DOPO LA FINANZIARIA CAMBIARE STRADA

di Giulio Marcon

Dopo l’approvazione della legge finanziaria, la situazione del paese non appare certo più rosea e promettente. I continui annunci di chiusura di stabilimenti, l’aumento della disoccupazione e della povertà, il calo della produzione industriale evidenziano la preoccupante crescita di malessere e disagio sociale del nostro paese.
E non sarà certamente il facile ottimismo delle previsioni di un leggero aumento del PIL nel 2010 o la sostanziale tenuta del sistema bancario a farci dimenticare che gi indicatori reali della nostra economia – il lavoro, la produzione, i consumi, i redditi – segnalano che non solo in Italia c’è ancora la crisi, ma che – nonostante qualche segnale di sollievo nei macroindicatori economici – questa tenderà ad aggravarsi nel corso del 2010.
I provvedimenti della finanziaria e degli altri decreti e leggi che l’hanno preceduta sono stati delle misure estemporanee e tampone, senza una visione generale di come affrontare una crisi – che non è solo finanziaria – ma legata ad un modello di sviluppo – quello neoliberista – fallimentare e senza sbocco. Si esce dalla crisi solo grazie ad un radicale ripensamento della politica economica sin qui seguita e ad una sostanziale riconversione del nostro apparato produttivo in direzione della sostenibilità ambientale, della qualità sociale, di consumi capaci di generare benessere collettivo e migliore qualità della vita. Servono energia pulita e non centrali nucleari, piccole opere e non grandi opere, mobilità sostenibile e non incentivi per le automobili private, asili nido e non bonus bebè, cooperazione allo sviluppo e non spese militari.
Bisogna cambiare il modello di sviluppo e dell’economia avendo ben chiara l’urgenza di arginare la povertà e di ridurre le diseguaglianze del nostro paese: bisogna colpire le rendite ed i grandi patrimoni e favorire una politica fiscale realmente ispirata ad un principio di progressività; bisogna restituire il fiscal drag ai lavoratori dipendenti, dare la quattordicesima alle pensioni fino a 1000 euro al mese, estendere gli ammortizzatori sociali a tutti i lavoratori precari, dare un reddito di cittadinaza decente a tutti i dipendenti.
Questi i provvedimenti che sarebbero dovuti entrare nella finanziaria del 2010 e che invece non ci sono. Bisogna dunque uscire dalla politica degli annunci, dall’immobilismo e da piccole misure di un governo inadeguato di fronte alla crisi: misure che fino ad oggi non hanno alleviato le conseguenze sociali e hanno invece premiato ancora una volta – con lo scudo fiscale – gli evasori fiscali.
E’ ora di cambiare rotta. Serve perciò una politica di giustizia sociale che insieme alla riconversione del nostro modello di sviluppo possa dare fiducia e speranza al nostro paese, rendendo tutti consapevoli che da questa crisi si esce abbandonando la vecchia strada e incamminandosi per un’altra via – quella dei diritti, della sostenibilità, della solidarietà – che può darci veramente un"’Italia capace di futurio".

Dopo l’approvazione della legge finanziaria, la situazione del paese non appare certo più rosea e promettente. I continui annunci di chiusura di stabilimenti, l’aumento della disoccupazione e della povertà, il calo della produzione industriale evidenziano la preoccupante crescita di malessere e disagio sociale del nostro paese.

E non sarà certamente il facile ottimismo delle previsioni di un leggero aumento del PIL nel 2010 o la sostanziale tenuta del sistema bancario a farci dimenticare che gi indicatori reali della nostra economia – il lavoro, la produzione, i consumi, i redditi – segnalano che non solo in Italia c’è ancora la crisi, ma che – nonostante qualche segnale di sollievo nei macroindicatori economici – questa tenderà ad aggravarsi nel corso del 2010.

I provvedimenti della finanziaria e degli altri decreti e leggi che l’hanno preceduta sono stati delle misure estemporanee e tampone, senza una visione generale di come affrontare una crisi – che non è solo finanziaria – ma legata ad un modello di sviluppo – quello neoliberista – fallimentare e senza sbocco. Si esce dalla crisi solo grazie ad un radicale ripensamento della politica economica sin qui seguita e ad una sostanziale riconversione del nostro apparato produttivo in direzione della sostenibilità ambientale, della qualità sociale, di consumi capaci di generare benessere collettivo e migliore qualità della vita. Servono energia pulita e non centrali nucleari, piccole opere e non grandi opere, mobilità sostenibile e non incentivi per le automobili private, asili nido e non bonus bebè, cooperazione allo sviluppo e non spese militari.

Bisogna cambiare il modello di sviluppo e dell’economia avendo ben chiara l’urgenza di arginare la povertà e di ridurre le diseguaglianze del nostro paese: bisogna colpire le rendite ed i grandi patrimoni e favorire una politica fiscale realmente ispirata ad un principio di progressività; bisogna restituire il fiscal drag ai lavoratori dipendenti, dare la quattordicesima alle pensioni fino a 1000 euro al mese, estendere gli ammortizzatori sociali a tutti i lavoratori precari, dare un reddito di cittadinaza decente a tutti i dipendenti.

Questi i provvedimenti che sarebbero dovuti entrare nella finanziaria del 2010 e che invece non ci sono. Bisogna dunque uscire dalla politica degli annunci, dall’immobilismo e da piccole misure di un governo inadeguato di fronte alla crisi: misure che fino ad oggi non hanno alleviato le conseguenze sociali e hanno invece premiato ancora una volta – con lo scudo fiscale – gli evasori fiscali.

E’ ora di cambiare rotta. Serve perciò una politica di giustizia sociale che insieme alla riconversione del nostro modello di sviluppo possa dare fiducia e speranza al nostro paese, rendendo tutti consapevoli che da questa crisi si esce abbandonando la vecchia strada e incamminandosi per un’altra via – quella dei diritti, della sostenibilità, della solidarietà – che può darci veramente un"’Italia capace di futurio".

Giulio Marcon

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