14 MILIARDI PER IL JSF: NESSUNA CRISI PER LE ARMI

Giulio Marcon e Massimo Paolicelli
campagna Sbilanciamoci!

La scelta che il parlamento si appresta a fare in questa settimana, dando parere positivo alla prosecuzione del programma di costruzione dei 131 caccia bombardieri JSF è un fatto di assoluta gravità. Si tratta di 14 miliardi di spesa in poco più di 15 anni per un velivolo d’attacco e capace di portare -se serve- anche degli ordigni atomici e che ci costerà un salasso. Più o meno ogni aereo vale l’equivalente di 400 asili nido o se si preferisce – vista l’attualità – l’indennità di disoccupazione (quella prevista dal governo) per 80mila precari. Nonostante le lamentele dei mesi scorsi da parte dei veritici militari e di La Russa, i soldi per i programmi delle Forze Armate alla fine si trovano sempre. E a fronte di un limitato taglio del bilancio della Difesa nel 2009 (-5%) va ricordato che dal 2006 al 2008, gli aumenti avevano superato la sogli del + 21%. Senza contare tutti i soldi extra-bilancio, tra cui i 14 miliardi dei 131 JSF. E’ paradossale che si possano stanziare tutti questi soldi per un sistema d’arma che in molti dei paesi coinvolti viene valutato troppo costoso e molto discutibile dal punto di vista operativo (e incoerente con delle missioni di pace), mentre il governo non riesce a trovare le risorse necessarie per potenziare gli ammortizzatori sociali (cassa integrazione, indennità di disoccupazione, ecc.) per chi perde il posto di lavoro. Le varie “caste” del nostro paese escono intoccate, o solo sfiorate, dalla crisi: banchieri, manager, grandi imprese, le forze armate, ecc. Anche nella crisi si fanno delle scelte che invece di essere guidate dal perseguimento dell’interesse generale, si fanno orientare da interssi corporativi o legati a piccoli e grandi privilegi. Qui, la “sicurezza nazionale” o la “funzionalità delle nostre Forze Armate” non c’entra niente: è solo un gioco di interessi convergenti (business dell’industria bellica nazionale, autoconservazione corporativa delle Forze Armate, difesa di uno status internazionale peraltro assai dubbio, ecc.) a spingere il governo e il parlamento in una direzione completamente sbagliata. Quella del riarmo e dell’irresponsabilità sociale.

La scelta che il parlamento si appresta a fare in questa settimana, dando parere positivo alla prosecuzione del programma di costruzione dei 131 caccia bombardieri JSF è un fatto di assoluta gravità. Si tratta di 14 miliardi di spesa in poco più di 15 anni per un velivolo d’attacco e capace di portare -se serve- anche degli ordigni atomici e che ci costerà un salasso. Più o meno ogni aereo vale l’equivalente di 400 asili nido o se si preferisce – vista l’attualità- l’indennità di disoccupazione (quella prevista dal governo) per 80mila precari.

Nonostante le lamentele dei mesi scorsi da parte dei veritici militari e di La Russa, i soldi per i programmi delle Forze Armate alla fine si trovano sempre. E a fronte di un limitato taglio del bilancio della Difesa nel 2009 (-5%) va ricordato che dal 2006 al 2008, gli aumenti avevano superato la sogli del + 21%. Senza contare tutti i soldi extra-bilancio, tra cui i 14 miliardi dei 131 JSF.

E’ paradossale che si possano stanziare tutti questi soldi per un sistema d’arma che in molti dei paesi coinvolti viene valutato troppo costoso e molto discutibile dal punto di vista operativo (e incoerente con delle missioni di pace), mentre il governo non riesce a trovare le risorse necessarie per potenziare gli ammortizzatori sociali (cassa integrazione, indennità di disoccupazione, ecc.) per chi perde il posto di lavoro.

Le varie “caste” del nostro paese escono intoccate, o solo sfiorate, dalla crisi: banchieri, manager, grandi imprese, le forze armate, ecc. Anche nella crisi si fanno delle scelte che invece di essere guidate dal perseguimento dell’interesse generale, si fanno orientare da interssi corporativi o legati a piccoli e grandi privilegi. Qui, la “sicurezza nazionale” o la “funzionalità delle nostre Forze Armate” non c’entra niente: è solo un gioco di interessi convergenti (business dell’industria bellica nazionale, autoconservazione corporativa delle Forze Armate, difesa di uno status internazionale peraltro assai dubbio, ecc.) a spingere il governo e il parlamento in una direzione completamente sbagliata. Quella del riarmo e dell’irresponsabilità sociale.

Giulio Marcon e Massimo Paolicelli
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