LA CONTROMANOVRA DI SBILANCIAMOCI!

di Giulio Marcon

Di fronte all’attacco speculativo che i mercati finanziari hanno portato all’euro e ai titoli del debito pubblico dei paesi europei più indebitati – come l’Italia – un intervento sui conti pubblici è necessario, con una riduzione della spesa e del debito. Ma questo non può essere l’unico strumento della politica economica italiana ed europea: servono nuove regole che ridimensionino la finanza e la speculazione; nuovi strumenti di politica fiscale europea che sostengano la domanda e l’occupazione; una politica per l’economia reale che orienti la produzione verso uno sviluppo sostenibile sul piano ambientale e sociale. Il governo italiano inoltre ha la pesante responsabilità di avere per tanti mesi sottovalutato la crisi e di avere diffuso inutile ottimismo. Tremonti e Berlusconi si sono attardati in un immobilismo irresponsabile, affidandosi in modo inerziale alle speranze di uscita dalla crisi nella ripresa dell’economia mondiale.
Alla manovra iniqua e sbagliata del governo la campagna Sbilanciamoci oppone una contromanovra dall’impianto e dalle proposte specifiche completamente diverse.
A partire dalla filosofia generale. La manovra del governo infatti non affronta la crisi e l’emergenza sociale e non prevede misure di rilancio dell’economia e di sostegno ai redditi e alla domanda interna. Inoltre – più nel concreto- la manovra di Tremonti colpisce i lavoratori e premia – con il condono edilizio – chi viola la legge. Inoltre il governo taglia risorse agli enti locali (e quindi i servizi ai cittadini) e alla sanità. Tutto ciò non servirà in ogni caso ad arginare la crisi economica e a risanare i conti pubblici.
Sbilanciamoci invece -con una contromanovra di 30 miliardi di euro (il dettaglio su www.sbilanciamoci.org)- propone di colpire i patrimoni e le rendite, di tagliare le spese militari ed i finanziamenti alle grandi opere. Propone anche di mettere all’asta le frequenze liberate dal passaggio al digitale terrestre: sono oltre 4,5 miliardi di ricavi stimati (dividendo digitale). E -per far fronte alla crisi e sostenere il rilancio dell’economia- Sbilanciamoci avanza una serie di proposte: subito 4,5 miliardi per gli ammortizzatori sociali ed il lavoro (equiparazione, in caso di disoccupazione, del trattamento dei lavoratori precari a quello dei lavoratori a tempo indeterminato); 5 miliardi per il recupero del fiscal drag ed aumentare le pensioni più basse; 6,5 miliardi per sostenere l’economia (le “piccole opere”, l’innovazione, le produzioni e le imprese “verdi”); 4 miliardi per il welfare (per il diritto allo studio e l’offerta formativa, per gli asili nido, il fondo per la non autosufficienza, ecc.).
La manovra di Tremonti -comprimendo domanda interna e redditi- rischia di produrre effetti opposti da quelli sperati: cioè l’ulteriore declino della produzione e dei consumi, pregiudicando così la possibile ripresa dell’economia (e la salute dei conti pubblici). La manovra del governo non contrasta la crisi, ma ne fa pagare le conseguenze ai lavoratori e alle classi più deboli. La contromanovra di Sbilanciamoci ribalta questo disegno tagliando la spesa pubblica che non merita di essere difesa (come le spese militari e le grandi opere) ed intervenendo con una serie di proposte a sostegno della coesione sociale, della domanda interna e del rilancio di un’economia diversa fondata sull’innovazione e le produzioni sostenibili, sul capitale umano e su quelle piccole opere che costituiscono l’infrastrutturazione sociale di base del paese. E in questo contesto si riescono anche ad accantonare anche 10 miliardi per la riduzione del debito.
Infine -e torniamo sul modo con cui si trovano le risorse per far fronte alla crisi- è necessario dare un segno forte di giustizia e di lotta ai privilegi. Sì -di fronte alla crisi dei conti pubblici- è proprio necessario mettere le mani nelle tasche degli italiani, ma di quelli ricchi e speculatori: ecco perchè la tassa patrimoniale e l’aumento dell’imposizione fiscale sulle rendite è assolutamente necessaria: solo da queste due misure verrebbero 15 miliardi di euro, proprio quelli che Tremonti vuole prendere dalle regioni, dagli enti locali e dalla sanità. Dalla crisi si esce -e si esce in modo diverso dal passato- solo se si colpiscono da una parte i privilegi e i grandi patrimoni e dall’altra si riducono le diseguaglianze, si difende il lavoro e si dà vera protezione sociale a chi è colpito dalla crisi. E si lavora nel contempo ad un nuovo modello di sviluppo -di qualità e sostenibile- che abbia un futuro: è questo l’unico modo per ridare fiducia e speranza al paese.

