Sarkozy e l’impresa di un’economia diversa

Ho visto cose che voi umani non potete immaginare” recitava un personaggio in una scena chiave di Blade Runner; senza sapere che sarebbe diventata uno delle citazioni più famose della storia del cinema! Ebbene, di questi tempi stiamo assistendo a stravolgimenti di paradigmi consolidati (che parlano la lingua del paese della rivoluzione per eccellenza), che francamente avremmo avuto quanto meno difficoltà a prevedere. Nicolas Sarkozy, neoeletto presidente della Francia del terzo millennio nelle file del centro-destra vuole cambiare gli strumenti per la misurazione della crescita economica del suo paese. «Bisogna cambiare il nostro strumento di misura della crescita», ha detto, convinto che contabilità nazionale e Pil abbiano «evidenti limiti» e dunque non rispecchiano «la qualità della vita dei francesi». A parlare non è un leader dell’estrema sinistra, nè un esponente della campagna Sbilanciamoci!, è un uomo di destra, il successore di Chirac, con un passato non certo da progressista! Come se non bastasse Monsieur le President ha deciso di affidarsi ad un comitato di esperti guidato da niente di meno che da Joseph Stiglitz e Armatya Sen, due premi Nobel per l’economia ma soprattutto due punti di riferimento importanti per i movimenti altermondialisti. Sono infatti note le posizioni estremamente critiche dei due scienziati verso le politiche neo-liberiste e verso istituzioni come la Banca Mondiale ed il Fondo monetario internazionale.

di Vittoria Mancini

Ho visto cose che voi umani non potete immaginare” recitava un personaggio in una scena chiave di Blade Runner; senza sapere che sarebbe diventata uno delle citazioni più famose della storia del cinema!

Ebbene, di questi tempi stiamo assistendo a stravolgimenti di paradigmi consolidati (che parlano la lingua del paese della rivoluzione per eccellenza), che francamente avremmo avuto quanto meno difficoltà a prevedere.

Nicolas Sarkozy, neoeletto presidente della Francia del terzo millennio nelle file del centro-destra vuole cambiare gli strumenti per la misurazione della crescita economica del suo paese.
«Bisogna cambiare il nostro strumento di misura della crescita», ha detto, convinto che contabilità nazionale e Pil abbiano «evidenti limiti» e dunque non rispecchiano «la qualità della vita dei francesi». A parlare non è un leader dell’estrema sinistra, nè un esponente della campagna Sbilanciamoci!, è un uomo di destra, il successore di Chirac, con un passato non certo da progressista!

Come se non bastasse Monsieur le President ha deciso di affidarsi ad un comitato di esperti guidato da niente di meno che da Joseph Stiglitz e Armatya Sen, due premi Nobel per l’economia ma soprattutto due punti di riferimento importanti per i movimenti altermondialisti. Sono infatti note le posizioni estremamente critiche dei due scienziati verso le politiche neo-liberiste e verso istituzioni come la Banca Mondiale ed il Fondo monetario internazionale.

L’esigenza di individuare nuovi indicatori economici, capaci di monitorare il reale benessere della popolazione senza limitarsi ad una mera misura quantitativa degli scambi commerciali, è discussa da anni nel mondo accademico e in quello underground della ricerca meno istituzionalizzata. Gli indicatori di sostenibilità vengono attualmente utilizzati a livello locale come strumento integrativo di monitoraggio e svolgono un ruolo importante nei processi di Agenda 21, ma finora nessuno Stato aveva preso in considerazione la possibilità di utilizzarli quale metro ufficiale per misurare l’andamento dell’economia nazionale.

Ma non finisce qui. Un’altra priorità del presidente francese sembra essere quella che si preannuncia come una rivoluzione «senza precedenti» dell’ordinamento televisivo: Sarkozy ha dichiarato di voler riflettere sull’ipotesi di «una soppressione totale della pubblicità sulle reti pubbliche» della televisione. La tv pubblica potrebbe essere finanziata, ha detto, da una «tassa più alta sugli introiti pubblicitari delle reti private e da una tassa infinitesimale sul volume di affari dei nuovi mezzi di comunicazione, come l’accesso a Internet o alla telefonia mobile».

Ancora una volta dunque impariamo la democrazia dai francesi?

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