IL MARKETING DEL CINQUE PER MILLE

di Giulio Marcon

Il 5 per mille all’Abruzzo è solo un’operazione di marketing. E una furbata. Come molte altri trucchi illusionistici cui ci ha abituato Tremonti in questi anni. Con la previsione di poter destinare una parte del gettito del 5 per mille alla ricostruzione dell’Abruzzo, lo Stato italiano non stanzierà nuovi soldi per far fronte all’emergenza iniziata con il terremoto del 6 aprile. Semplicemente li sottrarrà ad altre attività sociali e umanitarie portate avanti dal volontariato, dalle associazioni dalle istituzioni della ricerca scientifica. Parliamo al massimo in ogni caso di poche centinaia di milioni a fronte dei 12 miliardi di euro che servono -così ha detto Maroni- per la ricostruzione delle aree terremotate. Il meccanismo è noto. Ogni anno i contribuenti italiani destinano il 5 per mille delle loro tasse (lo fa circa il 60% per complessivi 400 milioni) ad associazioni, organizzazioni di  volontariato, istituzioni della ricerca scientifica, ecc che li usano per promuovere le loro attività sociali: l’assistenza agli anziani, la ricerca sul cancro, l’aiuto umanitario ai paesi poveri, ecc. Con la trovata di Tremonti il rischio è che tali risorse vengano spostate da queste attività sociali ed umanitarie all’intervento in Abruzzo. In una parola: soldi per la solidarietà sottratti alla solidarietà. Invece di ridurre le spese militari o annullare la parata militare del 2 giugno (che molti milioni di euro ci costa), invece di tassare le rendite finanziarie o sospendere l’avvio della costruzione del ponte sullo stretto (sono queste le proposte della campagna Sbilanciamoci: vedi www.sbilanciamoci.org), vengono tolti i soldi a chi si occupa di solidarietà e a chi fa fronte alle emergenze quotidiane del nostro paese. La proposta è uno specchietto per le allodole anche per un altro motivo: serviranno almeno tre anni per sapere quanti italiani hanno versato e quanti soldi sono stati versati a favore dell’Abruzzo. E solo allora quei soldi saranno disponibili. Tra tre anni. Ma allora, se proprio si fosse voluto utilizzare il meccanismo dei versamenti in occasione della dichiarazione dei redditi perchè non si è fatto ricorso alla legge 222 del 1985 che istituisce l’8 per mille (quello che va alle Chiese o in alternativa allo Stato)  che già prevede che i soldi versati allo Stato possano essere destinati alle calamità naturali? E perchè non prevedere -in aggiunta- che oltre ai soldi destinati allo Stato (magari da incentivare con un po’ di promozione) anche l’8 per mille senza destinazione (moltissimi non fanno alcuna scelta al momento della dichiarazione) vadano tutti all’emergenza Abruzzo? Sarebbe stata una scelta più seria e ragionevole.


Il 5 per mille all’Abruzzo è solo un’operazione di marketing. E una furbata. Come molte altri trucchi illusionistici cui ci ha abituato Tremonti in questi anni.

Con la previsione di poter destinare una parte del gettito del 5 per mille alla ricostruzione dell’Abruzzo, lo Stato italiano non stanzierà nuovi soldi per far fronte all’emergenza iniziata con il terremoto del 6 aprile. Semplicemente li sottrarrà ad altre attività sociali e umanitarie portate avanti dal volontariato, dalle associazioni dalle istituzioni della ricerca scientifica. Parliamo al massimo in ogni caso di poche centinaia di milioni a fronte dei 12 miliardi di euro che servono -così ha detto Maroni- per la ricostruzione delle aree terremotate.

Il meccanismo è noto. Ogni anno i contribuenti italiani destinano il 5 per mille delle loro tasse (lo fa circa il 60% per complessivi 400 milioni) ad associazioni, organizzazioni di  volontariato, istituzioni della ricerca scientifica, ecc che li usano per promuovere le loro attività sociali: l’assistenza agli anziani, la ricerca sul cancro, l’aiuto umanitario ai paesi poveri, ecc. Con la trovata di Tremonti il rischio è che tali risorse vengano spostate da queste attività sociali ed umanitarie all’intervento in Abruzzo. In una parola: soldi per la solidarietà sottratti alla solidarietà.

Invece di ridurre le spese militari o annullare la parata militare del 2 giugno (che molti milioni di euro ci costa), invece di tassare le rendite finanziarie o sospendere l’avvio della costruzione del ponte sullo stretto (sono queste le proposte della campagna Sbilanciamoci: vedi www.sbilanciamoci.org), vengono tolti i soldi a chi si occupa di solidarietà e a chi fa fronte alle emergenze quotidiane del nostro paese. La proposta è uno specchietto per le allodole anche per un altro motivo: serviranno almeno tre anni per sapere quanti italiani hanno versato e quanti soldi sono stati versati a favore dell’Abruzzo. E solo allora quei soldi saranno disponibili. Tra tre anni.

Ma allora, se proprio si fosse voluto utilizzare il meccanismo dei versamenti in occasione della dichiarazione dei redditi perchè non si è fatto ricorso alla legge 222 del 1985 che istituisce l’8 per mille (quello che va alle Chiese o in alternativa allo Stato)  che già prevede che i soldi versati allo Stato possano essere destinati alle calamità naturali? E perchè non prevedere -in aggiunta- che oltre ai soldi destinati allo Stato (magari da incentivare con un po’ di promozione) anche l’8 per mille senza destinazione (moltissimi non fanno alcuna scelta al momento della dichiarazione) vadano tutti all’emergenza Abruzzo? Sarebbe stata una scelta più seria e ragionevole.

Giulio Marcon
Sbilanciamoci!

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