Vertice Fao: oltre il Vertice i Forum alternativi

Da unimondo.org – E’ finalmente possibile leggere la tanto attesa Dichiarazione finale adottata dal Vertice della Fao al termine dei lavori svolti dai rappresentati di 181 paesi, riunitisi per tre giorni nella sede Fao a Roma. L’intento: trovare una soluzione agli 862 milioni di persone sotto-nutrite nel mondo (cifra che potrebbe aumentare di 100 milioni entro pochi anni). A giudicare da come sono andati i negoziati, trovare dei punti comuni tra tutti i partecipanti non deve essere stata cosa semplice; a dimostrarlo oltre alle differenti posizioni –  su pressoché tutti i punti all’ordine del giorno – manifestate da alcuni leader mondiali durante il summit, anche il ritardo di quasi tre ore con il quale è stato annunciato ufficialmente il raggiungimento dell’accordo. Un documento approvato per acclamazione e non per chiamata nominale. Sarebbe stato forse troppo rischioso in un clima già molto teso, incassare qualche dissenso…

Da unimondo.org – E’ finalmente possibile leggere la tanto attesa Dichiarazione finale adottata dal Vertice della Fao al termine dei lavori svolti dai rappresentati di 181 paesi, riunitisi per tre giorni nella sede Fao a Roma. L’intento: trovare una soluzione agli 862 milioni di persone sotto-nutrite nel mondo (cifra che potrebbe aumentare di 100 milioni entro pochi anni). A giudicare da come sono andati i negoziati, trovare dei punti comuni tra tutti i partecipanti non deve essere stata cosa semplice; a dimostrarlo oltre alle differenti posizioni – su pressoché tutti i punti all’ordine del giorno – manifestate da alcuni leader mondiali durante il summit, anche il ritardo di quasi tre ore con il quale è stato annunciato ufficialmente il raggiungimento dell’accordo. Un documento approvato per acclamazione e non per chiamata nominale. Sarebbe stato forse troppo rischioso in un clima già molto teso, incassare qualche dissenso.

“Da questo vertice viene una chiara indicazione ad agire – ha dichiarato il Vicedirettore Generale della FAO Alexander Mueller – Il vertice ha lanciato un appello ad intervenire per portare immediata assistenza umanitaria a coloro che sono stati maggiormente colpiti dall’attuale crisi dei prezzi alimentari. Ma ha anche esortato ad adottare misure che nel medio periodo possano rafforzare la fragilità dei sistemi alimentari per ridurre il numero di coloro che soffrono la fame nel mondo e riuscire a raggiungere gli obiettivi di sviluppo del Millennio e del Vertice Mondiale dell’Alimentazione”.

Ora, a summit concluso da poco meno di 24 ore, il testo è disponibile sul sito della Fao. Quattro pagine di dichiarazioni, impegni formali e linee programmatiche. Parole ponderate e valutate una per una e in tutte le loro accezioni, prima di essere scritte nel documento. Solo così è stato possibile trovare il consenso di tutti: “Noi ribadiamo che il cibo non dovrebbe essere usato come strumento di pressione economica e politica – si legge nella dichiarazione – è inaccettabile che oggi 862 milioni di persone nel mondo sono sotto-nutrite”. Richiami alla responsabilità che hanno i biocarburanti nell’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari – ma con parole sapientemente dosate – e bisogno urgente di un coordinamento nelle azioni volte a combattere l’impatto negativo dell’aumento dei prezzi nelle popolazioni particolarmente vulnerabili e la necessità di aiutare i governi nazionali da parte della comunità internazionale.

IL DOCUMENTO FINALE

Nel documento sono indicati differenti tipi d’intervento, di breve di medio e di lungo termine.

“Occorre da subito aiutare i paesi in via di sviluppo e i paesi in transizione ad espandere il settore agricolo e la produzione alimentare, e ad incrementare gli investimenti nell’agricoltura, nell’industria agroalimentare e nello sviluppo rurale, con fondi sia pubblici che privati” si legge nella dichiarazione. Ai donatori e alle istituzioni finanziarie internazionali si chiede di fornire “assistenza in materia di bilancia dei pagamenti e/o un sostegno economico alle importazioni alimentari dei paesi a basso reddito. Altre misure sono necessarie per migliorare la situazione finanziaria dei paesi in difficoltà, per esempio il riesame del debito pubblico”.

La dichiarazione finale fa appello ai governi affinché “assicurino” alle agenzie delle Nazioni Unite “le risorse necessarie per allargare e rafforzare gli aiuti alimentari per sostenere le reti di sicurezza sociale ed affrontare fame e malnutrizione attraverso, laddove possibile, acquisti di cibo a livello locale o regionale”.

