L’ultimo regalo alla lobby della guerra

La cancellazione del Catalogo delle armi da sparo – misura contenuta nel maxi emendamento alla legge di stabilità – è un favore alla lobby degli armieri e un pericolo per la comunità. Infatti, grazie a questa misura scompariranno delle elementari forme di controllo (ad esempio la loro «omologazione» – come succede per le automobili – agli standard previsti) sulle armi circolanti nel nostro paese: una sorta di “liberalizzazione” (anche qui!) che favorirà la commercializzazione delle armi più pericolose senza che lo Stato ne abbia traccia. Ci avviciniamo al modello americano e non a caso la preoccupazione non è solo dei pacifisti, ma anche dei sindacati di polizia che attaccano «i lobbisti e gli affaristi del mondo delle armi». E Sbilanciamoci da tempo propone non solo, ovviamente, di mantenere il catalogo, ma di rendere più difficile l’ottenimento del porto d’armi e di raddoppiarne il costo, destinando i ricavi alla riconversione dell’industria delle armi.

Che si usi un provvedimento per la crescita economica al fine di favorire una lobby affaristica come quella delle armi (che si contraddistingue per il frequente ricorso alle tangenti) è una vergogna oltre che essere il simbolo della nefanda pochezza – ormai generalmente riconosciuta – dell’azione del governo Berlusconi di fronte alla crisi. Di favori l’industria delle armi non ha certo bisogno. Finmeccanica è uno dei pochi gruppi italiani che continua a fare affari. Mentre dal 2008 si è tagliato quasi il 90% dei Fondi nazionali a carattere sociale (fondo per l’infanzia, fondo per la non autosufficienza, fondo per il servizio civile, eccetera), le spese militari in questo paese, come ha denunciato la campagna Sbilanciamoci (www.sbilanciamoci.org) continuano a prosperare.

Il ministero della Difesa ha presentato un Bilancio che passa da 20, 566 miliardi del 2011 a 21,342 miliardi nel 2012 (+3,8%). Si tratta di una crescita della spesa che non tiene ancora in considerazione gli effetti dei decreti legge 98/2011 e 138/2011, cioè le due manovre estive che impongono ai ministeri delle riduzioni di spesa. Per il ministero della Difesa si tratterebbe di circa 1,4 miliardi di riduzione, ma per il momento si tratta di un calcolo virtuale perchè nel Bilancio non c’è traccia di tagli. C’è invece un aumento del 3,8%. Vedremo cosa ci sarà nella “nota aggiuntiva” al bilancio. Ci sono tanti sprechi (come i 2 milioni spesi per 19 Maserati blindate per i generali o il mezzo milione di euro speso per esporre carri armati ed elicotteri d’attacco al Circo Massimo per il 4 novembre) e poi c’è un problema strutturale: nelle Forze Armate i comandanti (ufficiali e sottufficiali) sono più numerosi dei comandati e a fronte di una necessità di 70/80 mila soldati, ufficiali, sottufficiali per far fronte alle missioni internazionali (tra cui quella “di guerra” dell’Afganistan) e alla “difesa della patria” ne abbiamo invece 180mila. I generali non vanno in prepensionamento, mentre i soldi per gli insegnati di sostegno mancano e molte centinaia di disabili, non potendo andare a scuola, rimangono a casa.

Come rimarranno a casa decine di migliaia di giovani – che quelle armi da sparo non useranno mai – e che hanno scelto di fare il servizio civile (il fondo per il servizio civile è praticamente ridotto al lumicino) per dedicarsi ai poveri, ai disabili, agli anziani. Mentre il governo aiuta i nostrani Rambo a comprarsi fucili e carabine dice ai volontari che – in questo momento di grave crisi – vogliono aiutare gli altri: «no, grazie». Ed il sottosegretario Giovanardi – che del servizio civile nazionale è istituzionalmente responsabile – assiste silente e complice. Più armi, meno servizio civile: un altro bel biglietto d’addio per questo governo.

Giulio Marcon

da Il Manifesto

12.11.2011

 

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