Banca Europea per gli Investimenti (BEI), questa sconosciuta

Da unimondo.org – Negli stessi giorni in cui a Roma si tiene uno dei vertici della Fao più controversi della storia delle Nazioni Unite, nel quale si dovrebbero decidere i destini di milioni di vite, a Lussemburgo si celebra un anniversario importante: il cinquantenario della Banca Europea per gli Investimenti. E mentre nella capitale italiana le cene di gala non mancano, nella capitale del piccolo stato lussemburghese l’evento passa quasi inosservato. In realtà non c’è niente da festeggiare visto che proprio alcuni comportamenti di queste grandi istituzioni determinano la fame e la lotta alla sopravvivenza di milioni di persone. Con oltre 53 miliardi di euro di finanziamenti approvati nel 2006, la BEI è una delle principali istituzioni finanziarie pubbliche al mondo. La sua missione dichiarata è quella di “perseguire gli obiettivi dell’Unione concedendo finanziamenti a lungo termine per validi progetti di investimento”.

Da unimondo.org – Negli stessi giorni in cui a Roma si tiene uno dei vertici della Fao più controversi della storia delle Nazioni Unite, nel quale si dovrebbero decidere i destini di milioni di vite, a Lussemburgo si celebra un anniversario importante: il cinquantenario della Banca Europea per gli Investimenti. E mentre nella capitale italiana le cene di gala non mancano (nonostante milioni di poveri – per la maggior parte bambini – andranno a dormire ancora una volta a pancia vuota), nella capitale del piccolo stato lussemburghese l’evento passa quasi inosservato. In realtà non c’è niente da festeggiare visto che proprio alcuni comportamenti di queste grandi istituzioni determinano, la fame e la lotta alla sopravvivenza di milioni di persone.

Con oltre 53 miliardi di euro di finanziamenti approvati nel 2006, la BEI è una delle principali istituzioni finanziarie pubbliche al mondo. Ha la sua sede principale in Lussemburgo e, in quanto istituzione dell’Unione Europea, la missione dichiarata è quella di “perseguire gli obiettivi dell’Unione concedendo finanziamenti a lungo termine per validi progetti di investimento”.

La BEI viene istituita con a seguito dei Trattati di Roma nel 1958, non gestisce conti bancari personali, non effettua operazioni allo sportello e non fornisce consulenza per investimenti privati. Il suo lavoro è quello di concedere prestiti a lungo termine per progetti di investimento. Il capitale è sottoscritto congiuntamente dagli Stati membri dell’Unione secondo una ripartizione che riflette il peso economico di ciascun paese UE. La BEI non utilizza fondi del bilancio dell’Unione, ma si finanzia mediante l’emissione di prestiti sui mercati finanziari. Proprio per il fatto che i suoi azionisti sono gli Stati membri, beneficia sul mercato dei capitali della tripla A, cioè il migliore rating di credito (il rating è un metodo utilizzato per classificare sia i titoli obbligazionari che le imprese in base alla loro rischiosità), che le consente di mobilitare, a condizioni estremamente competitive, importanti volumi finanziari. Non avendo scopo di lucro è quindi in grado di offrire condizioni di credito molto favorevoli, arrivando a finanziare un progetto fino a un massimo del 50% del costo totale.

Secondo la missione dichiarata, per ottenere un finanziamento da parte della Banca, un progetto dovrebbe: concorrere al raggiungimento degli obiettivi generali dell’UE; sia valido dal punto di vista economico, finanziario, tecnico ed ambientale; contribuisca ad attrarre altre fonti di finanziamento. E’ compito della BEI – che è anche l’azionista di maggioranza del Fondo europeo per gli investimenti – quello di promuovere lo sviluppo sostenibile nei paesi candidati e potenzialmente candidati a far parte dell’UE, nei paesi che confinano a sud e ad est con l’UE e nei paesi partner di altre regioni.

Ma negli ultimi anni alcuni finanziamenti sono stati considerati molti discutibili, per questo in occasione del cinquantenario della Banca, Counter Balance – una coalizione di associazioni ambientaliste e Ong di sviluppo di cui fa parte l’italiana ‘Campagna per la riforma della Banca Mondiale (CRBM) – ha pubblicato una ‘Guida critica del cittadino alla Banca Europea per gli Investimenti (qui in .pdf), che mette in discussione proprio il modo di operare dell’Istituto e la sua trasparenza. Secondo gli attivisti, la banca “è quasi sconosciuta agli euro-politici ed al pubblico, oltre che praticamente fuori dal controllo di altre istituzioni europee. Opera seguendo un’ideologia anacronistica di crescita del bilancio”. Ma l’accusa principale che viene rivolta all’istituto, è quella di sostenere enormi società private occidentali “atteggiamento che ricorda gli aspetti peggiori della Banca Mondiale di trent’anni fa”.

