Il Parlamento UE rende vincolante il codice per l’esportazione delle armi

Approvando con 562 voti favorevoli, 37 contrari e 20 astensioni una risoluzione sostenuta da tutti i gruppi politici eccetto (IND/DEM), il Parlamento ribadisce «fermamente» le proprie critiche «all’attuale stallo politico» quanto alla mancata adozione della posizione comune in merito alla revisione del Codice di condotta UE sulle esportazioni di armi al fine di «trasformarlo in un efficace strumento di controllo». Nel chiederne quindi l’adozione «senza ulteriori indugi», sottolinea che il contributo dell’UE a un trattato sul commercio di armi internazionalmente vincolante «acquisterà notevole credibilità non appena diverrà giuridicamente vincolante il regime comunitario di controllo delle esportazioni di armi».

Approvando con 562 voti favorevoli, 37 contrari e 20 astensioni una risoluzione sostenuta da tutti i gruppi politici eccetto (IND/DEM), il Parlamento ribadisce «fermamente» le proprie critiche «all’attuale stallo politico» quanto alla mancata adozione della posizione comune in merito alla revisione del Codice di condotta UE sulle esportazioni di armi al fine di «trasformarlo in un efficace strumento di controllo». Nel chiederne quindi l’adozione «senza ulteriori indugi», sottolinea che il contributo dell’UE a un trattato sul commercio di armi internazionalmente vincolante «acquisterà notevole credibilità non appena diverrà giuridicamente vincolante il regime comunitario di controllo delle esportazioni di armi».

Il codice di condotta dell’Unione europea per le esportazioni di armi è stato adottato l’8 giugno 1998 e stabilisce otto criteri per il controllo delle esportazioni di armi convenzionali e una procedura di notifica delle decisioni di rifiuto che esige che gli Stati membri si consultino riguardo ad eventuali autorizzazioni concesse malgrado una precedente decisione di rifiuto.

Il Codice di condotta dell’Unione europea per le esportazioni di armi attualmente non è un documento giuridicamente vincolante ed è composto da due sezioni principali: una che elenca gli otto criteri di esportazione e l’altra sulle disposizioni operative. I criteri costituiscono i principi che le autorità nazionali preposte al rilascio delle licenze dovrebbero utilizzare quando ricevono una domanda di autorizzazione a vendere armi all’estero:

  • Rispetto degli impegni internazionali degli Stati membri, segnatamente delle sanzioni decretate dal Consiglio di sicurezza dell’ONU e di quelle decretate dalla Comunità, degli accordi sulla non proliferazione e di altri obblighi internazionali.
  • Rispetto dei diritti umani nel paese di destinazione finale.
  • Situazione interna al paese di destinazione finale.
  • Mantenimento della pace, della sicurezza e della stabilità regionali.
  • Sicurezza nazionale degli Stati membri e dei territori le cui relazioni esterne competono agli Stati membri, nonché di Paesi alleati o amici.
  • Comportamento del paese acquirente nei confronti della comunità internazionale.
  • Esistenza del rischio di sviamento delle attrezzature all’interno del paese acquirente o di ri-esportazione in condizioni indesiderabili.
  • Compatibilità delle esportazioni di armi con le capacità tecniche ed economiche del paese acquirente.

Il Parlamento si è più volte pronunciato sulla necessità di rendere vincolante tale codice. Nel marzo di quest’anno ha rinnovato l’invito agli Stati membri dell’UE che si oppongono ad un codice giuridicamente vincolante «a riesaminare la loro posizione», anche perché i motivi di questa mancata adozione «non sono mai stati chiariti ufficialmente, ma sono evidentemente legati al desiderio di alcuni Stati membri dell’UE di abolire l’attuale embargo comunitario sulle esportazioni di armi alla Repubblica popolare cinese». Si è inoltre detto convinto che il contributo dell’UE a un trattato sul commercio di armi internazionalmente vincolante «acquisterà notevole credibilità non appena il regime comunitario di controllo delle esportazioni di armi diverrà giuridicamente vincolante».

Esortando quindi il Consiglio ad approvare una posizione al riguardo (bloccata dal 2005), il Parlamento ha chiesto di adottare parallelamente una serie di misure:

  • prevenzione di trasferimenti irresponsabili di armi mediante una rigorosa applicazione dei criteri del Codice sia alle compagnie che alle forze armate nazionali;
  • miglioramento e applicazione di controlli del brokeraggio; prevenzione del traffico illegale di armi per via aerea e per nave;
  • rapide indagini sulle recenti asserzioni relative alla violazione di embargo sulle armi;
  • prevenzione della vendita a broker privati delle armi raccolte durante operazioni PESD e RSS (riforma del settore della sicurezza) e di altre iniziative dell’UE, nonché del loro successivo trasferimento;
  • miglioramento della trasparenza e della qualità dei dati trasmessi dagli Stati membri nel contesto della relazione annuale sul Codice.
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