DOPO TORINO

di Giulio Marcon
da ArciReport

La conclusione del VI Forum di Sbilanciamoci – che si è svolto a Torino dal 4 al 6 settembre – ha proposto due scadenze concrete: la mobilitazione su 100 proposte specifiche e dettagliate per un’ “Italia capace di futuro” (il testo del documento è su [questo sito]) e l’organizzazione di un Tax Justice Day (per la giustizia e la legalità fiscale) prima della fine dell’anno. Due iniziative per contribuire a rilanciare l’impegno contro le politiche securitarie e neoliberiste di questo governo e per cercare di ottenere risultati concreti di un’economia diversa fondata sui diritti, l’ambiente e la pace.
Il forum di Torino ha avuto inoltre il merito di mettere al centro della discussione e della proposta politica il tema del lavoro, costruendo su questo problema dramamtico un confronto vero tra sindacato e organizzazioni ambientaliste e della società civile. Si è trattato di un confronto sincero ed appassionato dove chi crede in un modello di sviluppo alternativo a quello tardo-industrialista e produttivista ha abbracciato con convinzione la causa del lavoro e dei lavoratori e chi difende i diritti degli operai e degli impiegati (e dei precari) si è aperto in modo non scontato ad una discussione su un’economia diversa che non sacrifica salute, ambiente e relazioni sociali alla crescita – senza sé e senza ma- del PIL.
Questo confronto pone le basi per una rinnovata alleanza tra sindacato, associazioni e campagne – ognuno con il suo punto di vista, anche diverso – per la costruzione di un patto d’azione per politiche economiche e finanziarie diverse, a favore dei diritti, della società, dell’ambiente e del lavoro. Nelle 100 proposte del documento finale il VI forum di Sbilanciamoci ribadisce tutte le sue critiche alla manovra estiva del governo (30 miliardi di tagli in tre anni alle spese sociali e ai comuni, l’avvio delle centrali nucleari ed il rilancio delle grandi opere, la reintroduzione dei contratti di lavoro precario, la riduzione delle spese per l’ambiente e per la cooperazione internazionale, ecc.) e formula le sue proposte alternative per un diverso modello di sviluppo fondato sull’energia pulita e la mobilità sostenibile, l’ampliamento del Welfare e il potenziamento della ricerca scientifica, la legalità e la giustizia fiscale e sulla la riduzione delle spese militari. E tanto altro ancora.
E’ per questo che abbiamo lanciato tante proposte specifiche attraverso piani nazionali di intervento. Tra questi la costruzione di 3mila asili nido e 50mila pannelli solari, la messa in regola (assunzione a tempo indeterminato) di 250mila collaboratori e progetto e un intervento di “piccole opere” a favore del mezzogiorno, la messa in sicurezza (rispetto della legge 626) di tutte le scuole italiane e l’introduzione dei LIVEAS (Livelli Essenziali di Assistenza) per un Welfare degno di questo nome. Tutto questo costa, ma costano anche le spese militari, le centrali nucleari, gli abusi affaristici delle convenzioni sanitarie con enti privati o il mantenimento delle licenze Microsoft (invece del copyleft) per i computer della pubblica amministrazione. Incominciamo a tagliare da qui. E poi si possono trovare altre risorse con una politica di giustizia e legalità fiscale: ad esempio alzando la imposizione fiscale sui capital gain dal 12,5 al 23% oppure portando al 48% l’aliquota IRPEF su chi guadagna più di 200mila euro. Chi guadagna di più deve pagare di più, mentre bisogna ridurre le tasse ai lavoratori dipendenti.
Si tratta di una sfida importante, soprattutto di fronte alla forza (e alla debolezza dell’opposizione) che sta dimostrando il governo nell’imporre scelte sbagliate e dannose al paese. Il prossimo appuntamento è la finanziaria (che potrebbe essere meno esile di quanto previsto, visti i dati allarmanti degli ultimi mesi della nostra economia) e la sessione di bilancio che si concluderà entro Natale. Rilanciare la mobilitazione politica e sociale con un corredo di proposte credibili e sostenibili è il compito che abbiamo, cercando di ritessere i fili di una coalizione di forze (sociali, politiche, sindacali) che ha a cuore le sorti di questo paese.

