No alle armi e sì all’ambiente. Cresce in Italia l’investimento etico


Primo rapporto dell’Osservatorio sulla finanza socialmente responsabile. Su 33 fondi, quasi l’80% non investe nell’industria degli armamenti

da repubblica.it – di ROSARIA AMATO

C’è chi li sceglie per sostenere le aziende che rispettano l’ambiente, o che promuovono le energie rinnovabili. O chi destina loro una fetta dei propri risparmi perché escludono i titoli del debito pubblico degli Stati che applicano la pena di morte. I criteri guida dei fondi etici sono molteplici, e per diverse ragioni vicini ai risparmiatori ai quali non basta ottenere un rendimento dal proprio danaro. Vogliono anche sapere a chi vanno i loro soldi, per cosa vengono impiegati. Negli Stati Uniti il comparto degli investimenti socialmente responsabili ha raggiunto un patrimonio di 201,8 miliardi di dollari, con una crescita del 13% in due anni, contro il 3% registrato dall’industria del risparmio gestito nel suo complesso.

In Europa le masse gestite hanno superato i 49 miliardi di euro, con un progresso del 43% nei primi sei mesi del 2007 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ma anche in Italia l’investimento etico piace ai risparmiatori: il patrimonio attualmente investito nei 33 fondi etici disponibili sul mercato ammonta a 1.637,6 milioni di euro. Il primo fondo etico italiano è nato nel 1997, in casa SanPaolo. Ma la maggior parte sono stati costituiti tra il 2001 e il 2003. Un fenomeno in ascesa che viene esaminato dal primo ‘Rapporto sui fondi etici in Italia’, promosso da Osservatorio Finanza Etica (primo portale italiano dedicato interamente dedicato alla finanza etica, on line da poche settimane) e redatto da Pier Emilio Gadda.

Il rapporto analizza i 33 fondi etici italiani, dei quali 13 azionari, 13 obbligazionari, 6 fondi bilanciati e un fondo flessibile. Il 78,8% dei fondi etici italiani non investe nell’industria delle armi. Sette fondi su 33 (pari al 21,2%) escludono i titoli di debito pubblico di Paesi in cui viene applicata la pena di morte. Il 64,7% delle società di gestione del risparmio che propongono l’investimento etico ha aderito alle linee guida Eurosif sulla trasparenza, il 58,8% si avvale di un comitato etico.

I rendimenti. Nel tempo i fondi etici si rivelano anche dei buoni investimenti dal punto di vista finanziario. Se infatti è vero che per il risparmiatore italiano la performance a un anno è stata negativa (-6,75%), anche a causa dell’andamento generale del comparto azionario, "l’orizzonte temporale coerente con l’investimento socialmente responsabile è, tendenzialmente – spiega Gadda – di medio lungo termine". E infatti se si guarda ai risultati a 3 e 5 anni i valori medi di rendimento si attestano rispettivamente a quota 5,23% e 13,7%, a dimostrazione che "è proprio sul medio-lungo termine che i fondi etici possono dare i rendimenti migliori".

I criteri di selezione. I fondi etici si distinguono dagli altri fondi d’investimento per il processo di selezione dei titoli da inserire nel portafoglio. Infatti i criteri di scelta, oltre che finanziari, sono di eticità e di responsabilità sociale. Tra i fondi etici italiani, 26 non investono in titoli di società che producono o commercializzano armi, e 25 escludono l’industria del tabacco dall’universo investibile del fondo. Venti escludono società attive nei settori del gioco d’azzardo, 18 dall’industria dell’alcool, 20 della pornografia e 14 dell’ingegneria genetica.

Sei fondi etici tra i 33 che operano in Italia, infine, escludono le società che forniscono servizi di test sugli animali, mentre altri due fondi si limitano ad escludere quelle che effettuano test per scopi non medici (tra i quali, per esempio, quelli realizzati per conto dell’industria cosmetica). Il 9% dei fondi etici italiani esclude società che producono pesticidi o altri prodotti inquinanti, e il 18,2% non ammette società coinvolte nella raccolta, trasformazione o commercializzazione di legname proveniente da foreste protette.

Altri criteri di esclusione. Ma ci sono molte altre ragioni per le quali i risparmiatori possono decidere di investire in uno dei fondi etici che operano in Italia. Il 36,4% esclude dal portafoglio i titoli di Stato di Paesi che violano sistematicamente i diritti civili e politici, o i diritti umani (9%), oppure sono coinvolti in operazioni militari condotte senza l’autorizzazione di organizzazioni sopranazionali (18%). Il 7% dei fondi etici italiani, infine, non ammette, all’interno del proprio paniere, i titoli del debito pubblico di Paesi nei quali è presente o viene applicata la pena di morte.

I criteri d’inclusione. Ma per essere ‘etico’ un fondo d’investimento valuta anche dal punto di vista positivo i titoli che include nella propria gestione, selezionando aziende che agiscono nel rispetto dell’ambiente, dei diritti umani e garantendo la trasparenza. E infatti il 78,8% dei fondi etici italiani privilegia "imprese sensibili all’impatto ambientale dei propri prodotti e processi produttivi". Il 18,2% dei gestori privilegia società che producono o utilizzano energie rinnovabili, e il 15,1% quelle che riducono le emissioni inquinanti, o i consumi di energia elettrica (18,2%).

Il 54,6% dei fondi etici italiani (corrispondenti a 18 su 33) adotta il principio della "tutela della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro". Quattordici fondi (il 42,4%) investe in imprese che "testimoniano un rapporto positivo con le comunità locali; dieci fondi etici (il 30,3%) nella selezione del portafoglio titoli attribuiscono un valore prioritario al rispetto dei diritti umani e dei lavoratori.

Ci sono poi criteri legati alla governance aziendale: otto fondi prediligono le imprese che adottano criteri di trasparenza nell’amministrazione finanziaria e nella remunerazione dei manager, 11 quelle che "mantengono un rapporto positivo con gli azionisti", 10 quelle che "non vengono coinvolte in episodi di corruzione".

L’importanza della trasparenza. "Quando si parla di fondi d’investimento etico – sottolinea Gadda – la trasparenza è un punto chiave". Ma in cosa si traduce? "Trasparenza significa, in fin dei conti, dare all’investitore socialmente responsabile la possibilità di decidere se un determinato fondo etico risponde o meno alla propria personale concezione di eticità". Esistono delle linee guida internazionali sulla trasparenza, basate sulle migliori pratiche correnti: le più accreditate in Europa sono quelle Eurosif, adottate da 11 società. Dieci tra le società di gestione che in Italia investono in fondi etici hanno inoltre un ‘comitato etico’ che vigila affinché venga mantenuto uno stile di gestione orientato ai principi di eticità e responsabilità sociale.

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