Conferenza di Doha su Finanza per lo sviluppo: assenti i “Grandi” accorsi in massa a Washington


"Help local trade": urgente riformare gli aiuti-strumento di pressione commerciale

Roma/Doha, 27 novembre – In questo fine settimana, dal 29 novembre al 2 dicembre, si tiene a Doha la Conferenza internazionale sulla Finanza per lo sviluppo alla quale era prevista la partecipazione di oltre quaranta capi di Stato e di governo, di ministri e rappresentanti delle agenzie di sviluppo e delle Nazioni Unite. L’argomento è spinoso: si vuole verificare, a partire da sei tavoli di confronto, l’efficacia di tutte le iniziative di finanziamento finalizzate alla cooperazione internazionale e alla lotta alla povertà nel Pianeta. Ma i Capi di stato e di Governo dei G20, che si sono precipitati a Washington per concordare gli ingenti finanziamenti destinati a risolvere i problemi delle loro banche e imprese, parte attiva nella crisi presente, a Doha non si faranno vedere. E’ questa una delle brutte scoperte fatte dal Forum della società civile globale che si apre oggi sempre a Doha e precede di due giorni l’inizio della Conferenza delle Nazioni Unite Finanza per lo Sviluppo. Il forum, cui parteciperanno oltre 300 delegati di organizzazioni di tutto il Pianeta, tra cui anche Andrea Baranes della CRBM in rappresentanza della Coalizione Help Local Trade, vuole proporre delle soluzioni innovative alla crisi internazionale che minaccia il clima, lo sviluppo e la giustizia sociale. E chiedere ai Governi che comunque parteciperanno, a partire da quello italiano che si prepara ad ospitare il G8, di dire no agli aiuti "di facciata" che soprattutto nell’ambito degli Aiuti al commercio nascondono troppo spesso aiuti legati: condizionati, cioè, alla stipula di accordi commerciali, forniture o contratti con le aziende dei Paesi donatori.

Peccato che, a raccogliere le proposte della società civile, "non ci saranno i capi di Stato e di Governo della maggior parte dei Paesi dell’Unione europea, gli Stati Uniti e il Canada – spiega Andrea Baranes – come mancheranno anche i verttici di Banca mondiale e Fondo monetario, un segnale che preferiscono discutere delle soluzioni alla crisi globale solo tra loro, come lo scorso 15 novembre all’incontro di Washington".

Negli aiuti al commercio o Aid for trade, secondo la ricerca "Di Doha… in Doha: quando il commercio diventa un’occasione e non una trappola" condotta dalla coalizione Help Local Trade Ö iniziativa promossa da Centro internazionale Crocevia, M.A.I.S., Mani Tese, Servizio Civile Internazionale, Campagna per la riforma della Banca Mondiale, Fair e FairWatch e lanciata proprio in occasione della conferenza di Doha (e scaricabile qui) tra il 2002 e il 2005 i Paesi donatori dell’area Ocse hanno impegnato in media 21 miliardi di dollari l’anno in aiuti diretti ai settori più strettamente associati al commercio, compresi 11,2 miliardi di dollari per costruire le infrastrutture economiche, 8,9 miliardi per promuovere le capacità produttive (compresi due miliardi per lo sviluppo del commercio) e 0,6 miliardi di dollari per far crescere la comprensione e l’implementazione delle politiche commerciali e dei loro regolamenti.

Queste cifre, tuttavia, sono per lo più "impegni", cioè non è detto che vengano davvero erogati. In questi anni sono stati a più riprese utilizzati come merce di scambio per imporre trattati di liberalizzazione commerciale come quelli Wto, in stallo ormai da tempo. Il G20 ha sollecitato una conclusione del Doha Round entro l’anno, che però, secondo l’analisi della coalizione Help Local Trade "non solo non produrrà un impatto consistente dal punto di vista della crescita economica, ma determinerà un ulteriore processo di liberalizzazione assolutamente dannoso per i Paesi del Sud, soprattutto in questa fase di forte instabilità dei mercati internazionali. L’idea, inoltre, di spingere le liberalizzazione con un pacchetto di aiuti per il commercio, è la riconferma di come gli stessi aiuti servano da spinta per politiche di liberalizzazione, anziché orientarsi al rafforzamento delle economie locali, elemento chiave per uscire dalla crisi".

Gli aiuti non possono fare miracoli: stiamo parlando di 3 centesimi di dollaro al giorno per ciascuno dei 3 miliardi di poveri del pianeta. Ma si potrebbe usarli molto meglio, tenendo conto di sensibilità ed efficacia di esperienze e concetti come il consumo critico, il commercio equo e solidale, le filiere corte, il biologico, i gruppi d‟acquisto, la sovranità alimentare, i farmer markets. L’Italia, in questa direzione, può fare la differenza, soprattutto in vista del G8:

Grazie all’impegno del precedente Governo, infatti, si è riusciti a inserire nei terribili Accordi EPAs (Accordi di Partenariato Economico che l’Europa negozia con le sue ex colonie di Africa, Caraibi e Pacifico) un articolo che prevede una valutazione del loro impatto in corso d’opera, partecipata, che coinvolga, tra l’altro, i piccoli produttori agricoli e le loro organizzazioni.

Help local trade chiede anche a questo Governo di giocare "in attacco" anche in questa partita, chiedendo una revisione strutturale di aiuti che, nei fatti, non funzionano, o almeno non per coloro per i quali sono stati immaginati.

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Pin on Pinterest0Share on LinkedIn0Email this to someone

Lascia un commento

Sbilanciamoci.org I contenuti di questo sito sono rilasciati sotto licenza Creative Commons 3.0
Informativa sull'uso dei cookie
// Powered by Botiq.org