Di fronte all’attacco speculativo che i mercati finanziari hanno portato all’euro e ai titoli del debito pubblico dei paesi europei più indebitati – come l’Italia – un intervento sui conti pubblici è necessario, con una riduzione della spesa e del debito. Ma questo non può essere l’unico strumento della politica economica italiana ed europea: servono nuove regole che ridimensionino la finanza e la speculazione; nuovi strumenti di politica fiscale europea che sostengano la domanda e l’occupazione; una politica per l’economia reale che orienti la produzione verso uno sviluppo sostenibile sul piano ambientale e sociale. Il governo italiano inoltre ha la pesante responsabilità di avere per tanti mesi sottovalutato la crisi e di avere diffuso inutile ottimismo. Tremonti e Berlusconi si sono attardati in un immobilismo irresponsabile, affidandosi in modo inerziale alle speranze di uscita dalla crisi nella ripresa dell’economia mondiale.

Alla manovra iniqua e sbagliata del governo la campagna Sbilanciamoci oppone una contromanovra dall’impianto e dalle proposte specifiche completamente diverse.

A partire dalla filosofia generale. La manovra del governo infatti non affronta la crisi e l’emergenza sociale e non prevede misure di rilancio dell’economia e di sostegno ai redditi e alla domanda interna. Inoltre – più nel concreto- la manovra di Tremonti colpisce i lavoratori e premia – con il condono edilizio – chi viola la legge. Inoltre il governo taglia risorse agli enti locali (e quindi i servizi ai cittadini) e alla sanità. Tutto ciò non servirà in ogni caso ad arginare la crisi economica e a risanare i conti pubblici.

Sbilanciamoci invece -con una contromanovra di 30 miliardi di euro (il dettaglio su www.sbilanciamoci.org)- propone di colpire i patrimoni e le rendite, di tagliare le spese militari ed i finanziamenti alle grandi opere. Propone anche di mettere all’asta le frequenze liberate dal passaggio al digitale terrestre: sono oltre 4,5 miliardi di ricavi stimati (dividendo digitale). E -per far fronte alla crisi e sostenere il rilancio dell’economia- Sbilanciamoci avanza una serie di proposte: subito 4,5 miliardi per gli ammortizzatori sociali ed il lavoro (equiparazione, in caso di disoccupazione, del trattamento dei lavoratori precari a quello dei lavoratori a tempo indeterminato); 5 miliardi per il recupero del fiscal drag ed aumentare le pensioni più basse; 6,5 miliardi per sostenere l’economia (le “piccole opere”, l’innovazione, le produzioni e le imprese “verdi”); 4 miliardi per il welfare (per il diritto allo studio e l’offerta formativa, per gli asili nido, il fondo per la non autosufficienza, ecc.).

La manovra di Tremonti -comprimendo domanda interna e redditi- rischia di produrre effetti opposti da quelli sperati: cioè l’ulteriore declino della produzione e dei consumi, pregiudicando così la possibile ripresa dell’economia (e la salute dei conti pubblici). La manovra del governo non contrasta la crisi, ma ne fa pagare le conseguenze ai lavoratori e alle classi più deboli. La contromanovra di Sbilanciamoci ribalta questo disegno tagliando la spesa pubblica che non merita di essere difesa (come le spese militari e le grandi opere) ed intervenendo con una serie di proposte a sostegno della coesione sociale, della domanda interna e del rilancio di un’economia diversa fondata sull’innovazione e le produzioni sostenibili, sul capitale umano e su quelle piccole opere che costituiscono l’infrastrutturazione sociale di base del paese. E in questo contesto si riescono anche ad accantonare anche 10 miliardi per la riduzione del debito.

Infine -e torniamo sul modo con cui si trovano le risorse per far fronte alla crisi- è necessario dare un segno forte di giustizia e di lotta ai privilegi. Sì -di fronte alla crisi dei conti pubblici- è proprio necessario mettere le mani nelle tasche degli italiani, ma di quelli ricchi e speculatori: ecco perchè la tassa patrimoniale e l’aumento dell’imposizione fiscale sulle rendite è assolutamente necessaria: solo da queste due misure verrebbero 15 miliardi di euro, proprio quelli che Tremonti vuole prendere dalle regioni, dagli enti locali e dalla sanità. Dalla crisi si esce -e si esce in modo diverso dal passato- solo se si colpiscono da una parte i privilegi e i grandi patrimoni e dall’altra si riducono le diseguaglianze, si difende il lavoro e si dà vera protezione sociale a chi è colpito dalla crisi. E si lavora nel contempo ad un nuovo modello di sviluppo -di qualità e sostenibile- che abbia un futuro: è questo l’unico modo per ridare fiducia e speranza al paese.

Giulio Marcon

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