LA NOSTRA FINANZIARIA


di Giulio Marcon
Campagna Sbilanciamoci!

La finanziaria continua ad essere un provvedimento centrale per la politica economica, sociale ed ambientale del nostro paese. Non è semplicemente lo strumento per risistemare i conti, ma un’occasione per dare all’Italia una direzione, si spera positiva, nella politica economica e nell’uso della spesa pubblica.
La finanziaria è spesso oscura ed enigmatica, talvolta un gioco ad incastri, un provvedimento nel quale anche i parlamentari e gli esperti di finanza pubblica hanno difficoltà a muoversi. Le prime cose da fare sarebbero da una parte rendere più trasparente e lineare il processo di costruzione e di lettura dei provvedimenti in finanziaria e dall’altra concentrare sulla finanziaria solo le scelte rilevanti, rinviando ad altri provvedimenti quelle micro-misure che appesantiscono la discussione e l’approfondimento dei temi cui si dovrebbe dedicare maggiore tempo. Sarebbe inoltre da evitare – ed è il nostro auspicio per quest’anno- la cattiva pratica del maxi emendamento (di solito verso la metà di dicembre) che spesso stravolge i contenuti iniziali della finanziaria e rende sostanzialmente inutile il lavoro parlamentare fatto nei due mesi precedenti. E soprattutto rende impossibile alla società civile esercitare il ruolo di proposta e la partecipazione alla vita politica.
La finanziaria può essere un investimento nel futuro. Quest’anno avrebbe potuto esserlo in modo particolare. Infatti, grazie alla sostanziale riduzione del rapporto deficit/PIL –tornato nei parametri europei- alla crescita economica dell’ultimo anno e mezzo e all’aumento consistente delle entrate fiscali, ci sarebbe stato tutto lo spazio per una finanziaria che investisse nel futuro, con un piano di investimenti sociali e ambientali, nella conoscenza e nella ricerca, in un diverso modello di sviluppo. Così non è stato. Nonostante Tommaso Padoa-Schioppa abbia titolato un suo intervento su Il Sole 24 Ore: “Una finanziaria che guarda al futuro”, noi diamo un’ opposta interpretazione: per noi è una finanziaria incapace di futuro. Non c’è una direzione di marcia verso gli investimenti pubblici (se non quella del contenimento delle spese) di cui questo paese avrebbe bisogno: solo interventi in ambito sociale ed ambientale, che seppur importanti hanno un limitato impatto redistributivo e, in alcuni casi, solo un effetto una tantum. Prevale l’idea di una politica economica restrittiva che ha principalmente due punti di riferimento: il contenimento della spesa pubblica e l’obiettivo del taglio dell’imposizione fiscale. Ci sono certo alcune importanti novità: aumentano un po’ le spese sociali, c’è qualche azione di redistribuzione e soprattutto non si tagliano le spese a sanità e ad enti locali. Ma si continua, nello stesso tempo, a procedere sulla vecchia strada: si aumentano le spese militari, si tagliano le tasse alle imprese (ma non al lavoro dipendente), si sprecano soldi in inutili grandi opere, non si investe nella scuola, nell’università e nella ricerca.
Il Rapporto di Sbilanciamoci! di quest’anno dimostra che sono possibili altre scelte di politica economica, un modo diverso di utilizzare la spesa pubblica. E’ possibile usare la spesa pubblica per i diritti, l’ambiente, la pace, per uno sviluppo di qualità ed un’economia diversa. I soldi si possono trovare –utilizzando in modo diverso la leva fiscale e riducendo le spese militari- e possono essere spesi per altre finalità: per lo sviluppo sostenibile e un welfare dei diritti, per una politica economica fondata sull’equità e una nuova cooperazione internazionale. Cifre alla mano sono strade praticabili. In questi anni il mercato, le privatizzazioni, il liberismo hanno dimostrato i loro fallimenti. E’ il momento di ritornare a regole sociali nel mercato e al ruolo del “pubblico” in economia. Diritti, ambiente e pace possono essere le coordinate su cui costruire un nuovo modello di sviluppo ed un nuovo benessere per tutti in una economia di giustizia.

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