La Dichiarazione esorta poi tutti i partner per lo sviluppo a partecipare e contribuire “alle iniziative internazionali e regionali volte a combattere il rialzo dei prezzi alimentari ed assistere i paesi ad implementare nuove politiche e misure che aiutino gli agricoltori, particolarmente i produttori su piccola scala, ad incrementare la produzione e avere accesso ai mercati locali, regionali ed internazionali”.

Nella dichiarazione vengono anche raccomandate quelle iniziative volte a “tenere sotto controllo fluttuazioni insolite“ dei prezzi dei cereali. “Facciamo appello alle istituzioni preposte affinché assistano i paesi a ricostituire le scorte alimentari e a prendere in considerazione altre misure per rafforzare la gestione dei rischi relativa alla sicurezza alimentare nei paesi colpiti”.

A proposito di biocombustibili – che sono stati motivo di grande dibattito tra i partecipanti, viste le divergenze di posizione tra vari paesi, tra quelli che vedono grandi opportunità nel loro utilizzo (Brasile e Usa in testa) e quelli che invece considerano la loro produzione, uno dei motivi che ha scatenato l’aumento dei prezzi (la maggior parte) – invece si legge: “É essenziale prendere in considerazione le sfide e le opportunità poste dai biocarburanti, tenendo sempre presente la sicurezza alimentare a livello mondiale e le esigenze energetiche e di uno sviluppo sostenibile. Siamo convinti che siano necessari studi approfonditi per assicurare che la produzione e l’impiego dei biocarburanti siano sostenibili e tengano in considerazione la necessità di raggiungere e mantenere la sicurezza alimentare del pianeta”.

In relazione al cambiamento climatico per i delegati al summit: ”È essenziale trovare i modi per aumentare la capacità di reazione e resistenza degli attuali sistemi di produzione alimentare al cambiamento climatico. Esortiamo i governi a dare la giusta priorità al settore agricolo, forestale ed ittico, includendo le popolazioni indigene, in particolare nelle aree più vulnerabili, per riuscire a partecipare e beneficiare dei meccanismi e degli investimenti a sostegno dell’adattamento e della mitigazione. Noi appoggiamo l’istituzione di sistemi agricoli e di pratiche di gestione sostenibile che possano positivamente contribuire a mitigare il cambiamento climatico ed il generale l’equilibrio ecologico”.

Secondo la dichiarazione, i membri del WTO hanno riaffermato il loro impegno affinché si raggiunga una rapida e positiva conclusione del Round di Doha, e hanno reiterato la loro volontà a raggiungere un risultato esauriente ed ambizioso che possa contribuire a una maggiore sicurezza alimentare nei paesi in via di sviluppo. “Incoraggiamo la comunità internazionale a continuare nel suo impegno verso la liberalizzazione del commercio internazionale in agricoltura mediante la riduzione delle barriere doganali e le politiche di distorsione del mercato “, si legge nella dichiarazione finale che aggiunge che queste misure daranno agli agricoltori, particolarmente a quelli dei paesi in via di sviluppo, nuove opportunità per vendere i propri prodotti nei mercati mondiali e contribuiranno a far aumentare la loro produttività e produzione”.

Nelle conclusioni si fa appello a tutte le organizzazioni intergovernative, FAO inclusa, ma anche governi, organizzazioni private e a quelle della società civile, affinché vengano usati tutti i mezzi possibili per fare fronte all’attuale crisi alimentare, che venga stimolata la produzione e vengano migliorati gli investimenti, ma anche messo in atto un sistema di monitoraggio e di analisi che tenga sotto controllo e migliori la sicurezza alimentare mondiale in tutte le sue dimensioni”.

LE REAZIONI

TERRA PRETA

“La dichiarazione finale non riempirà nessun piatto”. Questo il secco commento di Maryam Rahmanian dell’organizzazione iraniana Cenesta, una delle 270 organizzazioni che hanno parteicpato gli scorsi giorni al Forum della societa’ civile ‘Terra Preta’. A guadagnare dalla gestione dell’emergenza, secondo le Ong, saranno le multinazionali, visto che “la voce speculazione, nel documento, non è nemmeno menzionata” ha continuato Rahmanian.

“I nostri 4.700 partecipanti sono stati ignorati – ha affermato il brasiliano Fabio Valente di Fian International – quando anche noi, insieme ai produttori, siamo parte della soluzione. Per questo vogliamo la costituzione di una commissione sulla sovranità alimentare che analizzi le vere cause della crisi e possa trovare soluzioni concrete. La crisi odierna – sottolinea Valente – è il risultato di decenni di problemi e politiche malgestite sotto l’orientamento dei dettami di Bretton Woods. Ma la soluzione è altrove: la soluzione siamo noi, i produttori, la società civile. I governi devono ascoltarci”. Rincara la dose Herman Kumara, il rappresentante dallo Sri Lanka del Forum mondiale dei pescatori. “Indigeni, agricoltori, pescatori: non siamo stati minimamente considerati nel documento finale”.

