Il 2012 che ci aspetta

Il 2011 è stato un anno molto difficile per l’economia e il lavoro. Il 2012 non sarà migliore e forse sarà peggiore. Infatti i dati macroeconomici forniti dall’Ocse, dal Fondo Monetario Internazionale e dall’Unione Europea indicano chiaramente che per molti paesi (tra cui l’Italia) -soprattutto il primo semestre del 2012- sarà un anno di recessione economica con alcune conseguenze già conosciute: ulteriore perdita di posti di lavoro, chiusura delle imprese, perdita del potere d’acquisto dei salari. Nello stesso tempo sarà un anno decisivo -gli esiti sono molto incerti- per la sopravvivenza o meno e dell’Euro e con esso dell’Unione Europea. La crisi potrebbe ulteriormente aggravarsi e dopo una fase di acuta recessione potrebbe continuare in una lunga depressione economica che potrebbe durare 4-5 anni.

Il 2012 confermerà che questa crisi non è solo finanziaria, ma economica e strutturale: investe il modello di sviluppo e con esso il rapporto tra economia e ambiente, produzioni e consumi, mercato e istituzioni politiche, economia reale e finanza. La crisi nel 2011 è stata affrontata in ambito europeo ancora con un’impostazione restrittiva, monetarista ed essenzialmente liberista: unicamente con politiche di riduzione del debito e della spesa che hanno avuto l’effetto di soddisfare temporaneamente e molto parzialmente i mercati finanziari, ma di indebolire la domanda, l’economia reale, i redditi. La crisi nel 2012 dovrebbe essere affrontata capovolgendo questo paradigma: ridurre, sì, il debito, ma mettendo al centro politiche espansive e attive a sostegno di un  piano di investimenti pubblici, di sostegno ai redditi e alla domanda, di rilancio dell’economia reale. E per ultimo -ma questo può essere il primo degli obiettivi- riportando all’ordine la finanza speculativa. E qui ci sono tre cose che l’Europa dovrà o dovrebbe fare nel 2012: trasformare la BCE in prestatore di ultima istanza, varare gli Eurobond (non solo a riparo dei debiti sovrani, ma per lo sviluppo) e introdurre la Tobin tax. Tre mosse con le quali si spiazzerebbe la finanza speculativa e si rimetterebbero al centro la politica e le istituzioni. È  qui che si gioca il futuro dell’Europa.

Giulio Marcon

Portavoce della Campagna

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1 commento per “Il 2012 che ci aspetta”

  1. NOTARISTEFANO MARIA scrive:

    IO PROTESTO!! Non si può pensare agli armamenti,mentre un intera nazione è in ginocchio,dove vige la precarietà in tutti i settori……il denaro speso per l’industria bellica DEVE ESSERE SPESO PER FRONTEGGIARE LA CRISI NEL NOSTRO PAESE !! Cè gente che ogni giorno è costretto a salti mortali per poter mantenere una faniglia,quasi tutte le scuole italiane sono inagibili,oltrechè pericolose, i vari settori della sanità pubblica sono in ginocchio e si pensa ad armare un Paese,perchè?! VERGOGNA !!!

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