di Giulio Marcon
da ArciNotizie


La conclusione del VI Forum di Sbilanciamoci – che si è svolto a Torino dal 4 al 6 settembre – ha proposto due scadenze concrete: la mobilitazione su 100 proposte specifiche e dettagliate per un’ “Italia capace di futuro” (il testo del documento è su [questo sito]) e l’organizzazione di un Tax Justice Day (per la giustizia e la legalità fiscale) prima della fine dell’anno. Due iniziative per contribuire a rilanciare l’impegno contro le politiche securitarie e neoliberiste di questo governo e per cercare di ottenere risultati concreti di un’economia diversa fondata sui diritti, l’ambiente e la pace.

Il forum di Torino ha avuto inoltre il merito di mettere al centro della discussione e della proposta politica il tema del lavoro, costruendo su questo problema dramamtico un confronto vero tra sindacato e organizzazioni ambientaliste e della società civile. Si è trattato di un confronto sincero ed appassionato dove chi crede in un modello di sviluppo alternativo a quello tardo-industrialista e produttivista ha abbracciato con convinzione la causa del lavoro e dei lavoratori e chi difende i diritti degli operai e degli impiegati (e dei precari) si è aperto in modo non scontato ad una discussione su un’economia diversa che non sacrifica salute, ambiente e relazioni sociali alla crescita – senza sé e senza ma – del PIL.

Questo confronto pone le basi per una rinnovata alleanza tra sindacato, associazioni e campagne – ognuno con il suo punto di vista, anche diverso – per la costruzione di un patto d’azione per politiche economiche e finanziarie diverse, a favore dei diritti, della società, dell’ambiente e del lavoro. Nelle 100 proposte del documento finale il VI forum di Sbilanciamoci ribadisce tutte le sue critiche alla manovra estiva del governo (30 miliardi di tagli in tre anni alle spese sociali e ai comuni, l’avvio delle centrali nucleari ed il rilancio delle grandi opere, la reintroduzione dei contratti di lavoro precario, la riduzione delle spese per l’ambiente e per la cooperazione internazionale, ecc.) e formula le sue proposte alternative per un diverso modello di sviluppo fondato sull’energia pulita e la mobilità sostenibile, l’ampliamento del Welfare e il potenziamento della ricerca scientifica, la legalità e la giustizia fiscale e sulla la riduzione delle spese militari. E tanto altro ancora.

E’ per questo che abbiamo lanciato tante proposte specifiche attraverso piani nazionali di intervento. Tra questi la costruzione di 3mila asili nido e 50mila pannelli solari, la messa in regola (assunzione a tempo indeterminato) di 250mila collaboratori e progetto e un intervento di “piccole opere” a favore del mezzogiorno, la messa in sicurezza (rispetto della legge 626) di tutte le scuole italiane e l’introduzione dei LIVEAS (Livelli Essenziali di Assistenza) per un Welfare degno di questo nome. Tutto questo costa, ma costano anche le spese militari, le centrali nucleari, gli abusi affaristici delle convenzioni sanitarie con enti privati o il mantenimento delle licenze Microsoft (invece del copyleft) per i computer della pubblica amministrazione. Incominciamo a tagliare da qui. E poi si possono trovare altre risorse con una politica di giustizia e legalità fiscale: ad esempio alzando la imposizione fiscale sui capital gain dal 12,5 al 23% oppure portando al 48% l’aliquota IRPEF su chi guadagna più di 200mila euro. Chi guadagna di più deve pagare di più, mentre bisogna ridurre le tasse ai lavoratori dipendenti.

Si tratta di una sfida importante, soprattutto di fronte alla forza (e alla debolezza dell’opposizione) che sta dimostrando il governo nell’imporre scelte sbagliate e dannose al paese. Il prossimo appuntamento è la finanziaria (che potrebbe essere meno esile di quanto previsto, visti i dati allarmanti degli ultimi mesi della nostra economia) e la sessione di bilancio che si concluderà entro Natale. Rilanciare la mobilitazione politica e sociale con un corredo di proposte credibili e sostenibili è il compito che abbiamo, cercando di ritessere i fili di una coalizione di forze (sociali, politiche, sindacali) che ha a cuore le sorti di questo paese.

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