Mille proroghe e mille mance

E’ ancora in discussione in Parlamento il provvedimento “mille proroghe” che come ogni anno concede la continuazione (o anche stabilisce ex novo nuove misure) di una serie di piccoli e grandi finanziamenti per istituzioni, interventi e provvedimenti spesso estemporanei e iperspecifici che sfuggono alla dinamica di un serio esame e controllo di merito per ottenere il via libera in una legge-calderone oggetto dell’”assalto alla diligenza” dei parlamentari, dei partiti, dei gruppi di pressione. Si tratta di una legge esposta alle dinamiche clientelari e corporative e che contraddice clamorosamente le intenzioni del ministro dell’Economia e di Tremonti di avere un processo di discussione e di decisione della finanza pubblica trasparente, coerente e sotto controllo. 

E’ ancora in discussione in Parlamento il provvedimento “mille proroghe” che come ogni anno concede la continuazione (o anche stabilisce ex novo nuove misure) di una serie di piccoli e grandi finanziamenti per istituzioni, interventi e provvedimenti spesso estemporanei e iperspecifici che sfuggono alla dinamica di un serio esame e controllo di merito per ottenere il via libera in una legge-calderone oggetto dell’”assalto alla diligenza” dei parlamentari, dei partiti, dei gruppi di pressione.

Si tratta di una legge esposta alle dinamiche clientelari e corporative e che contraddice clamorosamente le intenzioni del ministro dell’Economia e di Tremonti di avere un processo di discussione e di decisione della finanza pubblica trasparente, coerente e sotto controllo. Con il “mille proroghe” succede esattamente l’opposto: i finanziamenti vengono decisi con una contrattazione sottobanco e oscura, sfuggono al controllo del dibattito parlamentare e spesso si tratta di misure incoerenti con altri provvedimenti proposti dal governo stesso.

La campagna Sbilanciamoci denuncia perciò la demagogia e la retorica del minsitro Tremonti che da una parte annuncia l’intenzione di un processo trasparente della finanza pubblica e nella pratica tollera che succeda esattamente l’opposto. E d’altronde questo è quello che è successo anche sui provvedimenti di politica economica dove l’effetto-marketing degli annunci supera di gran lunga la conistenza delle misure prese.

Quello che è più grave -e soprattutto in presenza di un probabile ricorso alla fiducia da parte del governo- questi mille rivoli di spesa pubblica si sottraggono ad una vera ed approfondita discussione parlamentare, capace di entarre nel merito delle misure: prevalgono le spinte clientelari, corporative, lobbystiche e legate agli interessi dei collegi elettorali. Nel mille proroghe c’è di tutto e di più: dai soldi per il mercato dei fiori di Sanremo alla riapertura dei termini per il condono fiscale, dai finanziamenti per Padre Pio alla sanatoria per le affissioni abusive, dagli sconti sul gasolio per i taxi boat all’aggravio dell’imposizione fiscale per i tabaccai.

Tutto quello che si trovava solitamente nel testo della finanziaria, viene oggi riproposto nel decreto mille proroghe: e di fronte ai 700 emendamenti proposti (per nuove spese da inserire) c’è da giuarci che anche questa volta -come succede per la finanziaria- arriverà un maxi emendamento che azzererà la discussione e porterà nuove micro-misure che in questo modo non avranno bisogno di superare il vaglio delle commissioni competenti.
Sarebbe questa la trasperenza del dibattito sulla spesa pubblica? Riportare alle sedi democratiche e trasparenti il confronto e la discussione in materia di spesa pubblica e di politica economica è oggi una priorità per dare un senso a decisioni da cui dipendono le prospettive del paese.

Campagna Sbilanciamoci!

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