Che la BEI sia sempre riuscita a tenere un basso profilo con i politici, il pubblico e la società civile è forse dovuto al fatto che, fino ad ora, le sue operazioni non hanno destato grande attenzione trattandosi soprattutto di progetti infrastrutturali negli stati e nelle regioni più indigenti dell’Unione Europea. Ultimamente però, un numero sempre maggiore di operazioni della BEI si svolgono fuori dall’Unione dove, all’assenza di standard operativi vincolanti, si aggiunge la non applicabilità della legislazione UE che regolano la BEI in Europa. “In pratica – si legge nella guida – la BEI sta diventando un importante attore della politica di sviluppo dell’UE senza avere l’esperienza, la capacità o i criteri operativi che un’istituzione del genere richiederebbe”.

La BEI viene definita nella guida una “strana creatura”: “E’ una banca pubblica che tende a comportarsi come un istituto di credito privato. Gode dei benefici del sostegno pubblico e di una sua personalità ed autonomia giuridica all’interno della Comunità Europea, senza l’onere di dovere rendere conto delle proprie azioni o di dover rispettare standard operativi obbligatori”. Non è chiaro infatti il modo esatto in cui essa possa essere ricondotta alla normativa europea né come essa debba rispondere del mancato rispetto di tali leggi, politiche e regolamenti.

Un altro aspetto poco chiaro è rappresentato dal fatto che la BEI è l’unica tra le maggiori istituzioni finanziarie internazionali che finanziano progetti di sviluppo nel sud del mondo a non essere vincolata a nessuno standard ambientale e sociale per i progetti che sostiene. Questo comporta una serie di problemi, come la mancanza di responsabilità e trasparenza pubblica sulle proprie decisioni, e limiti considerevoli nel mitigare i danni agli ecosistemi ed alle economie locali, difficoltà per le popolazioni coinvolte ad essere ricompensate delle loro perdite, ed assoluta prevalenza di criteri econometrici nei processi decisionali.

Il volume è dedicato a tutti i cittadini preoccupati per quello che succede in parti del mondo remote, in nome dello sviluppo. Un lavoro molto articolato che chiarisce alcuni aspetti ma proprio per questo preoccupa e fa riflettere. Nella guida sono fornite non solo informazioni come: chi la possiede, da dove viene il denaro, come opera e cosa fa, obblighi della BEI rispetto alla legislazione europea, oltre che gli obiettivi di sviluppo ed i trattati UE; è possibile trovare anche dei riferimenti ad altri settori che la BEI deve necessariamente iniziare a considerare. Il tema della critica e dell’alternativa è il filo conduttore di tutta la guida. Nella terza parte, si analizza fino a che punto ed a chi la BEI sia (o non sia) tenuta a rendere conto del suo operato in quanto istituzione comunitaria all’interno dello spazio democratico europeo.

Regioni, settori e interessi che traggono maggior vantaggio dal sostegno della BEI: ci si interroga anche sulla possibilità che questo sia effettivamente l’uso più adeguato delle risorse pubbliche. La quarta parte, invece, presenta delle alternative, argomentazioni relative ai diritti umani, all’ambiente ed allo sviluppo sostenibile per un diverso orientamento dell’operato della Banca Europea per gli Investimenti nei paesi del sud del mondo. Infine, la quinta parte, fornisce una breve guida pratica su come comportarsi con la BEI rivolta alle persone direttamente coinvolte dai progetti sostenuti dalla Banca ed, in generale, a tutti coloro che sono interessati alla questione. Questa sezione fornisce informazioni su come contattare la BEI in merito ad una serie di argomenti, tra cui la divulgazione di informazioni, la presentazione di ricorsi o l’eventuale denuncia di episodi di corruzione. Anche perché come stabilito dalla Convenzione di Aarhus, la BEI ha l’obbligo di rendere pubblica la natura delle sue attività.

Le ONG che hanno contribuito alla realizzazione del volume – in particolare il CEE Bankwatch Network – criticano da anni il coinvolgimento della BEI in progetti dal discutibile impatto sociale ed ambientale. Counter Balance si oppone all’ideologia del libero mercato e porta avanti la missione di rendere la Banca Europea per gli Investimenti un’istituzione di sviluppo trasparente e democratica, in grado di tutelare i beni comuni e gli interessi dei cittadini dell’UE e dei paesi del Sud del mondo coinvolti nei suoi progetti. Uno degli obiettivi di questo progetto è anche quello di dare voce alle persone direttamente interessate dalle operazioni della banca ed auspica un cambiamento sostanziale nella BEI affinché essa diventi promotrice degli interessi pubblici ed uno strumento per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e di lotta al cambiamento climatico.

“Vogliamo che la BEI agisca da istituzione trasparente assumendosi una reale responsabilità pubblica, erogando prestiti in maniera responsabile ed apportando valore aggiunto, piuttosto che fornire sovvenzioni pubbliche ad aziende private. Inoltre, vogliamo agire in solidarietà con le popolazioni danneggiate dalle operazioni della banca, collaborando a far sentire più forte la loro voce. A tal fine, intendiamo sensibilizzare i vari settori della società civile sull’impatto delle operazioni BEI fuori dell’Unione Europea e sull’impatto delle attività della BEI in campo ambientale, sociale e dei diritti umani”.

Elvira Corona

Counter Balance è una campagna promossa da: Central and Eastern Europe Bankwatch Network, Les Amis de la Terre, Urgewald, WEED, Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, BothEnds, Bretton Woods Project e coopera con gruppi in Africa, America Latina e Asia.

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