Antonio Onorati, presidente della ong Crocevia e portavoce italiano dell’Ipc (coordinamento sulla sovranità alimentare che rappresenta 400 milioni di contadini in tutto il mondo), dice: “il mercato globale non è un vero mercato: è una struttura monopolistica controllata da pochi soggetti influenti, organizzazioni finanziarie internazionali e aziende transnazionali”. Onorati afferma che è impossibile, per i leader dei paesi presenti al vertice della Fao, scegliere cosa fare e cosa non fare in agricoltura senza ascoltare i contadini, che la terra la lavorano”.

“Per noi questa crisi non è una sorpresa” dice Alvaro Santin, membro del Movimento dei Sem Terra del Brasile. È una crisi dovuta ad anni di sfruttamento, di speculazioni e di profitti. È un controllo del mercato sul cibo. Proprio per questo, alla cerimonia di apertura del vertice Fao, alcuni rappresentanti dell’Ipc, hanno alzato cartelli con scritto “Sovranità alimentare: bloccare il controllo del mercato sul cibo e sull’agricoltura”.

OUR WORLD IS NOT FOR SALE

Un altro documento di protesta era stato fatto recapitare alla sede Fao, dal network internazionale Our world is not for sale (Il nostro mondo non è in vendita) in occasione della seconda giornata di lavori della conferenza sulla sicurezza alimentare. Nel testo, sottoscritto da 32 reti internazionali, 205 tra coordinamenti e Ong di tutto il mondo (tra i quali gli italiani Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Fair, Fondazione Zanchetta e Trade Watch) le organizzazioni dicono di essere convinte che le regole in discussione nel Doha Round “intensificheranno la crisi rendendo i prezzi dei generi alimentari ancora più volatili, aumentando la dipendenza dei paesi in via di sviluppo dalle importazioni, e rafforzando il potere dell’agrobusiness nei mercati alimentari e agricoli”.

A riprova portano i profitti delle principali imprese del settore in tempo di crisi: Cargill, che ha annunciato che i profitti del suo terzo quadrimestre sono cresciuti dell’86%, Bunge che nell’ultimo quadrimestre del 2007 aveva riportato un aumento del 77% rispetto al 2006, e Archer Daniel Midland’s le cui entrate nel 2007 sono cresciute del 65%.

Le Ong – da Action Aid ad Attac, dalle ong cattoliche della CIDSE a Friends of the Earth, da Fair a CRBM a Focus on the Global South, a Oxfam alla Via Campesina – hanno chiesto di mettere a disposizione di Governi e comunità strumenti per rafforzare la loro sovranità alimentare, sostenere l’agricoltura familiare, proteggere la produzione dal dumping anche attraverso meccanismi di dazi e tariffe. Per loro la volatilità dei prezzi agricoli deve essere affrontata attraverso politiche nazionali e azioni internazionali che assicurino un reddito stabile ai produttori, a partire dalla creazione di nuove riserve strategiche e di misure di stabilizzazione dei prezzi e di controllo sui movimenti finanziari speculativi. Our world is not for sale chiede anche la costruzione di reti di salvataggio e di sistemi di distribuzione alimentare pubblica per impedire che i consumatori più poveri patiscano la fame. Altra richiesta é quella di una riforma del sistema di aiuto pubblico alimentare perche’, invece di trasformarsi in una forma di importazione distorsiva della produzione e del mercato locale, garantisca fondi con i quali i Governi locali possano acquistare cibo dai produttori locali o dei paesi limitrofi, trasformandosi in un’ulteriore leva di sviluppo.

I paesi in via di sviluppo, infine, secondo le Ong, non dovrebbero essere coinvolti in negoziati di liberalizzazioni sul commercio di servizi finanziari nell’ambito del General Agreement on Trade in Services (GATS) o di altri negoziati multilaterali o bilaterali, perche’ questo non potrebbe che avere un impatto molto negativo sull’accesso dei contadini al credito, alle assicurazioni o al risparmio, già’ oggi assai scarso.

Uno spiraglio però lo apre Oxfam: “Sarebbe stato molto facile liquidare questo vertice alimentare come una fabbrica di chiacchiere – ha detto Barbara Stocking, responsabile di Oxfam Gran Bretagna – ma potrebbe essere un trampolino verso migliori politiche e il reperimento del denaro per applicarle”. Avrà ragione lei?

Elvira corona

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