“Noi la crisi non la paghiamo!”. Un appello dell’Unione degli Universitari

"Noi la crisi non la paghiamo!" Lo slogan che ha caratterizzato il movimento studentesco di questo autunno raccoglie in sé la mancata rassegnazione di una generazione priva di prospettive, che vede, a differenza delle generazioni precedenti, un futuro precario. Siamo la generazione che per prima vede la precarietà a tempo indeterminato, che per prima vede la mancanza di stabilità, che per prima vede l’impossibilità di autodeterminarsi. Siamo la prima generazione senza futuro. Ma in questo contesto di continuo smantellamento di certezze sociali per le nuove generazioni, inevitabile conseguenza di un rafforzamento dei poteri forti del nostro Paese, il Governo ha deciso che la maniera migliore per affrontare la grave crisi economica che sta imperversando è attaccare la spesa pubblica, dagli ammortizzatori sociali, per i lavoratori che subiscono la cassa integrazione, al sistema di istruzione, primo motore del progresso sociale, culturale ed economico del Paese.

NOI LA CRISI NON LA PAGHIAMO!

Noi la crisi non la paghiamo! Lo slogan che ha caratterizzato il movimento studentesco di questo autunno raccoglie in sé la mancata rassegnazione di una generazione priva di prospettive, che vede, a differenza delle generazioni precedenti, un futuro precario. Siamo la generazione che per prima vede la precarietà a tempo indeterminato, che per prima vede la mancanza di stabilità, che per prima vede l’impossibilità di autodeterminarsi. Siamo la prima generazione senza futuro.

Ma in questo contesto di continuo smantellamento di certezze sociali per le nuove generazioni, inevitabile conseguenza di un rafforzamento dei poteri forti del nostro Paese, il Governo ha deciso che la maniera migliore per affrontare la grave crisi economica che sta imperversando è attaccare la spesa pubblica, dagli ammortizzatori sociali, per i lavoratori che subiscono la cassa integrazione, al sistema di istruzione, primo motore del progresso sociale, culturale ed economico del Paese. Le linee guida per l’Università presentate dal Ministro Gelmini sono solo l’ultimo atto di una serie di provvedimenti volti a scardinare il carattere pubblico del sapere e del diritto allo studio. Non possiamo accettare un sistema di formazione che ripone i suoi cardini nelle barriere all’accesso, nella dipendenza da finanziamenti privati, nei prestiti d’onore, nella mancanza di un valore legale al titolo di studio.

Oggi tanto il mondo del lavoro quanto quello della formazione sono sotto attacco. Gli strumenti largamente usati dalle imprese per affrontare la crisi sono la cassa integrazione per i lavoratori con contratto stabile ed il licenziamento per i lavoratori precari., strumenti che hanno riguardi esclusivamente per i bilanci delle imprese e non per il futuro dei lavoratori e dello stato sociale. Un lavoratore in cassa integrazione e un precario licenziato non hanno prospettive per il loro futuro, né per i loro figli a cui il Governo deve garantire la possibilità di accedere ai gradi più alti di formazione attraverso un sistema di agevolazioni che vanno oltre l’erogazione di finanziamenti atti alla copertura delle borse di studio per un solo anno.

Il taglio dei finanziamenti all’istruzione, il licenziamento di migliaia di precari, i provvedimenti di riduzione per i futuri trattamenti pensionistici sono misure che tolgono dignità sociale alle fasce deboli della popolazione che, invece di venire tutelate dalla crisi, diventano i principali soggetti a cui il Governo vuole far pagare le conseguenze.

L’Unione degli Universitari ritiene, pertanto, importante riprendere il cammino di mobilitazione insieme ai lavoratori, come in occasione dello sciopero generale della CGIL del 12 Dicembre. Torneremo in piazza a partire dalla manifestazione del 13 Febbraio di FIOM e Funzione Pubblica della CGIL, per continuare con quella dello SPI il 4 Marzo e della FLC di fine Marzo la mobilitazione generale della CGIL prevista per il 4 Aprile. Saremo in piazza con il sindacato per affiancare alle istanze dei lavoratori la tutela del diritto allo studio, perchè le conseguenze di questa crisi non posso ricadere su lavoratori, pensionati e studenti, perchè esistono politiche diverse per uscire dalla crisi, politiche che devono vedere la centralità dei temi del lavoro, della formazione, della conoscenza, del diritto allo studio.

Unione degli Universitari

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