07/09/2007 – ControCernobbio 2007 – Dal Veneto alla Val di Susa contro l’assurdo delle grandi opere


Comunità locali a confronto al Forum "L’impresa di un’economia diversa"
Lenzi, WWF: "Il clientelismo prevale ancora sulla logica"

Cinque anni fa a Bagnoli, oggi a Marghera. Dalla prima edizione a quella più recente, che si svolge dal 6 al 9 settembre, La Campagna Sbilanciamoci! continua a scegliere come sede per il proprio Forum i luoghi simbolo di un modello di sviluppo economico superato. Ieri, giornata di apertura, tema centrale di discussione è stato proprio quello delle grandi infrastrutture calate dall’alto e dei movimenti popolari di opposizione che hanno suscitato.

Dopo i saluti del sindaco di Venezia Massimo Cacciari, del Vicepresidente della Provincia Andrea Ferrazzi e del Presidente della Municipalità di Marghera Renato Panciera, è intervenuto sul tema Giulio Marcon, Portavoce della Campagna Sbilanciamoci!: "Qui come a Bagnoli – ha detto Marcon – si è scelto di mettere l’industria davanti alla natura. Noi vogliamo essere i promotori di un’economia diversa che parte dal basso e che non sfrutta i luoghi depauperandoli, in una prospettiva di apertura e di valorizzazione delle identità locali. Anche noi vogliamo le opere, ma non quelle che devastano; meglio le piccole, ispirate ad un modello di sviluppo sostenibile e che rispondano ad una reale esigenza dei cittadini".

Sulla questione del Petrolchimico di Marghera Gianfranco Bettin, autore di "Petrolkiller", ha parlato della "percezione della catastrofe" nell’escalation delle grandi opere che devastano il territorio. "A Porto Marghera in una prima fase si percepiva il problema della sicurezza sul luogo di lavoro, poi si è capito l’ampiezza della questione che riguarda la salute di ogni famiglia. Adesso siamo già dentro la catastrofe, che è in atto e si produce in forme differenziate. Per questo il tema degli stili di vita ordinari è importante quanto cambiare i sistemi di produzione industriale e i processi più alti. Fare la spesa è importante come cambiare i processi produttivi di Marghera".

Olol Jackson, del movimento vicentino contro l’ampliamento della base "Dal Molin", ha spiegato il successo dei movimenti locali come strumento di partecipazione politica, "al di fuori degli argini partitici, sulle questioni che toccano direttamente i cittadini. Se quella del "No Dal Molin" fosse una battaglia dell’ultrasinistra – conclude – noi non ne staremmo parlando in termini così importanti".

A Venezia esiste anche il comitato che si oppone al Mose. Un suo rappresentante, Stefano Micheletti, ha denunciato in proposito l’oscuramento e le bugie degli organi di stampa: "Non è affatto vero che con il Mose siamo a buon punto, come dicono i giornali – ha detto – non siamo ad un terzo dei lavori ma solo ad un terzo dei finanziamenti. Per questo diciamo con forza che il Mose si può ancora fermare. Da noi la percezione della catastrofe – prosegue Micheletti – quasi non c’è, dato che la devastazione è alle bocche di porto e la gente non la vede e non la sente direttamente. Il problema è che il Mose sarà probabilmente apripista per tutta un’altra serie di grandi opere ulteriori nella zona: il tunnel dei petroli, l’ampliamento dell’aeroporto, Veneto City".

Molti punti in comune alle questioni venete ha la battaglia contro la Tav in Val di Susa, dove – spiega Roberto Canu del Movimento No Tav e Assessore alla Cultura del Comune di Bardonecchia – "la questione è vissuta davvero come concreta e la mobilitazione è naturale". Secondo Stefano Lenzi del Wwf: "Per la Tav, come per le altre opere, emergono dal punto di vista tecnico una miriade di irragionevolezze mosse da un dirigismo clientelare. Questo sacrifica le norme e mortifica le forme di partecipazione democratica". La conclusione di Riccardo Petrella, del Contratto Mondiale sull’acqua, è laconica: "Non è possibile intraprendere un dibattito tecnico con la politica, perché la politica considera le questioni tecniche inarrivabili per i cittadini".

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