Sbilanciamoci! e i programmi elettorali. La nostra analisi in pillole

Alcuni non ci piacciono, altri non sono convincenti, altri non sono credibili. I programmi elettorali non sono certo tutti uguali, ma sono tutti criticabili per motivi diversi: o perché contengono scelte sbagliate oppure perché eccessivamente generici e populisti (e incoerenti), oppure perché poco credibili alla luce delle recenti esperienze. Anche se non vanno messi sullo stesso piano li consideriamo bocciati o rimandati. Ci piace molto di più quello nostro: il rapporto sulla finanziaria del 2008 che trovate su questo sito.



Alcuni non ci piacciono, altri non sono convincenti, altri non sono credibili. I programmi elettorali delle coalizioni in lista alle prossime elezioni non sono certo tutti uguali, ma sono tutti criticabili per motivi diversi: o perché contengono scelte sbagliate oppure perché eccessivamente generici e populisti (e incoerenti), oppure perché non credibili soprattutto per quelle forze che adesso propongono scelte che in due anni di governo non hanno dimostrato di saper sostenere. Quello che in realtà sembra emergere è la sostanziale “irrilevanza” dei contenuti rispetto a slogan tesi a catturare mediaticamente, ma che non sono supportati da una valutazione realistica della loro attuabilità. Anche se non vanno messi sullo stesso piano li consideriamo o bocciati o rimandati. Alle prossime elezioni. Ci piace molto di più quello nostro: il rapporto sulla finanziaria del 2008 che trovate su questo sito.

Vediamo in estrema sintesi i principali programmi

POPOLO DELLE LIBERTA’
Si tratta di un programma elettorale nettamente liberista e securitario. L’asse neoliberista del programma di Berlusconi, Fini e Bossi è fondato sulla riduzione indiscriminata delle tasse (tra cui l’abolizione dellIRAP: ma come verrà finanziata la sanità pubblica?) sul sostegno a pioggia e assistenziale alle imprese e sulla precarizzazione del lavoro con il rilancio della legge Biagi. L’impostazione securitaria è data invece dall’obiettivo di costruire nuovi CPT (con la conferma della Bossi-Fini) e nuove carceri e di perseguire gli “attacchi dei vari disobbedienti”. Il PDL vuole un welfare compassionevole fondato sui “bonus bebè” e sul “bonus locazione”. Le parole “diritti sociali” non compaiono. Poche parole sull’ambiente e molte sulle infrastrutture (Ponte sullo Stretto, Tav, ecc.), nessuna parola sulla pace e sulla cooperazione internazionale. Secondo Il Sole 24 Ore il programma di Berlusconi costerebbe 87 miliardi (!) solo il primo anno. Non si sa dove prenderebbe i soldi: vendendo i beni del demanio e forse ritornando a far crescere il debito pubblico.

UNIONE DI CENTRO
Il programma dell’UDC di Casini è familista e assistenziale. Contiene una serie di proposte da approfondire sui temi della casa, della famiglia (raddoppio degli assegni familiari e deduzione delle spese per gli asili nido) e dei giovani, ma rilancia i finanziamenti alla scuola privata e il ruolo delle Fondazioni bancarie nel finanziamento dell’Università pubblica. Anche l’UDC propone una serie di detassazioni (sugli straordinari, sugli utili investiti, ecc.) e ha come baricentro della sua proposta fiscale il “quoziente familiare”. Fortunatamente è uno dei pochi programmi che parla espressamente di “rilancio della lotta all’evasione fiscale”, attraverso l’introduzione del conflitto di interessi tra soggetti. Rilancia una politica fortemente aggressiva contro l’immigrazione dentro una logica securitaria. Nessuna parola sull’ambiente e la pace, ma richiesta di rilancio dell’energia nucleare e costruzione a pioggia di gassificatori e termovalorizzatori.

SINISTRA ARCOBALENO
E’ un programma di grandissime e condivisibili intenzioni e proposte (molte anche raccolte dai documenti di campagne e movimenti), ma poco coerente con l’esperienza di governo appena conclusa e con evidenti lacune. L’obiezione più semplice è: perché in due anni di governo non si è riuscito a realizzare niente del programma che viene presentato oggi? Bene le proposte del “patto del clima” (obiettivo 20% di energia dalle rinnovabili) o quelle della riduzione delle spese militari (anche se negli ultimi due anni sono aumentate). Bene la lotta alla precarietà: ma l’abolizione dei co.co.pro senza una politica di sostegno alla loro trasformazione in lavori stabili rischia di generare lavoro nero. Altri obiettivi condivisibili: l’abolizione della Bossi-Fini, la politica per i beni comuni, gli aumenti degli stanziamenti per il sociale, la sanità e l’istruzione, il no alla base del Dal Molin, il superamento della legge 30, la riduzione degli stipendi dei parlamentari alla media europea. Poche parole (a parte qualcosa di generico sui GAS e il terzo settore) sull’altra economia, pochissimo sulla necessità di una politica innovativa per le imprese. Per la politica fiscale si ripropone correttamente la tassazione sulle rendite e la lotta all’evasione fiscale, ma nessuna proposta viene evidenziata per accentuare la progressività del sistema fiscale e –ad eccezione della Tobin Tax- per introdurre un organico complesso di tasse di scopo e tasse globali..

PARTITO DEMOCRATICO
Anche in questo caso molte parole generiche ed incoerenti con i due anni precedenti di governo. L’impianto economico è quello di un liberismo “dal volto umano”, anche se si parla di qualità e sostenibilità dello sviluppo. Come nel programma di Berlusconi si vuole “valorizzare l’attivo patrimoniale” (cioè vendere beni del demanio), mentre di tassare le rendite non si parla ma si rilancia l’obiettivo della detrazione IRPEF per i lavoratori dipendenti e della riduzione delle aliquote IRPEF (come Berlusconi). Viene rilanciata la politica delle grandi opere e delle liberalizzazioni (cioè, privatizzazioni) anche del trasporto pubblico locale. Si prevede la reintroduzione della carbon tax, ma si parla anche di rigassificatori. Si dice sì alla TAV e si dice “basta con l’ambientalismo che cavalca ogni Nimby”. Sul lavoro si propone nel contempo l’allungamento del periodo di prova per il lavoratore, ma anche un massimo di due anni per i contratti atipici. Viene accantonato il superamento della Bossi-Fini. Per il Welfare proposti alcuni condivisibili miglioramenti nelle politiche di assistenza come i provvedimenti di aumento delle indennità proposti per i non autosufficienti oppure l’aumento dal 6 al 25% della copertura del fabbisogno dei posti per gli asili nido (ma perché non l’hanno fatto in questi due anni?), mentre viene posto l’obiettivo della “imprenditorializzazione” della sanità.


Guarda l’intervista a Giulio Marcon de l’INKontro.info

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