5 aprile – In piazza la rabbia della Cgil

05 – 04 – 2009

In piazza la rabbia della Cgil

"Ora il governo apra un tavolo vero"

Foto: Sbilanciamoci!

Epifani: siamo quasi tre milioni, contro la crisi misure all´altezza

(la Repubblica, domenica, 05 aprile 2009)

ROMA – «Ora voglio far pesare questa manifestazione nei rapporti con il governo, con la Confindustria, con gli altri sindacati», dice Guglielmo Epifani uscendo dal catino del Circo Massimo, mentre i Modena City Ramblers suonano "Bella ciao". Il leader della Cgil ha portato a Roma tantissima gente: 2,7 milioni secondo la sua confederazione; non più di 200 mila, stando alla Questura. Certo l´antica conca romana non era stracolma come nel 2002, quando la battaglia di Sergio Cofferati a difesa dell´articolo 18 raggiunse il suo apice e si stimò che accalcate c´erano quasi tre milioni di persone. Ma quello di ieri è stato comunque un successo per la Cgil che da sola, senza la Cisl e la Uil, ha riempito le vie della Capitale.

E c´è anche un risultato politico ascrivibile alla Cgil e del tutto visibile lungo i cinque cortei: aver riunito l´intera sinistra e quasi tutta l´opposizione (c´era l´Idv di Di Pietro ma non i radicali e l´Udc) nella critica all´azione del governo Berlusconi per affrontare la crisi economica. Ed è curioso, ma forse anche significativo, che a ricompattare tutti gli ex Pci (da Massimo D´Alema a Fausto Bertinotti, da Piero Fassino ad Armando Cossutta, da Sergio Cofferati a Paolo Ferrero) sia stato un ex socialista come Epifani con l´appoggio fondamentale di un ex Dc come Dario Franceschini, che dopo aver rotto gli indugi ha sfilato per meno di mezz´ora circondato dalle bandiere rosse della Cgil.

Dal palco Epifani, in grisaglia inappuntabile con cravatta regimental, ha chiesto al presidente del Consiglio (fischiatissimo dalla piazza almeno quanto il ministro Renato Brunetta) di aprire un tavolo «vero di confronto perché il crollo della ricchezza del Paese, previsto per il 2009, non lo si può affrontare con battute e misure non all´altezza della situazione». Quella del confronto è una richiesta che viene anche dalla Cisl e dalla Uil. Tant´è che né Raffaele Bonanni, né Luigi Angeletti hanno bocciato la proposta di Epifani. Eppure, nei loro commenti, i leader di Cisl e Uil hanno difeso strenuamente l´accordo sulla riforma dei contratti («la linea conflittuale e antagonista è ormai fuori dalla storia», secondo Bonanni), mentre proprio su questa Epifani ha chiesto un referendum tra i lavoratori al cui esito la Cgil vincolerebbe la sua azione. Ipotesi per nulla percorribile, però, perché la prossima settimana Cisl e Uil dovrebbero definire con la Confindustria le modalità attuative dell´accordo.

La recessione è stata il filo conduttore del discorso di Epifani che ha chiesto un «blocco effettivo dei licenziamenti» dovuto al crollo della domanda mondiale. E poi un aggiornamento degli ammortizzatori sociali con l´estensione a due anni della durata della cassa integrazione ordinaria.

Il segretario della Cgil ha parlato dopo le testimonianze di alcuni lavoratori e le perfomance del comico Paolo Hendel in versione Carcarlo Pravettoni, dell´attore Pierfrancesco Favino (il Di Vittorio nella fiction televisiva) che ha letto una lettera di un figlio con il padre morto in fabbrica (subito dopo c´è stato un minuto di silenzio per ricordare le morti bianche) e di Shel Shapiro che ha cantato "Che colpa abbiamo noi" e poi "È la pioggia che va". In fondo la colonna sonora di una generazione. Certamente di quella dei politici, che hanno marciato insieme, immaginando nuovi progetti. Come quello di Bertinotti che pensa alla "Fondazione Di Vittorio" (dove si "rifugiò" il Cofferati movimentista prima di candidarsi a Bologna) come l´unico luogo dove la sinistra (tutta) possa riprogettare la politica. «Perché – spiega – in altri momenti la Cgil, senza interferire con la politica, seppe rappresentare una sorta di retrovia intelligente della politica. Penso al "piano del lavoro" di Di Vittorio, ma anche al "piano d´impresa" di Trentin e Amato. A qualcosa in cui la politica non sia più, com´è diventata, solo un tempo brevissimo». Poi dal fondo della piazza arriva il grido «Mister Obamaaa…». È l´imitazione di quello di Berlusconi al vertice di Londra. È il tormentone della piazza e dei cortei. Della parte giovane che, forse, cerca la sua di trama.


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