SBILANCIATI


di Mario Pianta *

Un confronto, una protesta, un’alternativa concreta. Tra Marghera e Vicenza in questi giorni si è sperimentata la capacità di movimenti e società di riprendere la parola, farsi sentire dalla politica, reclamare cambiamenti. Al quinto Forum della Campagna Sbilanciamoci! le proposte di 45 associazioni si sono incontrate con le buone intenzioni di molti membri del governo – in ordine di apparizione: Bindi, Gianni, Cento, Visco, Mussi, Pecoraro, Ferrero, Sentinelli – e scontrate con la difficoltà di cambiare la linea del Consiglio dei Ministri, di modificare davvero processi istituzionali irrigiditi. A Vicenza, la manifestazione contro la costruzione della base Usa e l’incontro del Patto di mutuo soccorso tra i comitati locali in lotta contro le peggiori "grandi opere" ha mostrato come la protesta può unire città e territori, proporre e imporre un’idea diversa delle priorità del Bel paese.

Sono idee e pratiche, incontri e scontri con la politica, che ritroviamo in più contesti. In Europa – ne ha parlato Susan George a Marghera – continua una concentrazione di potere senza democrazia, di decisioni calate a cose fatte sui parlamenti nazionali e sulle comunità locali. E’ un fronte su cui si è ancora indietro, lo scontro è ancora da organizzare, legando le mobilitazioni nazionali in un quadro davvero europeo. In Asia, nell’India che cresce all’8 per cento l’anno – l’ha raccontato a Marghera Aruna Roy – i movimenti popolari che uniscono le vittime della crescita, contadini a cui si toglie la terra, operai senza diritti, avanzano le stesse richieste di democrazia e di controllo delle priorità della spesa pubblica. In Medio oriente, nella Palestina senza pace e senza terra – l’ha ricordato in modo emozionante a Marghera Mustafa Bargouti – serve una ripresa di solidarietà internazionale, che incalzi i governi europei perché recuperino un ruolo in Medio oriente, che prema contro il governo d’Israele.

Una prima risposta pacifista è già pronta, domenica 7 ottobre con la nuova Marcia Perugia-Assisi, preceduta dall’Assemblea dell’Onu dei popoli, con 200 esponenti della società civile di tutto il mondo e un’intera sessione dedicata al Medio oriente. Anche qui lo scontro con la politica del governo – la presenza militare italiana in Afghanistan, la base di Vicenza, le spese militari, i nuovi caccia F35 che stiamo costruendo – si affianca a proposte concrete per difendere i diritti umani, fermare le armi, risolvere i conflitti.
Una risposta politica più generale arriverà con la manifestazione del 20 ottobre a Roma, lanciata da questo giornale. Un’iniziativa che parte dai contenuti della politica del governo Prodi, dallo scarto tra gli impegni del programma e le realizzazioni, tra la deriva della politica istituzionale e le richieste sociali. Proprio i contenuti delle politiche e la partecipazione diretta dei cittadini sono i due temi che segnano questo mese di iniziative, tutte diverse, ma convergenti nella domanda di democrazia. Le elaborazioni e le proposte di alternative che da Marghera e Vicenza arriveranno a Perugia, per finire poi nella manifestazione di Roma, rappresentano una possibilità concreta di realizzare altre politiche, una sperimentazione di cosa può essere un’ altra politica.

Una parte importante della società italiana – cittadini, associazioni, movimenti, sindacati, forze politiche – è impegnata a fare sentire questa voce. Una voce di milioni di persone, che appare esile nel fragore della politica mediatica, distorta dalla quotidiana polemica di palazzo imposta dai telegiornali. Ma è una voce che rappresenta interessi generali, guarda al bene comune del paese.

Se questa voce non sarà ascoltata, se la politica del governo Prodi non saprà rispondere alle richieste di una svolta sociale, ugualitaria, pacifista e ambientalista della politica, i pericoli non sono soltanto la caduta del governo per una congiura di palazzo, o il dilagare dello sfogo organizzato da Beppe Grillo contro "la Casta" dei politici. Sono l’aggravarsi del degrado sociale del paese, una catastrofe ambientale più vicina, scenari di guerra più pericolosi, lasciare che sia la crisi finanziaria che scuote questo tramonto del neolibersimo a disegnare il futuro di tutti.

* Articolo per "il manifesto" del 10 settembre 2007

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