È IL MOMENTO DI SBILANCIARSI

1950 euro, ovvero due mensilità di un metalmeccanico di 2° livello, o se volete due mesi e mezzo di indennità di cassa integrazione. È quanto pagheranno (a testa) i partecipanti al workshop dello Studio Ambrosetti che si tiene la prima settimana di settembre a Cernobbio, e che vede riuniti finanzieri, manager, politici, esponenti di governo. Tutti (dopo aver pagato 1950 euro) a discutere – tra un coffee break, un buffet e un cocktail – della grave crisi economica e finanziaria che attanaglia l’Italia e il mondo intero.
Da 10 euro in su è invece la sottoscrizione (comunque volontaria) che Sbilanciamoci! chiede ai partecipanti al contro-forum che si tiene a Cernobbio (a 700 metri da Villa d’Este, dove c’è lo Studio Ambrosetti) il 5 settembre per discutere insieme a chi (operai in cassa integrazione, immigrati, precari, disoccupati, ecc.) a Villa D’Este non ci andrà di certo.
D’altronde, che utilità c’è a discutere di crisi economica con chi esporta i capitali all’estero, licenzia gli operai e cerca di colpire il sindacato un giorno sì e l’altro pure? Tra l’altro in passato gli avevamo anche proposto un faccia a faccia a quelli dello Studio Ambrosetti: confronto (da loro) rifiutato. Per questo Sbilanciamoci! organizza il suo contro-forum a poca distanza. Per dire tre cose sostanziali.
Primo. Che i responsabili di questa crisi hanno un nome e un cognome, ad esempio quelli che in questi anni sono andati a Cernobbio a rivendicare la necessità della flessibilizzazione e della riduzione del costo del lavoro, delle privatizzazioni a oltranza, del mercato a tutti i costi, della totale e libera circolazione dei capitali. Cioè gli alfieri del neoliberismo e di quel “mercatismo” (orrenda parola) che Tremonti da un po’ disdegna, ma non così tanto in passato, visto che con i suoi paladini sorseggiava aperitivi e antipastini sulle rive del lago di Como. Sarebbe ora che anche a Cernobbio gli uomini d’affari e i manager ammettessero di avere sbagliato tutto. Si fa per dire: visto che, dal loro punto di vista, in questi anni si sono arricchiti come non mai mentre le disuguaglianze sociali crescevano a dismisura.
Secondo. Che il governo italiano sta sottovalutando una crisi che diventerà sempre più drammatica: Berlusconi mette in campo misure ridicole, frammentarie e socialmente inique. Tremonti è una specie di Transformer (quei robotini per bambini che si trasformano a seconda delle necessità in macchine, astronavi, aerei) della finanza pubblica: i soldi sono sempre quelli, ma a seconda dell’esigenza di turno, servono per gli ammortizzatori sociali o per il mezzogiorno o per la social card, ma sempre quei (pochi) soldi sono. Tra qualche mese supereremo il milione di disoccupati da quando è iniziata la crisi, ma il ministro dell’economia si diletta con i pannicelli caldi dei bonus-famiglia o del premio per le imprese che non licenziano. Intanto fa contenti i ricchi con lo scudo fiscale.
Terzo. Che sarebbero necessarie ben altre misure, ispirate a un modello di sviluppo radicalmente diverso da quello che abbiamo conosciuto fino ad oggi. Salvaguardare i posti di lavoro, investire nelle politiche sociali e in un piano di “piccole opere” pubbliche, alzare il potere d’acquisto di pensioni e salari e nello stesso tempo garantire reddito anche a chi il lavoro non c’è l’ha sarebbero le tre cose da fare, subito. Investire nei pannelli solari invece che rottamare le macchine, ridurre le spese militari invece di tagliare quelle per le università, tassare le rendite invece che fare lo scudo fiscale, fare gli asili nido invece che elargire i bonus bebè… e molto altro ancora. Queste sono alcune cose concrete che si potrebbero fare, trovando i soldi da chi fino ad oggi i prezzi della crisi non li ha proprio pagati: banche, speculatori, evasori fiscali e magari tagliando le grandi opere e il bilancio della difesa. A Cernobbio presenteremo le nostre “15 mosse” per uscire dalla crisi: proposte concrete, specifiche, dettagliate. E con una filosofia. Quella di un modello di sviluppo alternativo a quello attuale: sostenibile, equo, di qualità, capace di ribaltare la logica consumistica e liberistica che fino ad oggi ne è stata il carattere distintivo. Se si vuole uscire dalla crisi è il momento di sbilanciarsi.

