IL NODO DELLE RENDITE FINANZIARIE


di Tommaso Rondinella
Campagna Sbilanciamoci!

L’aasenza in Finanziaria dell’armonizzazione delle rendite finanziarie mantiene una struttura delle imposizioni fiscali nel nostro paese profondamente regressiva.
Attualmente il reddito da lavoro è tassato in maniera progressiva secondo gli scaglioni IRPEF (da un minimo del 23 ad un massimo del 43%), i profitti delle imprese sono tassati attorno al 31%, mentre l’imposizione sulle rendite finanziarie è solo al 12,5%. Salari, profitti e rendite rappresentano il reddito del paese, ma tra questi le rendite sono la componente che non comporta nessuna attività produttiva, nessun reale contributo alla crescita . Nella grande maggioranza dei casi si tratta di pura speculazione finanziaria sui mercati internazionali da parte di pochi ricchissimi.
Per di più l’unica eccezione alla regola, gli interessi sui depositi bancari che interessano anche il resto della popolazione, è tassata al 27%.
Si tratta quindi di un sistema iniquo, regressivo e che premia pochi ricchi speculatori.
L’armonizzazione della tassazione delle rendite al 20% è una misura necessaria, che porterebbe importanti entrate nella casse dello stato (da un minimo di 3 miliardi di euro nelle stime più prudenti fino a oltre 6 miliardi di euro!!!*) e che si caratterizza per una forte progressività. Se si va a guardare chi beneficierà e chi pagherà l’armonizzazione si stima che:

  1. le fasce più povere (il 17% della popolazione), che non detengono posizioni di rendita, non saranno toccate dalla misura;
  2. la “classe media” (il 58%), potrebbe ottenere in media un piccolo risparmiodi circa 10 euro grazie alla riduzione dal 27 al 20% dell’aliquota sui depositi
  3. i “benestanti” (il 16,5 %) pagherebbero in media 190 euro l’anno in più;
  4. la fascia più ricca (l’8% della popolazione) si troverebbe a pagare  circa 3000 euro in più, che rappresenta intorno al 6,8% del proprio reddito da capitale. Su questi ultimi bisogna ricordare che la quasi totalità delle famiglie ricche si troverebbe a pagare al massimo 1500 euro in più, se ci si limita a considerare le famiglie con meno di 5 milioni di patrimonio.

Tale misura non porterà ad una fuga di capitali visto che negli altri paesi europei le rendite sono spesso assimilate ai redditi personali, quindi progressive, o associate ad aliquote più alte (25% in Olanda, 27 in Francia, 31 in Germania, tra il 20 e il 40 nel Regno Unito.

Infine, in risposta a chi sostiene che si andrà a colpire il piccolo risparmiatore si deve ricordare che per chi detiene Bot, l’aumento di tassazione sarà di 150 euro per chi possiede 100.000 euro di titoli, non esattamente il piccolo risparmiatore.

*Giannini e Guerra, “Tutto (o quasi) quello che vorreste sapere sulla tassazione delle attività finanziarie”, LaVoce 27/03/2006
M.Tozzi, “L’aspetto quantitativo della tassazione sulle attività finanziarie”, Epsilo Officine Statistiche

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