Roma, 3 ottobre – Cosa dirà l’Italia a Washington?

Nonostante gli impegni presi nei recenti vertici dei G8 e in altre sedi istituzionali internazionali, la comunità internazionale difficilmente riuscirà a raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite entro il 2015 mentre la preoccupazione per l’avanzare del cambiamento climatico, e l’impatto di questo sui più poveri del pianeta, è sempre più forte. Una parte della responsabilità di questo insuccesso ricade anche sulla Banca Mondiale, che in questi anni ha impiegato i suoi sforzi e le risorse pubbliche a sua disposizione per far sì che venisse applicato un errato modello di sviluppo economico. Se ne discuterà il 3 ottobre a Roma, in un convegno organizzato da CRBM, FOCSIV, CISL, CINI e Lunaria. Segui questo link per scaricare il programma.

Il 2007 è l’anno in cui la profonda crisi istituzionale e di legittimità della Banca Mondiale si è palesata anche davanti agli occhi dei non addetti ai lavori in seguito allo scandalo di corruzione di cui è stato protagonista in prima persona il suo presidente, proprio durante gli scorsi incontri di primavera. Le dimissioni di Paul Wolfowitz e la nomina di un nuovo presidente, Robert Zoellick, hanno permesso alla Banca di superare un momento critico lasciando tuttavia irrisolte alcune questioni di fondo, inclusa la richiesta diffusa di una profonda riforma nelle politiche dell’istituzione ed una democratizzazione di questa.

Oltre 70 organizzazioni della società civile europea hanno sottoscritto un appello internazionale con due richieste specifiche rivolte ai governi europei, principali donatori della Banca Mondiale:

  • La Banca dovrebbe smettere immediatamente di legare i propri aiuti, prestiti per lo sviluppo e cancellazioni del debito all’applicazione di politiche economiche quali privatizzazioni, liberalizzazioni e politiche restrittive per la spesa pubblica nel settore sanitario e dell’istruzione, lasciando che i paesi riceventi siano liberi di compiere le proprie scelte.
  • La Banca dovrebbe iniziare subito a ridurre i finanziamenti e le concessioni di aiuti a operazioni di estrazione di combustibili fossili e investire ingenti risorse finanziarie nelle energie rinnovabili e nell’efficienza energetica.

Chiediamo ai governi europei di operare per una profonda riforma della Banca Mondiale nell’attuale negoziato IDA di rifinanziamento dell’istituzione, perchè la Banca diventi un’agenzia che agisca nell’interesse dei più poveri al mondo. Se la Banca non smetterà di imporre condizionalità economiche e continuerà a sostenere l’industria estrattiva, i governi europei dovrebbero considerare seriamente di tagliare i propri finanziamenti per destinarli invece ad altri meccanismi di finanziamento per lo sviluppo che rispettino la sovranità dei paesi beneficiari e adottino le politiche necessarie a prevenire il cambiamento climatico.

La Banca Mondiale è la più grande banca multilaterale per lo sviluppo finanziata dal governo italiano. Il suo mandato la impegna a trovare finanziamenti e soluzioni per la lotta alla povertà e il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite (MDGs).

Nonostante gli impegni presi nei recenti vertici dei G8 e in altre sedi istituzionali internazionali, la comunità internazionale difficilmente riuscirà a raggiungere gli MDGs entro il 2015 mentre la preoccupazione per l’avanzare del cambiamento climatico, e l’impatto di questo sui più poveri del pianeta, è sempre più forte. Una parte della responsabilità di questo insuccesso ricade anche sulla Banca Mondiale, che in questi anni ha impiegato i suoi sforzi e le risorse pubbliche a sua disposizione per far sì che venisse applicato un errato modello di sviluppo economico, che ha indebolito la capacità dei paesi più poveri di definire le proprie priorità di sviluppo, contribuendo talvolta a peggiorare situazioni di povertà e degrado ambientale in numerose tra le realtà più indigenti del pianeta.

L’emergenza climatica e l’aggravarsi delle condizioni generali di vita tra la maggioranza della popolazione mondiale collegata all’imposizione di politiche economiche che vanno spesso a discapito dei più poveri impone una riflessione oggi su quale deve essere il ruolo della più grande istituzione multilaterale per lo sviluppo.

Alla vigilia dei prossimi incontri Annuali della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, previsti dal 20 al 22 ottobre 2007 a Washington, le organizzazioni della società civile italiana che hanno sottoscritto l’appello europeo “Basta Aiuti Contro i Poveri” invitano il governo a un confronto pubblico su due delle questioni centrali alle politiche dell’istituzione: l’impatto negativo delle politiche di privatizzazione e liberalizzazione imposte ai paesi più poveri e il reiterato sostegno a progetti di sfruttamento dei combustibili fossili che contribuiscono al cambiamento climatico.

Invitiamo il governo italiano, i rappresentanti delle commissioni esteri, ambiente e attività produttive della Camera e del Senato, i rappresentanti di tutte le forze politiche, i sindacati, gruppi religiosi e organizzazioni della società civile italiana a un confronto aperto su queste questioni

Segui questo link per scaricare il programma

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