Droghe. Contributi familiari per il trattamento: il Cnca non ci sta


La reazione alla proposta del sottosegretario Giovanardi, che pensa a una compartecipazione delle famiglie alle spese del trattamento. De Facci: ”Una proposta scandalosa. Si rischia la privatizzazione delle cure”
 
ROMA – “La proposta del sottosegretario Giovanardi ci scandalizza, ci spiazza e ci fa arrabbiare, ma aspetteremo la Consulta o la Conferenza nazionale per indagare meglio sulle sue intenzioni e manifestare la nostra contrarietà”: non piace a Riccardo De Facci, responsabile nazionale per le tossicodipendenze del Cnca, la proposta lanciata oggi informalmente dal sottosegretario Giovanardi in occasione dell’incontro con i rappresentanti delle comunità terapeutiche: una proposta che prevede la compartecipazione economica delle famiglie nelle spese per il trattamento delle tossicodipendenze, all’interno dei Sert o delle comunità. “Sappiamo che per alcune regioni c’è una tendenza alla privatizzazione: la Lombardia per esempio ha accreditato 3 Sert privati e altri 3 o 4 ne accrediterà forse entro quest’anno – ci spiega De Facci – Crediamo che così si rischi la competizione anziché l’integrazione tra i servizi. Ora ci sembra scandaloso che, in nome di risorse inadeguate che non possono aumentare, su una tipologia di bisogni così delicata si immagini la compartecipazione delle famiglie: è un segnale di allontanamento degli utenti dai servizi”.

C’è il rischio, secondo il Cnca, che i numero degli utenti che si rivolgono ai servizi possa ulteriormente abbassarsi: “Nel 2007 – spiega ancora De Facci – si sono registrati oltre 3,4 milioni di consumatori di coca. Di questi, solo 30.000 si sono rivolti ai servizi. Crediamo che la compartecipazione possa incrementare questo sommerso già tanto preoccupante, possa portare alla privatizzazione delle cure e possa gravare su famiglie già tanto provate e spesso fragili economicamente, anche a causa dei debiti che lo stesso consumo di droga in molti casi produce”.

Sul perché non ci sia stata oggi una immediata replica alla proposta da parte dei numerosi partecipanti, De Facci ha un paio di ipotesi: “Innanzitutto, ci sono alcune realtà del privato sociale che, volendo sfuggire al sistema dell’accreditamento, guardano con interesse alla privatizzazione. E poi c’è l’illusione che questa specie di ticket possa rappresentare n’integrazione di rette oggi così basse e dunque essere un’opportunità di sopravvivenza per le comunità. Noi temiamo – ha concluso De Facci – che eventualmente il ticket servirebbe a giustificare un’ulteriore riduzione delle risorse. Ma aspettiamo occasioni istituzionali come la Consulta o la Conferenza per approfondire la questione”. (cl)

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