Stop F-35 – La mozione di voto


MOZIONE di VOTO
Modello di delibera per i consigli regionali, provinciali e comunali

Si abbandonino politiche di investimento negli armamenti per convertirli in atti economici concreti a favore dei lavoratori colpiti dalla crisi economica

Entro il 31 dicembre 2009 il governo italiano deve decidere sul programma pluriennale relativo all’acquisizione del sistema d’arma Joint Strike Fighter (JSF) e l’associata linea di assemblaggio finale a Cameri in provincia di Novara. Dopo le fasi di sviluppo e preindustrializzazione il Governo si accibìnge a passare alla fase di acquisizione di 131 cacciabombardieri JSF completi di relativi equipaggiamenti, supporto logistico iniziale e approntamento delle basi operative nazionali (4 aereoporti ed 1 portaerei). Tutto per circa 12,9 miliardi di euro nel periodo 2009‐2026. A ciò va aggiunta la realizzazione sul suolo nazionale (Cameri) di un centro europeo di manutenzione, revisione, riparazione e modifica dei velivoli al costo di 605,5 milioni di euro, da consegnare entro il 2012. A queste spese va aggiunto il miliardo di euro già investito per la fase di sviluppo, arriviamo così a circa 16 miliardi di euro.

Il Joint Strike Fighter (JSF) è un aereo da combattimento monomotore, monoposto, in grado di operare alla velocità del suono, ma con velocità di crociera subsonica. E’ ottimizzato per il ruolo aria terra (quindi per l’attacco) ed ha due stive interne per le bombe che possono essere anche di tipo nucleare. E’ un velivolo di tipo stealth, cioè a bassa rilevabilità da parte dei sistemi radar e di altri sensori. L’aereo dovrebbe assolvere un ampio ventaglio di funzioni operative dell’Aeronautica Militare e della Marina Militare, e andrà a sostituire gli AV‐B della componente imbarcata della Marina e gli AM‐X ed i Tornado della componente aeronautica. A questo progetto partecipano diversi paesi dove la ditta capocommessa è l’americana Lokheed Martin Aero e l’ impresa italiana maggiormente coinvolta è l’AleniaAeronautica.

Oltre alle perplessità relative all’utilizzo di un aeromobile con caratteristiche di attacco, che mal si concilia con le missioni di pace a cui partecipa il nostro paese e a cui sono chiamate le nostre forze armate, si sovrappongono le perplessità relative all’enorme costo economico in una fase economica di crisi come l’attuale.

Il rilancio dell’economia non può passare attraverso investimenti come questo che non si caratterizzano certo né per sostenibilità, né tanto meno per eticità. L’idea – sostenuta dalle potenti lobby militarindustriali – che l’industria degli armamenti possa rappresentare un vettore di ripresa e di sviluppo economico e sociale fa parte dell’archeologia politica, se pensiamo a come questa strada è miseramente fallita negli Stati Uniti d’America con le conseguenze che conosciamo e oggi sotto gli occhi di tutti.

Per tali motivazioni

Si sollecita

il governo italiano

a rivedere la scelta di aderire al programma pluriennale relativo all’acquisizione del sistema d’arma Joint Strike Fighter (JSF) e l’associata linea di assemblaggio e ad utilizzare gli stanziamenti pluriennali di 14 miliardi di euro per politiche attive di sostegno ai lavoratori che in questo periodo di crisi sono a rischio disoccupazione.

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