Aiuti allo sviluppo in calo nel 2008: nuovo allarme delle Ong

Diminuisce la quota degli aiuti allo sviluppo – Aps – da parte dell’Europa. I dati più recenti, relativi all’aprile 2008, non sono incoraggianti. Si segnala infatti un leggero calo. I continui allarmi che le Ong e le altre organizzazioni hanno lanciato negli ultimi anni per mettere in guardia circa l’attendibilità dei dati forniti hanno, quest’anno, trovato conferma. Lo rivela il rapporto Concord “Non c’è tempo da perdere: l’Europa è in ritardo per qualità e quantità degli aiuti”, realizzato dalla confederazione europea di Ong di cui fanno parte anche ActionAid e l’Associazione Ong Italiane e presentato il 27 maggio a Roma

Nessun aumento da parte di 18 stati su 27 tra il 2006 e il 2007. Leggero calo generale. Le Ong: ”Un paradosso per l’Europa che si vanta di essere leader mondiale”. I dati del Rapporto Concord

ROMA – Diminuisce la quota degli aiuti allo sviluppo – Aps – da parte dell’Europa. I dati più recenti, relativi all’aprile 2008, non sono incoraggianti. Si segnala infatti un leggero calo. I continui allarmi che le Ong e le altre organizzazioni hanno lanciato negli ultimi anni per mettere in guardia circa l’attendibilità dei dati forniti hanno, quest’anno, trovato conferma. Lo rivela il rapporto Concord “Non c’è tempo da perdere: l’Europa è in ritardo per qualità e quantità degli aiuti”, realizzato dalla confederazione europea di Ong di cui fanno parte anche ActionAid e l’Associazione Ong Italiane e presentato oggi a Roma. Ecco il quadro che emerge dal documento: tra il 2006 e il 2007 cinque governi hanno aumentato l’Aps in rapporto al Pil. Si tratta di Austria, Danimarca, Germania, Lussemburgo e Spagna. Una netta maggioranza di Stati membri – 18 su 27 per la precisione – non ha invece registrato alcun aumento. Anzi si evidenzia soprattutto una tendenza alla riduzione: il Belgio, la Francia e la Gran Bretagna hanno ridotto il proprio Aps di oltre il 10%. La Grecia, l’Italia e il Portogallo sono ancora al di sotto degli obiettivi stabiliti per il 2006. I nuovi Stati membri come Cipro e l’Ungheria hanno ridotto l’Aps tra il 2006 e il 2007, mentre l’Estonia e la Lituania l’hanno aumentata. Stando alle proiezioni ufficiali, la maggioranza degli Stati membri, vecchi e nuovi che siano, è ben lontana dal raggiungimento degli obiettivi Ue per il 2010. Solo 9 governi hanno rispettato quanto stabilito lo scorso anno dal Consiglio Europeo, introducendo un calendario per l’incremento lineare degli stanziamenti pubblici per l’Aps.

Tutto questo nonostante il fatto che i governi dell’Unione europea (Ue) forniscono oltre la metà dell’aiuto allo sviluppo mondiale e si sono impegnati ad aumentarne ulteriormente i volumi finanziari poiché “combattere la povertà globale non è solo un obbligo morale; ciò aiuterà anche a costruire un mondo più stabile, pacifico, prospero ed equo, riflettendo l’interdipendenza dei suoi Paesi più ricchi e più poveri”. Le Ong europee esprimono la propria soddisfazione in merito a questo impegno, ma  auspicano che ogni governo faccia di tutto per migliorare la quantità dell’aiuto e garantire che i fondi destinati allo sviluppo giungano là dove sono davvero efficaci per ridurre la povertà e l’ineguaglianza.

Questa situazione è paradossale per una regione, l’Europa, che si vanta di essere leader mondiale in materia di aiuti allo sviluppo. I dati ufficiali inoltre non sono in grado di fornire ai cittadini un quadro preciso dei contributi dei rispettivi governi. Tanto i governi che segnalano un apparente incremento degli aiuti quanto quelli che annunciano delle riduzioni continuano a distorcere e “gonfiare” i dati sull’aiuto, includendo delle voci che non rientrano nelle spese mirate alla riduzione della povertà dei paesi in via di sviluppo. I governi europei hanno l’obbligo alla trasparenza e devono smettere di gonfiare le cifre dell’Aps per concentrarsi su aumenti genuini, programmati e trasparenti delle risorse finanziarie reali.

Il rapporto raccoglie i rapporti che varie Ong europee hanno stilato sulle performance dei rispettivi governi e fornisce una visione d’insieme sulla regione. Il verdetto è inequivocabile: l’Ue non sta mantenendo le promesse fatte e il tempo rimasto a disposizione sta per scadere. Se il 2008 – anno di importanti vertici dedicati all’aiuto e alla finanza per lo sviluppo – non registrerà una decisa inversione nei livelli di aiuto reale, potrebbe essere troppo tardi.

Oltre a rispettare la parola data aumentando il volume degli aiuti, i governi europei dovrebbero al tempo stesso migliorare l’efficacia di questi investimenti. I principi sull’efficacia dell’aiuto approvati durante il vertice di Parigi del 2005 sono utili punti di partenza, anche se incompleti. Essi mirano a ottimizzare l’efficienza dei meccanismi di erogazione, rispettare il processo decisionale dei paesi beneficiari e assicurare fondi prevedibili. Questo documento mostra come, malgrado alcuni governi stiano gradualmente modificando i sistemi di allocazione e di spesa degli aiuti, tali cambiamenti non sono sufficientemente rapidi da risultare efficaci.

Molto di più degli impegni della Dichiarazione di Parigi dovrebbe essere fatto per rispettare la titolarità dei processi di sviluppo, migliorare la trasparenza, interrompere le condizionalità in materia di politica economica, aumentare la prevedibilità dei finanziamenti, allineare l’assistenza tecnica alle priorità nazionali e rendere i sistemi di valutazione più indipendenti. Altre misure andrebbero poi adottate per lo slegamento completo dell’aiuto – in modo che non debba essere speso acquistando beni e prodotti europei –  e per promuovere l’eguaglianza di genere. Nel 2008 tra settembre e dicembre, saranno organizzati due vertici internazionali nel corso dei quali si discuterà della quantità e qualità del finanziamento allo sviluppo. L’Ue può ancora dimostrare la propria serietà rispetto alle promesse fatte. Il tempo per rimettersi sulla strada giusta si riduce velocemente e occorre raddoppiare gli sforzi per non deludere le aspettative del mondo.
 
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