Ong: dannosa proposta della Banca Mondiale di fondi sul clima

da unimondo.org – In occasione degli incontri di primavera – gli "Spring meetings" della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale, diverse Ong internazionali fra cui anche l’italiana CRBM, hanno chiesto alla Banca mondiale di ritirare la sua proposta di creare dei fondi di investimento sull’ambiente. In questo modo si mettono in pericolo gli sforzi globali per limitare gli effetti del surriscaldamento del pianeta, nonché la lotta contro la povertà. I fondi istituiti dalla Banca sono condizionati dalla volontà politica dei Paesi donatori e rischiano di creare una struttura parallela per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici.

da unimondo.org – In occasione degli incontri di primavera – gli "Spring meetings" della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale, diverse Ong internazionali fra cui anche l’italiana CRBM, hanno chiesto alla Banca mondiale di ritirare la sua proposta di creare dei fondi di investimento sull’ambiente.

Lo scorso 3 aprile l’istituzione guidata da Robert Zoellick aveva reso noto il suo piano per la formazione di almeno due fondi – il cui valore oscillerebbe tra i 7 e i 12 miliardi di dollari – che agirebbero al di fuori del contesto della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici. Ad oggi Stati Uniti, Regno Unito e Giappone hanno espresso interesse per i nuovi fondi. Un interesse che non sarebbe affatto addizionale rispetto agli impegni presi per l’aiuto allo sviluppo dagli stessi governi.

In questo modo si mettono in pericolo gli sforzi globali per limitare gli effetti del surriscaldamento del pianeta, nonché la lotta contro la povertà. I fondi istituiti dalla Banca sono condizionati dalla volontà politica dei Paesi donatori e rischiano di creare una struttura parallela per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici. Nel meeting di Bangkok di pochi giorni fa, i Paesi in via di sviluppo (G77 e Cina) hanno già contestato questo approccio, che definiscono deleterio. Visti i suoi discutibili precedenti in materia ambientale e gli impatti negativi delle condizionalità attaccate ai suoi prestiti, la Banca mondiale ha scarsa credibilità per gestire questi fondi.

La Banca Mondiale è l’istituzione multilaterale che fornisce più prestiti per l’estrazione dei combustibili fossili, garantendo circa un miliardo di dollari l’anno all’industria del settore. Questa settimana ha approvato un prestito di 450 milioni per il progetto di Tata Mandra, nel Gujarat indiano, che comporterà l’estrazione di enormi quantità di carbone in una zona dall’enorme potenziale per la produzione di energia solare. La centrale a carbone emetterà almeno 23 milioni di tonnellate di C02 l’anno.

“I fondi pubblici devono essere usati per aumentare gli investimenti nelle fonti energetiche rinnovabili e non per progetti arcaici a carbone, come il Tata Mandra in India” – dichiara Elena Gerebizza della CRBM, presente a Washington. “Invece questi due nuovi fondi potrebbero essere usati per finanziare progetti che non garantirebbero un’accesso a energia pulita al miliardo e mezzo di abitanti del pianeta che non possono contare sulla disponibilità di fonti energetiche” – aggiuge Gerebizza. “Ancora una volta la Banca mondiale si muove deliberatamente in maniera incurante dei processi in ambito Nazioni Unite, rendendo ancora più difficile il coinvolgimento in impegni vincolanti di riduzione da parte dei Paesi in via di sviluppo. Un errore di portata epocale che va corretto prima che sia troppo tardi”.

Nei giorni scorsi la CRBM ha segnalato che la Banca mondiale ha deciso di unire le sue forze con l’imprenditore londinese Vincent Tchenguiz per investire 20 milioni di dollari in un fondo ambientale sudafricano finanziato principalmente dai profitti del settore delle armi. Il denaro sarebbe infatti destinato a un fondo di ‘private equity’ denominato Evolution One Fund, che si occuperà di progetti “verdi” da realizzare in Sud Africa. "Numerose compagnie che producono e vendono armi sperano di poter comprare i cosiddetti ‘green credits’ vitali per le loro attività partecipando al fondo" – denunciava la CRBM.

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