MULTILATERALE SENZA MULTILATERALISMO. IL LIBRO BIANCO 2007


di Tommaso Rondinella

La cooperazione allo sviluppo in Italia ha urgente bisogno di una linea politica. Il nuovo Governo, in particolare con la viceministra Sentinelli, sta iniziando a ridefinire delle strategie d’azione ma il cammino è solo all’inizio. La cooperazione italiana è ancora fuori controllo, i fondi sono altamente insufficienti a rendere presentabile nelle sedi internazionali una delle più grandi economie del monndo, e quei pochi soldi che ci sono vengono dati alle organizzazioni internazionali – ONU, Banca Mondiale, Unione Europea – perché le strutture del Ministero degli Esteri sono talmente arrugginite da non essere in grado di spendere i pochi spiccioli che gli vengono assegnati. Chi fa cooperazione in Italia attualmente non è quindi, come si penserebbe, il ministero degli Esteri, bensì il Tesoro.
È quanto emerge dal “Libro Bianco sulle Politiche Pubbliche di Cooperazione allo Sviluppo “ presentato dalla Campagna Sbilanciamoci!. Alla presentazione erano presenti, oltre alla gran parte delle organizzazioni della società civile che si occupano di cooperazione e ad alcuni parlamentari, la viceministra Patrizia Sentinelli, il sottosegretario all’Economia Paolo Cento e il relatore della legge di riforma della cooperazione presentata in Senato Giorgio Tonini.
L’Italia è agli ultimi posti in quanto a generosità nei confronti dei paesi in via di sviluppo. Gli impegni presi in tante sedi internazionali sono stati ad oggi disattesi. L’obiettivo dello 0,70% del Pil dedicato agli aiuti è lontanissimo. Lontano è anche l’obiettivo per il 2006 dello 0,33% per il 2006. L’anno scorso infatti non siamo andati oltre lo 0,20%. peggio di noi solo Grecia e Stati Uniti (che però sono il maggiore donatore in termini assoluti). La situazione sembra però in miglioramento, “un successo anche grazie all’attività costante degli attori sociali, della società civile” per Patrizia Sentinelli. Non era infatti facile ottenere due pagine del DPEF dedicate alla cooperazione internazionale. Lì il Governo prevede una road map per il raggiungimento degli obiettivi finanziari per i prossimi tre anni e definisce gli impegni presi nelle sedi internazionali come prioritari al momento di discutere la legge Finanziaria. Sono segnali che fanno ben sperare, scritti nero su bianco, benchè già in passato i propositi del DPEF siano stati disattesi.
La Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo (DGCS) è però in una crisi da cui sembra non poter uscire, “una macchina che non cammina” nelle parole della Sentinelli, e che solo una “scrollata” forte come l’istituzione di un’agenzia – prevista dalla legge delega di riforma in discussione al Senato – può sperare di migliorare la situazione.
La legge prevede anche l’unitarietà delle decisioni in capo al ministero degli Esteri. Questo porterebbe ad una più chiara direzione politica e strategica della cooperazione italiana. Il 76 % dell’APS è infatti gestito dal Ministero del Tesoro che si limita a erogare i contributi alle organizzazioni internazionali senza porsi il problema di come verranno utilizzati.
Un “multilaterale senza multilateralismo”, così Sbilanciamoci! descrive la strategia di cooperazione italiana. Spendiamo (relativamente) un sacco di soldi in contributi alle organizzazioni internazionali ma siamo puntualmente assenti dalle grandi discussioni sulle priorità e sulla governance di tali organismi. Incapaci di fare cooperazione da soli, ci rifugiamo nel multilaterale il cui supposto prestigio ci mette al riparo dalle accuse di clientelismo e inefficienza.
Clientelismo che si scopre invece andando a “spulciare” i dati del multilaterale. Vengono finanziate come fossero agenzie dell’ONU, la Federici SpA o l’IMG, italianissime. Quest’ultima già al centro di tante polemiche per i suoi legami con l’ex direttore generale Deodato, per la gestione dell’ospedale Avamposto 55 in Darfur e per essersi vista assegnare i soldi che sarebbero dovuti andare a UNDP e FAO provocando l’intervento dello stesso Kofi Annan.
L’analisi dei dati è particolarmente difficoltosa per la cronica mancanza di informazioni. Lo stesso MAE non dispone di un quadro chiaro della situazione e si trova nella completa impossibilità di fare qualsiasi tipo di programmazione. Da una situazione di questo tipo, con i dati fuori controllo può passare qualsiasi cosa, come ad esempio che parte dei sodi usati per costruire e gestire i CPT, luoghi di violazione dei diritti umani, siano poi contabilizzati come Aiuto Pubblico Allo Sviluppo.

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1 commento per “MULTILATERALE SENZA MULTILATERALISMO. IL LIBRO BIANCO 2007”

  1. Xannon scrive:

    I could watch Scidhnelr’s List and still be happy after reading this.

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