La violenza sulle donne? “E’ domestica e italiana”

Si sono riunite in un luogo simbolico, la Casa Internazionale delle Donne a Roma, per rifiutare "una strumentalizzazione della violenza sulle donne che ci addolora e ci violenta ancora di piu’". Le donne del centrosinistra, insieme alle associazioni che gestiscono i centri antiviolenza di Comune e Provincia di Roma (Differenza donna, Solidea), rispondono cosi’ alle polemiche nate dopo lo stupro avvenuto nei pressi della stazione di La Storta. Rispondono innanzitutto con i numeri. Dei 612 casi registrati nel 2007 dal Centro antiviolenza del Comune di Roma di via di Torre Spaccata, emerge che l’80% delle violenze e’ "domestica", ossia maltrattamenti subiti in casa.

Si sono riunite in un luogo simbolico, la Casa Internazionale delle Donne a Roma, per rifiutare "una strumentalizzazione della violenza sulle donne che ci addolora e ci violenta ancora di piu’". Le donne del centrosinistra, insieme alle associazioni che gestiscono i centri antiviolenza di Comune e Provincia di Roma (Differenza donna, Solidea), rispondono cosi’ alle polemiche nate dopo lo stupro avvenuto nei pressi della stazione di La Storta.

Rispondono innanzitutto con i numeri. Dei 612 casi registrati nel 2007 dal Centro antiviolenza del Comune di Roma di via di Torre Spaccata, emerge che l’80% delle violenze e’ "domestica", ossia maltrattamenti subiti in casa. Il 5% e’ violenza psicologica grave, il 2% casi di stupro in famiglia. Lo stupro ad opera di sconosciuti e’ meno del 2%. E per quanto riguarda gli autori delle violenze si conferma il dato di un fenomeno che nasce e cresce soprattutto in casa: nel 52% dei casi l’autore e’ il marito della vittima, nel 18% il compagno o convivente, nel 7% l’ex marito, nel 5% l’ex compagno. In un altro 5% dei casi si tratta comunque di un parente, nel 3% del padre e solo nel 3% dei casi la violenza e’ compiuta da uno sconosciuto. Le vittime sono per il 72% dei casi italiane e per il 28% straniere. Cosi’ gli autori del crimine sono per lo piu’ italiani (79%) e solo per il 21% stranieri. In tutto, nel Lazio ci sono 7 centri antiviolenza, comunali o provinciali.Da tutte le partecipanti, viene l’appello di cui si fa portatrice l’assessore capitolino uscente alle Pari opportunita’, Cecilia D’Elia: "Non strumentalizzare a fini elettorali questo fenomeno". A dirlo con lei, la coordinatrice della campagna elettorale romana per La Sinistra L’Arcobaleno, Patrizia Sentinelli, il sottosegretario uscente agli Interni, Marcella Lucidi, l’assessore regionale alla Cultura, Giulia Rodano e le presidentesse di Solidea e Differenza Donna, Maria Grazia Passuello e Emanuela Moroli.

Una violenza che, la storica femminista Edda Billi chiede di chiamare "sessista" e non sessuale perche’ "sono il machismo e il sessimo la causa vera". Cecilia D’Elia ricorda "l’importanza dei centri antiviolenza non solo come risposta alle vittime, ma come strumenti di formazione degli operatori e prevenzione nelle scuole". Proposte e un invito a collaborare alle diverse forze politiche viene da Marcella Lucidi: "Le leggi piu’ importanti contro la violenza sulle donne- dice- vennero approvate all’unanimita’. Ora la destra sta arretrando e usa questo tema come strumento di campagna elettorale. La destra ha ridotto la prescrizione per i reati di violenza, noi chiediamo invece di raddoppiarla e, nel caso di vittime minorenni, di farla decorrere dal raggiungimento della maggiore eta’".

E poi "valorizzare la presenza femminile nella Polizia municipale, con assistenza e aiuto soprattutto nel momento della presentazione della denuncia e la creazione in ogni Municipio di osservatori sulla sicurezza in cui, accanto alle forze dell’ordine, trovino spazio tutte le risorse sociali del territorio". Cosi’ anche Patrizia Sentinelli che sottolinea come "vadano migliorati i servizi e la citta’ resa piu’ sicura. Il programma del centrosinistra non dice di rimanere fermi a quanto e’ stato fatto fino ad oggi ma pensa al presidio sociale non solo attraverso i Vigili urbani, all’illuminazione, all’apertura di negozi e di insegne nelle stazioni anche in collaborazione con i privati. Perche’ le politiche della sicurezza richiedono un lavoro integrato"

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