Eurostat: ”Aumenta il tasso d’occupazione delle donne. Italia sotto la media europea”


Passato dal 53,6% del 2000 al 58,3% del 2007. Vicino l’obiettivo dell’Agenda di Lisbona: 60% entro il 2010. In Italia è passato dal 39,3% al 46,6%. Ma le donne continuano a guadagnare il 15% in meno degli uomini

BRUXELLES – Le differenze di genere nel mondo del lavoro sono in questi giorni sotto la lente d’ingrandimento dell’Ue. Oggi sull’argomento è stato pubblicato un rapporto Eurostat, mentre si sta concludendo a Lille una conferenza sull’uguaglianza organizzata dalla presidenza francese dell’Ue, in parallelo a un incontro informale dei ministri europei responsabili di queste politiche. Lunedì sera invece l’argomento sarà trattato in sessione plenaria dal Parlamento europeo, che probabilmente chiederà alla Commissione di presentare entro la fine 2009 proposte legislative per garantire una migliore attuazione delle norme Ue in materia di parità retributiva tra donne e uomini.

Venendo al rapporto Eurostat, il dato più rilevante è l’aumento del tasso d’occupazione delle donne, passato dal 53,6% del 2000 al 58,3% nel 2007, e in avvicinamento all’obbiettivo dell’Agenda di Lisbona (tasso d’impiego femminile del 60% entro il 2010). Per l’Italia, da rilevare che la disoccupazione nel 2000 riguardava il 14,9% delle donne, ben sopra il 7,9% del 2007. Il tasso d’impiego femminile è migliorato, passando dal 39,3% al 46,6%, ma rimane ancora basso rispetto alla media europea (per l’UE27 è al 58,3%) e molto inferiore a quella dei paesi più virtuosi (73,2% in Danimarca e 71,8% in Svezia).

Ciononostante, le donne continuano a guadagnare il 15% meno degli uomini, e occupano solo il 10% dei posti dirigenziali.

L’abbassamento della differenza nel tasso d’impiego non è però avvenuto dappertutto: in otto paesi esso la differenza è addirittura aumentata. L’Italia riporta trend positivi, però appartiene ancora al gruppo dei paesi meno virtuosi, ovvero quelli dove la differenza di genere nell’occupazione supera il 20% (dal 2000 al 2007 si è passati dal 28% al 24%). Una situazione comune ai paesi dell’area mediterranea.

In quasi tutta Europa sussistono molti ostacoli sulla strada della parità: il principale è la difficoltà di conciliare la vita famigliare con quella professionale, soprattutto a causa della mancanza di servizi all’infanzia. I dati lo affermano con chiarezza: quando le donne hanno figli, il loro tasso d’occupazione si abbassa di 12 punti. La differenza d’impiego tra donne e uomini con figli aumenta allora al 26%. Un dato però fa ben sperare: la differenza nel tasso d’impiego è in diminuzione (da 19,3 a 15,3 dal 2000 al 2007) nella fascia d’età 25-54, ovvero quella dove una donna è più suscettibile di occuparsi della cura dei figli.

Tra i rilevamenti positivi del rapporto Eurostat, un leggero aumento del livello di educazione delle donne, a tutti i livelli. Rimane invece invariata la tendenza riguardante il lavoro in proprio, che rimane appannaggio degli uomini (18,2% dei lavoratori in proprio sul totale dei lavoratori, contro il 9,7% delle donne). Per l’Italia si può segnalare però un trend leggermente controtendenza: la percentuale di lavoratori autonomi maschi è leggermente diminuita negli ultimi sette anni (dal 28,2% al 27,6%) con un leggero aumento della presenza di lavoratrici indipendenti (da 15,8% a 17%). Leggermente maggiore è invece la quota di donne con un lavoro a tempo determinato. Una situazione che in Italia riguardava nel 2007 l’11% degli uomini e il 16% delle donne, cifre in leggero aumento rispetto al 2000 (rispettivamente 8,8% e 12,2%).

Per quanto riguarda invece il lavoro part-time, sono le donne a farla da padrona: a livello dei 27, il part-time riguarda il 30,7% delle donne contro il 6,9% degli uomini. Da segnalare il caso particolare dei Paesi Bassi, dove ben il 74,8% delle olandesi ha un’occupazione a metà tempo. Percentuale alta anche per gli olandesi: il 20,5% tra loro lavora metà delle ore. In Italia la differenza tra uomini e donne nel part-time è aumentata rispetto al 2000 (dal 13,6% al 22,2%). Il part-time ora concerne il 26,% delle lavoratrici contro il 4,6% dei lavoratori.

Infine, per quanto riguarda il lavoro in orari atipici (turni di notte o nei fine settimana), non ci sono grandi differenze tra 2000 e 2007 e tra uomini e donne, se non un leggero aumento della percentuale di persone di ambo i sessi che lavorano in queste fasce temporali. Il lavoro di notte rimane più presente tra gli uomini che tra le donne, in quanto legato all’industria pesante. (mm)

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