L’alternativa che riparte

Scuole e università, tra movimenti e alleanze sociali. L’avvento del governo Monti ha rappresentato, per tanti, la luce dopo un lungo e buio tunnel che ha portato la gestione della cosa pubblica, della politica, dell’economia, dell’istruzione, della giustizia in una situazione ingovernabile per assenza di investimenti, modernità e capacità di gestione. Cresce chi si sta ricredendo e la luce tende ad assumere la forma di un flash, che,  più che ricondurci agli antichi sfarzi – non si sa di quale epoca – ci ha un po’ tutti rintontiti.

Il paese sconta problemi strutturali che non si risolvono per opera di una somma cerchia di professori, poichè questi problemi si intrecciano fortemente, sia con il modello di sviluppo in cui il sistema Italia è inserito, sia con l’idea di democrazia e partecipazione nell’ amministrazione della società.

Chi negli ultimi anni è sempre stato sulle barricate cercando di denuciare la necessità di cambiamento, cercando di riconnettere il proprio mondo alla questione dei nuovi modelli di sviluppo e al concetto di  democrazia, sono stati sicuramente i movimenti studenteschi.

É stata l’Onda del 2008 ad aprire il ciclo di opposizione sociale al governo Berlusconi, sono stati gli studenti a partorire progetti di profondo e radicale cambiamento della scuola e dell’università – come l’AltraRiforma – , è il movimento studentesco che è stato in grado di portare alla luce una generazione esclusa dall’accesso al reddito e condannata alla precarità, è stato sempre il movimento studentesco a partecipare compatto alle mobilitazioni dello scorso autunno – #draghiribelli e #occupyeverything-.

É purtroppo sempre il movimento studentesco ad aver perso facilmente la mira con il cambiamento di governo. La sostituzione di Maria Stella Gelmini con Francesco Profumo alla guida del MIUR ha rappresentato la scomparsa di un nemico pubblico obiettivamente “facile” da contestare. Se passerà alla storia, la Gelmini lo farà sicuramente per il massiccio deapauperamento e destrutturazione dell’istruzione pubblica che ha messo in campo. La la legge 133, e i successivi processi di riforma di scuola e università hanno svuotato i luoghi della conoscenza di senso e qualità. Nelle scuole è stata profondamente compressa l’offerta formativa in adeguamento ai tagli, tutto condito in una salsa repressiva con l’obiettivo di recintare gli spazi di libera espressione e democrazia tra gli studenti (5 in condotta, attacco alla rappresentanza, limite massimo di assenze, definanziamento al dpr 567). Nell’università è invece arrivato all’atto finale un processo di privatizzazione iniziato fin dai primi anni ’90; la legge 240 (la cosidetta riforma Gelmini) aggredisce il concetto di formazione pubblica, dai privati nei CDA, all’introduzione di meccanismi sempre più competitivi tra gli atenei, restringendo in maniera sostanziale gli spazi di rappresentanza studentesca, di democrazia e di partecipazione. Tutto questo in un contesto di tagli massicci al diritto allo studio, con il rischio di espulsione di migliaia di studenti dal sistema formativo italiano.

Il ciclo di opposizione dei movimenti studenteschi alle privatizzazioni nei luoghi del sapere non comincia con la Gelmini, ma ha ormai una storia che parte dalla Pantera. Storicamente ogni attacco portato a termine ha lasciato le comunità che vivono scuole ed università sempre più disgregate, e allo stesso tempo ha messo a coltura un terreno di tensioni in grado esplodere sempre più spesso.

Il movimento studentesco ha subito una forte frenata, ma già sono in campo appuntamenti che vedranno gli studenti tornare in piazza. In primo luogo l’11 febbraio al fianco della FIOM con cui negli ultimi tempi è maturata una profonda alleanza sociale. Dopo le commemorazioni di luglio scorso si tornerà a Genova il 21 marzo per la Giornata in Memoria delle Vittime di Mafia con Libera, per ribadire quanto i sistemi mafiosi attanaglino l’intero paese e non solo il Sud Italia, e poi ancora il 25 aprile per celebrare la Liberazione e la Resistenza in un’epoca di pericoloso revisionismo. Nonostante non sia visibile un movimento studentesco nazionale, le piccole resistenze, le microconflittualità, vivono e si esprimono continuamente nelle scuole e nelle facoltà.

Se queste non esploderanno in una chiave generale nella primavera che viene, c’è sicuramente da aspettare un autunno denso di mobilitazioni studentesche.

Su un tema però non ci si potrà più permettere errori: elaborare e produrre l’alternativa all’esistente, costruire alleanze sociali e generalizzare il cambiamento.

 

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2 commenti per “L’alternativa che riparte”

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