1950 euro, ovvero due mensilità di un metalmeccanico di 2° livello, o se volete due mesi e mezzo di indennità di cassa integrazione. È quanto pagheranno (a testa) i partecipanti al workshop dello Studio Ambrosetti che si tiene la prima settimana di settembre a Cernobbio, e che vede riuniti finanzieri, manager, politici, esponenti di governo. Tutti (dopo aver pagato 1950 euro) a discutere – tra un coffee break, un buffet e un cocktail – della grave crisi economica e finanziaria che attanaglia l’Italia e il mondo intero.

Da 10 euro in su è invece la sottoscrizione (comunque volontaria) che Sbilanciamoci! chiede ai partecipanti al contro-forum che si tiene a Cernobbio (a 700 metri da Villa d’Este, dove c’è lo Studio Ambrosetti) il 5 settembre per discutere insieme a chi (operai in cassa integrazione, immigrati, precari, disoccupati, ecc.) a Villa D’Este non ci andrà di certo.

D’altronde, che utilità c’è a discutere di crisi economica con chi esporta i capitali all’estero, licenzia gli operai e cerca di colpire il sindacato un giorno sì e l’altro pure? Tra l’altro in passato gli avevamo anche proposto un faccia a faccia a quelli dello Studio Ambrosetti: confronto (da loro) rifiutato. Per questo Sbilanciamoci! organizza il suo contro-forum a poca distanza. Per dire tre cose sostanziali.

Primo. Che i responsabili di questa crisi hanno un nome e un cognome, ad esempio quelli che in questi anni sono andati a Cernobbio a rivendicare la necessità della flessibilizzazione e della riduzione del costo del lavoro, delle privatizzazioni a oltranza, del mercato a tutti i costi, della totale e libera circolazione dei capitali. Cioè gli alfieri del neoliberismo e di quel “mercatismo” (orrenda parola) che Tremonti da un po’ disdegna, ma non così tanto in passato, visto che con i suoi paladini sorseggiava aperitivi e antipastini sulle rive del lago di Como. Sarebbe ora che anche a Cernobbio gli uomini d’affari e i manager ammettessero di avere sbagliato tutto. Si fa per dire: visto che, dal loro punto di vista, in questi anni si sono arricchiti come non mai mentre le disuguaglianze sociali crescevano a dismisura.

Secondo. Che il governo italiano sta sottovalutando una crisi che diventerà sempre più drammatica: Berlusconi mette in campo misure ridicole, frammentarie e socialmente inique. Tremonti è una specie di Transformer (quei robotini per bambini che si trasformano a seconda delle necessità in macchine, astronavi, aerei) della finanza pubblica: i soldi sono sempre quelli, ma a seconda dell’esigenza di turno, servono per gli ammortizzatori sociali o per il mezzogiorno o per la social card, ma sempre quei (pochi) soldi sono. Tra qualche mese supereremo il milione di disoccupati da quando è iniziata la crisi, ma il ministro dell’economia si diletta con i pannicelli caldi dei bonus-famiglia o del premio per le imprese che non licenziano. Intanto fa contenti i ricchi con lo scudo fiscale.

Terzo. Che sarebbero necessarie ben altre misure, ispirate a un modello di sviluppo radicalmente diverso da quello che abbiamo conosciuto fino ad oggi. Salvaguardare i posti di lavoro, investire nelle politiche sociali e in un piano di “piccole opere” pubbliche, alzare il potere d’acquisto di pensioni e salari e nello stesso tempo garantire reddito anche a chi il lavoro non c’è l’ha sarebbero le tre cose da fare, subito. Investire nei pannelli solari invece che rottamare le macchine, ridurre le spese militari invece di tagliare quelle per le università, tassare le rendite invece che fare lo scudo fiscale, fare gli asili nido invece che elargire i bonus bebè… e molto altro ancora. Queste sono alcune cose concrete che si potrebbero fare, trovando i soldi da chi fino ad oggi i prezzi della crisi non li ha proprio pagati: banche, speculatori, evasori fiscali e magari tagliando le grandi opere e il bilancio della difesa. A Cernobbio presenteremo le nostre “15 mosse” per uscire dalla crisi: proposte concrete, specifiche, dettagliate. E con una filosofia. Quella di un modello di sviluppo alternativo a quello attuale: sostenibile, equo, di qualità, capace di ribaltare la logica consumistica e liberistica che fino ad oggi ne è stata il carattere distintivo. Se si vuole uscire dalla crisi è il momento di sbilanciarsi.

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