Tradewatch: il governo italiano non firmi l’accordo del Wto


da unimondo.org – In vista delle riunioni dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) per la conclusione dei negoziati iniziati a Doha nel 2001 (‘Doha Round’) che iniziano oggi 21 luglio a Ginevra, le associazioni della società civile italiana dell’osservatorio Tradewatch invitano alla mobilitazione tenendo alta l’attenzione sulle scelte tanto importanti che discretamente saranno negoziate a Ginevra.

"Se il Doha Round verrò concluso, i principali beneficiari della liberalizzazione saranno le grandi imprese, ma con pesanti ripercussioni sull’ambiente e sui lavoratori, gli agricoltori, le donne, i consumatori di tutto il pianeta" – riporta una nota di Tradewatch, l’osservatorio promosso dalla Crbm, Crocevia, Fair, Fondazione per la Responsabilità Etica e numerose altre associazioni. Tra le conseguenze negative che Tradewatch esamina vi è la "perdita di posti di lavoro, de-industrializzazione di intere aree, che rimarranno precluse ad un vero sviluppo sociale ed ambientale per i decenni a venire". I Paesi ricchi chiedono ai cosiddetti paesi in via di sviluppo l’apertura di "nuovi accessi al mercato" che significa abbattimento dei dazi su manufatti e sullo sfruttamento delle risorse naturali – afferma Tradewatch.

Proprio l’apertura dei mercati da parte dei "paesi emergenti" è stata ribadita nei giorni scorsi sia dal Sottosegretario italiano allo sviluppo economico, Adolfo Urso, sia dallo stesso Commissario europeo al Commercio estero Peter Mandelson che in una lettera alla ‘Stampa’ ha indicato come "nell’agricoltura godiamo di chiari vantaggi comparativi e non abbiamo motivo di temere una concorrenza leale" e che tra gli obiettivi dell’Ue "per quanto riguarda i prodotti industriali e soprattutto i servizi, la nostra posizione è chiara: da questi negoziati ci aspettiamo l’apertura di nuovi mercati".

Un’altra conseguenza negativa dei negoziati riguarda lo sviluppo rurale e la sovranità alimentare. "Mentre Stati Uniti ed Europa continuano a sovvenzionare i loro esportatori agro-alimentari, mettono milioni di piccoli agricoltori in casa propria e nei Paesi in via di sviluppo a rischio sostenibilità. Una politica scandalosa, soprattutto se sostenuta di fronte a una crisi alimentare globale" – afferma Tradewatch. Altre conseguenze riguardano la maggiore privatizzazione e deregolamentazione dei servizi, anche in settori chiave come la finanza e l’energia. "La recente instabilità sui mercati mondiali dimostra la necessità di un maggiore intervento e di una supervisione del mercato finanziario globale, non di una maggiore deregolamentazione" – sostiene Tradewatch.

Inoltre "una maggiore capacità d’intervento del WTO si tradurrebbe in maggiori ostacoli nella lotta ai cambiamenti climatici, perché il profitto verrebbe sempre messo al primo posto rispetto alla nostra salute, come dimostrano i milioni di euro in sanzioni commerciali che ogni anno l’Europa paga agli Stati Uniti per essersi rifiutata di importare carne agli ormoni cancerogena". In definitiva – conclude Tradewatch – "i maggiori perdenti saranno i Paesi più poveri e quelli in crisi come il nostro". "Le proiezioni economiche nel caso di un eventuale accordo si tradurrebbero, secondo diversi think thank, tra cui la stessa Banca Mondiale, in una progressiva perdita di posti di lavoro, in una riduzione dello spazio politico e nella perdita di entrate tariffarie per i Paesi in via di sviluppo che saranno di gran lunga superiori ai presunti benefici che deriveranno dal Development Round".

Le associazioni e campagne dell’osservatorio Tradewatch invitano il Governo italiano a non firmare l’eventuale accordo di questi negoziati e tutte le forze sociali e della società civile alla mobilitazione chiedendo a tutti di tempestare le email dei ministri italiani coinvolti nei negoziati, di promuovere iniziative di sensibilizzazione e di protesta e di seguire l’andamento dei negoziati e delle iniziative sui siti di Crbm e Fair che verranno aggiornati in tempo reale. [GB]

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