Firenze, 24 maggio: Convegno “Liberiamoci dal PIL”

"Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo (PIL). Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria, la pubblicità delle sigarette e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana. Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. […] Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. […] Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta."


Liberiamoci dal PIL
Dalla crescita al benessere: economia della felicità e sviluppo sociale

24 Maggio dalle 9:30 alle 17, a Firenze presso TerraFutura

"Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo (PIL). Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria, la pubblicità delle sigarette e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana. Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. […] Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. […] Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere Americani".

Era il 18 marzo 1968 quando Robert Kennedy tenne questo discorso sulla reale ricchezza delle Nazioni e sul PIL all’Università del Kansas. Tre mesi dopo fu assassinato.

Dopo 40 anni, è cambiato qualcosa? Continuiamo a misurare il benessere delle nazioni con il PIL. Ma cosa misura realmente? La trasformazione in denaro del nostro lavoro, della nostra salute, del nostro tempo, dell’ambiente? E di quale crescita o sviluppo è l’indicatore? Perché il Paese è considerato in crisi se il PIL non continua a crescere e non se aumenta l’insicurezza sociale e la povertà diffusa?

Il PIL non può più essere utilizzato come indicatore principale dell’andamento di un’economia, e soprattutto non può essere usato come indicatore della buona salute di una nazione o di una regione, poiché sono venute meno le cause nascoste che lo rendevano un indicatore ragionevole.

Infatti il vero significato del PIL è riassumibile in due acronimi che spiegano bene i (falsi) presupposti su cui tale indicatore si fonda:

PIL: Petrolio Infinito e Liberalizzato. E’ il presupposto che ritiene la fonte energetica fossile, alla base della ricerca di consumi sempre crescenti, illimitata e gestibile alla stregua di una qualunque merce che non abbia effetti collaterali (ad esempio sul clima).

PIL: Profitti Irresponsabili Liberi. E’ il presupposto che nella produzione (e di conseguenza nei consumi) non si hanno responsabilità ambientali o sociali, le produzioni insensate o le speculazioni finanziarie sono quindi sempre libere se producono profitti.

“Nessuno ha mai calcolato il costo del PIL. I danni dei capannoni vuoti, delle merci inutili, dei camion che girano vuoti come insetti impazziti, della distruzione del pianeta. Nessuno ha mai stimato il valore del tempo perduto per le code, per gli anni sprecati a lavorare per produrre oggetti inutili. Per gli anni buttati per comprare oggetti inutili creati dalla pubblicità.” (dal Blog di Beppe Grillo)

Oggi esistono molti indicatori alternativi al PIL, che possono dar conto del benessere della società e non soltanto del suo “bilancio economico”. In Francia, il Presidente Nicolas Sarkozy ha istituito una task-force di alto livello (con due economisti come Amartya Sen e Joseph Stiglitz) per proporre come sostituire il PIL.

Dalle Nazioni Unite a vari centri di ricerca e reti e campagne della società civile, i metodi per calcolare la nostra “ricchezza” e il “benessere” sono molti. Dalla qualità dello sviluppo, alla sua sostenibilità, alla felicità della società: come passare dalla teoria alla pratica, indicando nuove strade oltre il PIL. Ne discutiamo a Terra Futura con alcuni autorevoli relatori per chiedere ad economisti, statisti, politici di aprire il dibattito e al Governo italiano di fare la sua parte per superare l’oramai inutile e dannoso vecchio PIL.

Sessione mattutina – 9:30/13:00

“Superare il PIL è possibile? Le alternative per misurare il nostro sviluppo”
Intro: Jason Nardi (Social Watch – Italia)
Modera: Andrea Di Stefano (Rivista Valori)
Marina Ponti – Vice Direttrice per l’Europa del UN Millennium Dev. Goals Campaign
Nick Marks – NEF / Happy planet index
Mariarosa Cutillo – Mani Tese / Social Watch
Tommaso Rondinella – Lunaria / Quars – indice di qualità regionale di sviluppo
Maurizio Pallante – Movimento Decrescita felice

Interventi di:
Nello De Padova – Campagna “DePILiamoci”

Seconda sessione – 14.30/17:00

“Il PIL è morto! Viva il BIL!” – Dal Prodotto al Benessere Interno Lordo
Modera: Patrizio Roversi
Pierluigi Bersani – ex Ministro per lo sviluppo economico
Luigi Biggeri – Istat
Stefano Bartolini – Università di Siena
Giorgio Ruffolo – Centro Europa Ricerche
Luca De Biase – Sole 24 ore / autore di Economia della felicità
Gianfranco Bologna – WWF

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