Ricostruire l’Abruzzo? Per il governo è più urgente il JSF

12 miliardi quelli che servono (così dice Maroni) per ricostruire l’Abruzzo colpito dal terremoto e 12,9 miliardi quelli che due giorni dopo il sisma (8 aprile) le Commissioni Difesa di Camera e Senato hanno deciso (alla chetichella) di spendere per 131 cacciabombardieri JSF (una produzione a guida americana, cui partecipano l’Italia, l’Olanda, la Norvegia, la Gran Bretagna e altri paesi) che servono in guerre d’attacco (per sfondare le linee nemiche) e che possono anche trasportare ordigni nucleari. In realtà i costi sono superiori ai 12,9 miliardi. Si arriva a 15 miliardi se si aggiungono quelli già stanziati e quelli che servono per la base di Cameri (Novara) dove ci sarà la linea di assemblaggio del JSF. E non è finita. Poco meno della metà di questi saranno a decollo verticale, e quindi avremo bisogno di una nuova portaerei per ospitarli. E inoltre, gli esperti – come il generale Fabio Mini – ci dicono che i JSF devono essere affiancati dagli F22-Raptor (altri caccia). Che noi non abbiamo, ma ce li hanno (inutilizzati) gli Stati Uniti e dai quali probabilmente saremmo costretti a comprarne un po’. Altri soldi da aggiungere.

12 miliardi quelli che servono (così dice Maroni) per ricostruire l’Abruzzo colpito dal terremoto e 12,9 miliardi quelli che due giorni dopo il sisma (8 aprile) le Commissioni Difesa di Camera e Senato hanno deciso (alla chetichella) di spendere per 131 cacciabombardieri JSF (una produzione a guida americana, cui partecipano l’Italia, l’Olanda, la Norvegia, la Gran Bretagna e altri paesi) che servono in guerre d’attacco (per sfondare le linee nemiche) e che possono anche trasportare ordigni nucleari.

In realtà i costi sono superiori ai 12,9 miliardi. Si arriva a 15 miliardi se si aggiungono quelli già stanziati e quelli che servono per la base di Cameri (Novara) dove ci sarà la linea di assemblaggio del JSF. E non è finita. Poco meno della metà di questi saranno a decollo verticale, e quindi avremo bisogno di una nuova portaerei per ospitarli. E inoltre, gli esperti – come il generale Fabio Mini – ci dicono che i JSF devono essere affiancati dagli F22-Raptor (altri caccia). Che noi non abbiamo, ma ce li hanno (inutilizzati) gli Stati Uniti e dai quali probabilmente saremmo costretti a comprarne un po’. Altri soldi da aggiungere.

Tutto questo mentre Tremonti – per l’emergenza terremoto – tenta di racimolare un po’ di milioni dal 5 per mille, sottraendoli al volontarato e alla ricerca sul cancro. E mentre dobbiamo ricostruire le mura delle case degli ospedali, delle scuole e delle case distrutte dal sisma, ci dotiamo di un temibile bombardiere la cui unica funzione e distruggere le linee “nemiche” e con esse (sono gli effetti collaterali) le case e gli edifici del “teatro di guerra” di turno. E’ dunque un caccia bombardiere che non serve alle “missioni di pace”, a meno che queste non siano un altro modo per chiamare le operazioni di guerra. I JSF sono dunque incompatibili con l’art. 11 della Costituzione. Ecco perchè Sbilanciamoci ha lanciato un appello per chiedere al governo di fermarsi.

Il parere delle commissioni di Camera e Senato autorizza (ma non obbliga) il governo a firmare il contratto definitivo entro il 31 dicembre del 2009, che ansiosamente la Lockeed (capocommessa del JSF) chiede di accelerare. Il contratto del JSF è una gallina dalle uova d’oro: i costi lievitano giorno dopo giorno. La corte dei conti americana (GAO) ha stigmatizzato in un rapporto di pochi giorni fa (marzo 2009) un aumento del 17% dei costi negli ultimi 10 mesi (aprile 2008-febbraio 2009). Considerato che la conclusione del programma è prevista per il 2026 se l’aumento dei costi avvenisse con lo stesso ritmo dell’ultimo anno, la spesa finale dei JSF potrebbe essere 4-5 volte quella preventivata. Una montagna di soldi. Anche in Olanda e in Norvegia le critiche a questo programma di riarmo trovano voce in Parlamento e negli organi di controllo contabile. Solo nei palazzi delle istituzioni in Italia non succede -quasi- niente.

Un segnale positivo è che il PD (dopo, però, che il governo della scorsa legislatura aveva firmato il memorandum d’intesa per la produzione dei JSF) abbia deciso di non partecipare al voto finale sul parere dato dalle commissioni di Camera e Senato dell’8 aprile scorso. Speriamo che questo possa portare ad una più netta opposizione ad un programma che produce, tra le altre conseguenze, la sudditanza europea all’industria militare americana. Si tratta di un programma di riarmo folle, che arricchisce e rilancia il business delle corporation delle armi e che ha dei costi talmente alti che metterà in forse la stessa operativita delle Forze Armate italiane. Magari avremo i JSF, ma non i soldi per farli volare. A meno che dopo questo salasso – ed è questo uno dei scenari possibili – non si vogliano aumentare le spese militari. Alla faccia dell’emergenza del terremoto in Abruzzo

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