il risultato è un balletto di notizie altalenanti sulla sua possibile adozione. Molti Paesi europei, Germania e Francia in testa, si sono detti favorevoli. Il Parlamento europeo ha votato a larga maggioranza per una sua introduzione in tempi brevi. La Commissione ha pubblicato una prima bozza di direttiva. Dall’altro lato troviamo in primo luogo la Gran Bretagna della City di Londra, vero e proprio cuore pulsante della finanza globale, capace di diluire o bloccare qualsiasi proposta di regolamentazione.

La TTF è un’imposta molto ridotta, tipicamente dello 0,05% su ogni compravendita di strumenti finanziari. Il tasso minimo non scoraggerebbe gli investimenti sui mercati, mentre chi specula comprando e vendendo titoli nell’arco di pochi secondi o addirittura di millesimi di secondo dovrebbe pagare la tassa per ogni transazione. La TTF rappresenta quindi uno strumento di straordinaria efficacia per frenare la speculazione senza impattare l’economia reale. La dimensione della finanza è tale per cui anche un’imposta dello 0,05% permetterebbe di generare un gettito di 200 miliardi di euro nella sola Europa e di 650 miliardi di dollari su scala internazionale.

Le ricadute positive non si fermano al contrasto alla speculazione e al gettito. La TTF è uno strumento di redistribuzione delle ricchezze e obbliga la finanza a pagare almeno una parte del costo della crisi. Viene diminuito il volume complessivo delle attività finanziarie, liberando risorse che si possono investire nell’economia reale. La TTF rappresenta inoltre uno dei sistemi più efficaci per implementare dei controlli sui flussi di capitale in entrata e in uscita dai Paesi, un’altra misura fondamentale per riscrivere le regole che sovrintendono la finanza globale.

Gli effetti sarebbero estremamente positivi in particolare in Italia. Chi esporta vedrebbe ridotto il rischio di speculazioni sulle valute; la quotazione del petrolio e delle materie prime sarebbe più stabile e prevedibile; diminuirebbero le possibilità di attacchi sui titoli di Stato. Secondo la Commissione europea, la tassa permetterebbe di generare in Italia oltre 5 miliardi di euro l’anno.

La TTF non è sicuramente la panacea dei mali della finanza, ma permetterebbe di contribuire a una “definanziarizzazione” dell’economia, anche nella misura in cui sposterebbe il peso del fisco dal lavoro alla finanza. Non è unicamente una questione di redistribuzione del reddito o di giustizia sociale. Le tasse possono incentivare o disincentivare alcuni consumi, come avviene tassando il tabacco e le sigarette. Un sistema fiscale come quello attuale, che tassa il lavoro ma lascia liberi i capitali finanziari, è di fatto un incentivo alla speculazione.

Al di là di questi vantaggi, la TTF rappresenterebbe un segnale della volontà di restituire alla sfera politica degli strumenti di controllo su quella finanziaria. Il primo passo di un percorso che deve prevedere la separazione di banche commerciali da quelle di investimento, la chiusura del sistema bancario ombra, la regolamentazione dei derivati, la fine dei paradisi fiscali, la diminuzione della leva finanziaria e via discorrendo.

Dopo i disastri combinati negli ultimi anni la finanza-casinò rialza la testa. Oggi prova a bloccare anche una proposta in sé limitata e di buon senso come la TTF o in alternativa a farne approvare una versione talmente diluita da essere inefficace. Una situazione inaccettabile per le reti e organizzazioni che da anni si battono per una sua introduzione su tutti gli strumenti finanziari, derivati in testa, con lo scopo principale di frenare la speculazione.

Per questo è oggi necessario un potere di “contro-lobby” da parte dei cittadini. Fare sentire con forza la nostra voce nel momento in cui con piani di austerità e tagli alle spese pubbliche si cerca una volta di più di fare ricadere il costo di una crisi provocata da una finanza fuori controllo sulle classi più deboli e che non né hanno alcuna responsabilità.

Davanti a un’Europa sempre più succube dei poteri finanziari e del pensiero unico neoliberista, la TTF può e deve essere il primo passo per invertire la rotta, chiudere una finanza-casinò che trascina nella crisi interi Stati, come avviene oggi in Italia, e creare un sistema finanziario che da fine in sé stesso per fare soldi dai soldi nel più breve tempo possibile torni a essere uno strumento al servizio dell’economia e della società.

Per info: www.zerozerocinque.it

 

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