Italia: nei ‘razzismi quotidiani’ coinvolte anche le Forze dell’ordine


da unimondo.org – Almeno a una persona su cinque è capitato di essere maltrattata dalle Forze dell’ordine; a tre su dieci di essere offese sui mezzi pubblici e di essere guardate male in strada; a tre su dieci di non essere pagate per un lavoro; a più della metà del campione di perdere all’improvviso il lavoro. Per il 65% del campione la vita in Italia è cambiata negli ultimi anni e, per la grande maggioranza di questi, in modo negativo. Il rapporto ambivalente con le Forze dell’ordine, rispettate ma temute, determina una sfiducia che porta solo il 3% degli intervistati a rivolgersi alle istituzioni in caso di difficolta, mentre si fa affidamento su reti di mutuo soccorso: famiglia, amici e comunità (74%).

E’ quando emerge dall’indagine "Razzismi quotidiani" condotta dall’associazione di assistenza Naga e dalla ong toscana Cospe su 580 cittadini stranieri intervistati e attraverso il monitoraggio di mezzi d’informazione locali e nazionali. "Abbiamo sentito la necessità di ascoltare e far ascoltare la voce dei cittadini stranieri, e proprio le loro testimonianze ci hanno permesso di capire quale sia la reale incidenza di questi episodi"- riportano le due associazioni che hanno svolto l’indagine dei casi di razzismo e discriminazione sulla base dell’appartenenza "etnico-razziale", nazionale e religiosa apparsi sulla stampa in un mese, dal 24 ottobre al 28 novembre.

Tra le offese e discriminazioni di carattere razzista e xenofoba vi è anche l’uso del nome del neo presidente Usa, Barack Obama. "Fratello di Obama" o "Non crederai di poter entrare perchè ha vinto Obama" sono alcuni casi di discriminazione registrati dal rapporto. La ricerca è stata suddivisa in due parti: da un lato, con interviste e questionari ai circa 500 immigrati (in maggioranza irregolari) che hanno frequentato i servizi del Naga; dall’altro, con un monitoraggio da parte del Cospe delle notizie uscite su testate nazionali e locali della carta stampata e su siti web tra il 24 ottobre e il 28 novembre 2008. Dalle interviste esce un quadro di quotidianita’ degli atti di razzismo e discriminazione. "Facevo la badante, quando non c’è stato più bisogno di me mi sono incontrata con la figlia della signora per fare il trattamento di fine rapporto. Mi ha chiesto di firmare dei fogli… io le ho chiesto se potevo prima leggerli, lei si è arrabbiata e mi ha mandato via senza pagarmi": lo testimonia una donna salvadoregna, ma numerosi sono i racconti di episodi di questo genere.

L’obiettivo è quello di "mettere a confronto l’informazione su discriminazione e razzismo con l’effettivo vissuto dei cittadini stranieri". I dati raccolti evidenziano il verificarsi diffuso di atti di violenza e discriminazione a danno dei cittadini stranieri: "razzismi quotidiani perpetrati dalle Forze dell’ordine, da controllori sui mezzi pubblici, da personale della sicurezza privata, da datori di lavoro, da gruppi di persone o da singoli individui" – spiega Pietro Massarotto, presidente del Naga. "Evidenziano una situazione odiosa, una sorta di ‘normalizzazione’ degli atti di discriminazione e razzismo che incide negativamente sulla vita di persone che vivono e lavorano in Italia" – prosegue Massarotto. "Inoltre ci ha colpito il fatto che di fronte a un’incidenza media del 30% di episodi di sopraffazione, la percezione critica di ciò che accade sia fortemente sottodimensionata nei racconti dei cittadini stranieri, che, in un contesto di criminalizzazione continua, paiono aver alzato il livello di sopportazione degli abusi". "I dati raccolti ci confermano – conclude il presidente del Naga – quanto sia sbagliato e dannoso rappresentare i cittadini stranieri come un gruppo omogeneo: non esistono ‘gli stranieri’, ma singoli individui caratterizzati da speranze, paure, aspettative e biografie completamente differenti. Singoli che vedono quotidianamente violati i loro diritti fondamentali da parte di istituzioni e cittadini".

L’analisi su testate locali e nazionali (cartacee e web), pur inevitabilmente parziale ed estemporanea ha permesso di fornire una significativa istantanea sulla situazione attuale dei razzismi quotidiani. Secondo i dati raccolti è avvenuta una media di 1,3 episodi di razzismo al giorno. Gli immigrati sono state le vittime principali degli atti di discriminazione e razzismo, soprattutto i cittadini di nazionalità rumena, e sembra che il colore della pelle sia l’elemento che rende le persone di origine straniera, anche se nate in Italia o cittadine italiane, maggiori vittime di violenze, insulti e comportamenti offensivi. Quello che più colpisce è l’alta percentuale di atti di violenza istituzionale, compiuta da Forze dell’ordine e da persone in una posizione di autorità, come i controllori dei mezzi di trasporto. Tra le principali vittime rom e sinti. A conferma dell’effetto del razzismo di creare, riprodurre e/o mantenere il potere, l’influenza e il benessere di un gruppo cosiddetto "razziale" a scapito di un altro gruppo definito negli stessi termini.

"Gli studi sul tema – afferma Udo Enwereuzor, esperto di discriminazioni e responsabile Cospe del progetto europeo Raxen (Rete di informazione europea sul razzismo e la xenofobia) – ci dicono che spesso gli immigrati non sono rappresentati come persone a tutto tondo. Come risulta anche dalla nostra analisi essi sono frequentemente ridotti ad una nazionalità. Inoltre, come abbiamo rilevato, la loro voce nei media e nel dibattito pubblico è del tutto residuale. Così come la voce del mondo associativo, di esperti, di attori che ruotano nel mondo dell’immigrazione è raramente presa in considerazione come fonte. Dal nostro monitoraggio emerge infatti la tendenza dei giornalisti a utilizzare quasi esclusivamente voci e fonti istituzionali". "Una difficoltà persistente che si frappone alla crescita dell’impegno delle istituzioni e dei singoli nel contrasto del razzismo e delle discriminazioni collegate – conclude Udo Enwereuzor – è rappresentata proprio dalla mancanza di dati ed informazioni descrittive raccolte in modo sistematico e che riguardano tutto il territorio nazionale. Ed è in questa direzione che questa ricerca prova a dare una risposta".

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