Caritas/Cnca: prostituzione, legge inefficace e controproducente

da unimondo.org"Seria preoccupazione" e "fermo dissenso" delle principali associazioni che operano contro lo sfruttamento della prostituzione al disegno di legge sulle "Misure contro la prostituzione" approvato ieri dal Consiglio dei Ministri che ne configura come reato "l’esercizio in luogo pubblico o aperto al pubblico". Il comunicato del coordinamento delle associazioni – in cui figurano tra le altre Asgi, Gruppo Abele, Caritas Italiana, Cnca e Save the Children – afferma che "vietare la prostituzione in strada significa spingere chi si prostituisce nel sommerso …. Si tratta di una norma "non solo inefficace, ma innanzitutto controproducente"…

da unimondo.org"Seria preoccupazione" e "fermo dissenso" delle principali associazioni che operano contro lo sfruttamento della prostituzione al disegno di legge sulle "Misure contro la prostituzione" approvato ieri dal Consiglio dei Ministri che ne configura come reato "l’esercizio in luogo pubblico o aperto al pubblico".

Il comunicato del coordinamento delle associazioni – in cui figurano tra le altre Asgi, Gruppo Abele, Caritas Italiana, Cnca e Save the Children – afferma che "vietare la prostituzione in strada significa spingere chi si prostituisce nel sommerso degli appartamenti dove chi è sfruttato lo sarà ancora di più, invisibile per forze dell’ordine e operatori sociali". Si tratta di una norma "non solo inefficace, ma innanzitutto controproducente", visto che "la prostituzione non è una questione di ordine pubblico, ma una questione sociale".

Inoltre – sottolineano le associazioni – "il Disegno di legge non considera che chi si prostituisce non commette nessun reato contro terzi, ma anzi, spesso, li subisce. Senza l’aiuto delle vittime è quasi impossibile attuare efficaci azioni di contrasto". Il ‘giro di vite’ che il Governo ha varato avvantaggia, di fatto, gli sfruttatori e danneggia le vittime". "E danneggia anche i minori – evidenziano le associazioni – perché l’articolo che prevede il rimpatrio dei minori dediti alla prostituzione sembra ignorare le norme internazionali: un minore dovrebbe essere rimpatriato nel proprio paese d’origine soltanto se tale misura corrisponde alla realizzazione del suo superiore interesse. E verificare ciò, significa identificare, caso per caso, una soluzione duratura che permetta la più completa realizzazione possibile dei diritti del minore in questione, la cui opinione in merito deve essere ascoltata e tenuta in dovuta considerazione".

"Dinanzi all’allarme e al disagio che diversi cittadini e alcune collettività manifestano nei confronti del fenomeno prostituzione non ci sono scorciatoie" – ribadiscono le associazioni. "Occorre tenere insieme la tutela dei diritti delle vittime di sfruttamento sessuale, il sostegno all’inclusione sociale per chi si prostituisce e vorrebbe una alternativa, il contrasto delle organizzazioni criminali, le esigenze di sicurezza che – per essere tale – non può che venire declinata come "sicurezza sociale" e riguardare tutti, comprese le persone che si prostituiscono. La conciliazione di queste diverse esigenze – ricordano le associazioni nella nota inviata già da tempo al Governo – è già praticata ogni giorno in tante città della Penisola: si tratta di quel ‘modello italiano’ che ha fatto del nostro Paese il punto riferimento nello scenario internazionale in materia di tutela delle persone vittime di grave sfruttamento e di tratta. Un approccio che ha permesso di proteggere la persona sfruttata e vittima di tratta che decide di uscire dal racket; proporle occasioni di formazione e inserimento sociale e lavorativo; favorire la denuncia degli sfruttatori; rafforzare la collaborazione tra enti locali, associazioni, magistratura, forze dell’ordine; intervenire per gestire gli eventuali conflitti che si creano con i residenti".

I promotori del documento avevano chiesto al Governo di rafforzare questo modello e in un documento avevano avanzato una serie di proposte che consentirebbero di affrontare le problematiche inerenti la prostituzione e quelle riguardanti la tratta di esseri umani nelle sue diverse forme di sfruttamento. Tra le proposte, "l’applicazione reale, e non a macchia di leopardo, della legge Merlin in quanto tutela la dignità delle persone che si prostituiscono, colpisce lo sfruttamento e favorisce percorsi di fuoriuscita e di assistenza", la formazione di chi opera sul campo (associazioni, enti, forze dell’ordine, operatori della giustizia) sulle opportunità offerte dalla legislazione vigente, in modo che siano sempre più in grado di aiutare chi è sfruttato, la mediazione dei conflitti nei territori dove l’esercizio della prostituzione solleva problemi, la promozione del numero verde in aiuto alle vittime di tratta e speciali tutele per i minori.

A tal riguardo – come detto – le associazioni avevano inviato nelle scorse settimane un documento ( in .pdf dal sito della Caritas) al Governo che non solo ne ha ignorato i contenuti, ma anche la richiesta di incontro avanzata dalle associazioni.

Il documento è stato redatto da Asgi, Associazione Gruppo Abele, Associazione On the Road, Caritas Italiana, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (Cnca), Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute, Comune di Venezia, Consorzio Nova, Coop. Sociale Dedalus, Save the Children. Le associazioni, pur di diversa natura e dimensione, del servizio pubblico e del privato sociale, dell’ambito laico e cattolico, con storie e approcci diversi, sono unite da una pluriennale esperienza di impegno nelle politiche e nella realizzazione di interventi sulla prostituzione, sull’emarginazione e lo sfruttamento, sulla tratta degli esseri umani: molte delle sigle espresse rimandano a decine, a volte a centinaia, di realtà collegate in rete. Le associazioni hanno lanciato una campagna di promozione del documento alla quale, in pochi giorni, hanno già aderito oltre 50 enti (non profit, Regioni, Province, Comuni) mentre molte altre adesioni stanno arrivando. [GB]

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